Scafati. I bandi indetti dal Comune, l’Antimafia torna a Palazzo Mayer e nella sede di via Diaz

Scritto da , 9 febbraio 2016
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SCAFATI. Nuova visita dell’Antimafia al Comune. Stavolta nel mirino gli uffici di via Diaz e di Palazzo Mayer. In via Diaz, nell’ex manifattura dei tabacchi, sono conservati i documenti delle gare e degli appalti comunali finiti nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia già lo scorso 18 settembre. Gli inquirenti hanno trascorso circa due ore negli uffici comunali di via Diaz e poco più di un’ora a Palazzo Mayer. Dunque ancora la presenza dell’antimafia, stavolta anche  per le gare del 2008, per un’indagine che sta continuando ad acquisire gli atti utili allo scopo: chiudere al più presto l’inchiesta che sta letteralmente mettendo in ginocchio ogni attività amministrativa degli ultimi tempi. Nei giorni scorsi, in particolare il primo di febbraio, la Dia aveva fatto visita alla struttura di via Diaz ma, ben presto l’inchiesta sugli affidamenti pubblici si era estesa anche al settore della polizia municipale. Per ben tre giorni infatti, gli uomini della procura, la Guardia di Finanza di Scafati e infine la Dia, avevano iniziato ad acquisire documentazioni anche dagli uffici di via Pietro Melchiade, nel comando dei vigili urbani. In settimana il tenente dei carabinieri, capo della sezione Aps, Letterio Romeo, aveva ispezionato nuovamente alcuni atti pubblici che riguardavano in particolare : l’affidamento del servizio di pubblica illuminazione, la riqualificazione del quartiere San Pietro, gli ultimissimi appalti del Piu Europa e la documentazione dei lavori per la sistemazione dei marciapiedi di via Santa Maria la Carità, il cui direttore tecnico, ricordiamo,  è stato arrestato con l’accusa di essere un architetto di massima fiducia del clan dei casalesi.
Le indagini si starebbero spostando a ritroso al fine di comparare negli anni, a partire dal 2008, se ci siano collegamenti tra le ditte partecipanti e vincenti nei lavori pubblici realizzati a Scafati. Inoltre anche gli affidamenti diretti senza gara e le procedure negoziate sono sotto osservazione, gli inquirenti faranno un confronto tra i partecipanti invitati alle varie procedure negoziate. Si ipotizza che possano essere sempre le stesse ditte o riconducibili sempre alle stesse persone. Si prospetta ancora lungo, faticoso e meticoloso il lavoro degli uomini della Direzione Investigativa Antimafia.
Un dato è certo : l’andirivieni dell’antimafia nei vari uffici  mette sotto pressioni sia i dipendenti che i dirigenti, non è semplice per loro lavorare in talune condizioni. Le visite della settimana scorsa, con la presenza per ben tre giorni delle forze dell’ordine, sia al comando di polizia municipale che in via Diaz, testimoniano che le indagini stanno prendendo una svolta.
Tutto era iniziato quando lo scorso 18 settembre l’Antimafia aveva dato il via alle perquisizioni a casa del sindaco Pasquale Aliberti, di sua moglie Monica Paolino, di suo fratello Nello Aliberti, dello staffista Giovanni Cozzolino e della segretaria casertana Immacolata Di Saia. I reati ipotizzati dall’Antimafia, con l’inchiesta in capo al pm Montemurro, sono di voto di scambio politico mafioso, associazione per delinquere e abuso d’ufficio – a vario titolo. Da allora tanto silenzio, ma anche tanto lavoro da parte degli inquirenti che in questo periodo hanno ascoltato decine di persone informate sui fatti, chissà che da questi interrogatori non siano emerse indicazioni utili sulle quali puntare le indagini.

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