Scafati. Fondi Piu Europa, è scontro: “potevano adeguare le scuole”

Scritto da , 2 settembre 2016
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Di Adriano Falanga

“Non si può sempre dire la prima cosa che passa per la testa e far credere che si tratti di verità. L’adeguamento sismico delle scuole (a Scafati e nelle città che hanno beneficiato del PIU EUROPA) era possibile con i fondi del programma PIU’ EUROPA”. Insiste il professor Russo, dopo che il primo cittadino ha specificato che la destinazione dei fondi Piu Europa erano vincolati alla sola riqualificazione urbana, non potendo essere destinati all’adeguamento antisismico degli immobili pubblici. Mancano due settimane all’inizio dell’anno scolastico e, sull’onda emozionale conseguente al sisma del centro Italia, tiene ancora banco la discussione sulla sicurezza degli edifici scolastici scolastici scafatesi. L’amministrazione guidata da Pasquale Aliberti ha investito, negli ultimi anni, circa 40 milioni di euro di fondi Piu Europa, destinati alla riqualificazione urbana. Soldi spesi in gran parte per la manutenzione stradale, e per nuove infrastrutture, tra cui diverse piazzette e il centro sociale di San Pietro. A sollevare la questione il professor Gianpiero Russo, docente di ingegneria geotecnica alla Federico II di Napoli. “I circa 15 milioni di euro del Piu’ Europa spesi per rifare asfalti e marciapiedi in giro sarebbero stati più che sufficienti per adeguare forse l’intero patrimonio edilizio scolastico scafatese. Queste sono scelte politiche però. E la politica che ci ha amministrato ha scelto diversamente” ha puntualizzato Russo. Non è mancata la replica del primo cittadino: “I fondi utilizzati fino ad oggi per le opere pubbliche erano destinati alla riqualificazione urbana così come prevedeva il PIU EUROPA.  Per la programmazione 2014-2020 potrebbe essere buona cosa prevedere nei bandi fondi che vadano in questa direzione”. Un botta e risposta non di poco conto, perché è vero che creare allarmismi è rischioso e strumentale, ma lo è anche fornire informazioni volutamente errate. A Scafati si è voluto semplicemente puntare ad altre opere, scelte legittime di chi amministra la città, e questa amministrazione non ha ritenuto opportuno investire nell’adeguamento antisismico delle scuole, nonostante uno studio commissionato dal Comune nel 2011 ha chiaramente evidenziato l’alta vulnerabilità di cinque plessi scolastici, come lo stesso Aliberti ha ammesso. Queste strutture sono l’istituto Tommaso Anardi, il plesso Tenente Iorio, le medie Samuele Falco di San Pietro, il plesso di Mariconda e un comparto del plesso di via Genova. Va detto anche che molte di queste strutture erano già presenti quando ci fu il terremoto nel 1980, senza subire importanti danni strutturali. “Il Piu Europa era vincolato” sbotta Aliberti, smentisce invece Russo, che sulla sua pagina Facebook pubblica uno stralcio delle linee guida regionali sulla destinazione di questi fondi. Tra le tipologie di intervento previste per il miglioramento delle condizioni di benessere dell’abitare in città vi è chiaramente indicato anche “l’adeguamento degli edifici alla normativa vigente per la sicurezza statica, sismica, anticendio”. Non era certamente una scelta obbligata da parte di Palazzo Mayer, ma sostenere il contrario appare pretestuoso. Polemizzano anche gli attivisti di Scafati in Movimento: “Il sindaco lo dica chiaramente che ha usato i fondi Piu Europa per costruire il consenso elettorale e far rieleggere la moglie Monica Paolino in Regione. Nessuno lo obbligava a dedicare parte di quei fondi alla sicurezza degli edifici pubblici. Del resto, anche la ristrutturazione di Palazzo Mayer è stata stralciata e i fondi destinati all’asfalto. Non vogliamo certo fare sciacallaggio politico sui morti del centro Italia, ma è purtroppo da vicende come queste che nascono certe riflessioni”. Secondo i penta stellati: “bisogna dirlo alla città che il Comune fin dal 2011 sapeva quali strutture avrebbero necessitato di importante manutenzione, ma ha trascurato lo studio che lo stesso ha commissionato per censire i propri edifici pubblici. Una cosa è non sapere, un’altra è sapere e far finta di niente, e peggio ancora, negare di averlo potuto fare”. Infine la stoccata: “del resto, che fine ha fatto questo studio? Perché non pubblicarlo, nel nome della trasparenza, sul sito del Comune? E perché i nomi degli edifici sono stati resi noti dalla stampa e non dal sindaco?”.

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