Scafati. Fiume Sarno, allarme cromo e mercurio, scatta il divieto per l’uso assoluto delle acque.

Scritto da , 13 luglio 2017

Di Adriano Falanga

E’ allarme inquinamento per il fiume Sarno, e questa volta sotto accusa non sono le industrie conserviere. Curiosamente, il picco massimo di inquinamento delle acque del Sarno si registra nel momento in cui la sua trasparenza è pressoché totale. Acque limpide, ma assolutamente nocive. E a far paura non sono solo i reflui della rete fognaria, bensì sostanze chimiche che contaminano pericolosamente il corso d’acqua. Sostanze che rischiano di compromettere seriamente la salute pubblica qualora finissero a contatto con le tante colture che costeggiano il letto del fiume. Soprattutto a Scafati. A lanciare l’allarme è l’Arpa Campania a seguito di prelievi per l’analisi a campione della qualità delle acque del Sarno. Nel corso dei controlli del mese di giungo sono emerse concentrazioni di cromo e mercurio potenzialmente superiori agli standard di qualità ambientale ammessi. Il Dipartimento di Prevenzione- Igiene e Sanità Pubblica della Asl Salerno ha così sollecitato il Comune di Scafati ad emettere ordinanza per impedire l’utilizzo “a qualsiasi scopo” delle acque contaminate, compresi gli usi irrigui e zootencici. Il divieto vale lungo l’intero attraversamento del territorio comunale. Non solo, stop anche all’approvvigionamento ed utilizzo pure dei pozzi privati, autorizzati e non, insistenti lungo lo stesso tratto, eventualmente alimentati dalle acque del Sarno. La commissione straordinaria ha prontamente recepito e disposto, dal 10 luglio, l’ordinanza nella quale si fa divieto assoluto all’utilizzo, per qualsiasi fine, delle acque del Sarno, nonché dell’uso dei pozzi adiacenti l’intero tratto del corso d’acqua. Insomma, in tempi di siccità chi magari aveva pensato di attingere dal Sarno o da pozzi “compromessi” per irrigare le proprie colture, è avvertito: quest’acqua è tossica. Le campionature sono state effettuate lungo il tratto che va da San Pietro-Via Lo Porto a via Fosso Dei Bagni. Un’area vasta e quasi interamente dedita all’agricoltura. Altro che acque cristalline, il Sarno è ancora contaminato nella misura tale da essere un pericolo per la salute pubblica e soprattutto per il comparto zootecnico e agricolo, che pure è florido sulle sue sponde. Tutto questo senza neanche considerare la puzza che accompagna le afose serate estive degli scafatesi, a partire dal mese di Agosto, quando inizia la stagione conserviera. Il Sarno fa già paura oggi.

GOLETTA LEGAMBIENTE: è ancora record inquinamento. Ecco dove

Numerosi gli interventi che negli ultimi anni hanno mitigato il rischio ambientale legato all’inquinamento del fiume Sarno, ma nonostante questi oggi non sia più considerato il più inquinato d’Europa, l’allarme sullo stato di salute delle sue acque è sempre alto. Lo sostiene Legambiente nel suo ultimo studio Goletta del Fiume Sarno fatto ad Agosto 2016. A dispetto degli interventi realizzati nel corso degli ultimi anni la situazione resta ancora difficile: la metà dei punti campionati presenta criticità e l’80% dei campionamenti lungo canali e corsi secondari presenta livelli di inquinanti considerevoli. Tra il 22 ed il 25 agosto sono stati effettuati 21 prelievi all’interno del bacino del Sarno, tanto lungo il corso principale che lungo gli affluenti Cavaiola, Laura e Solofrana. Tra gli inquinanti sono stati rilevati ammoniaca, azoto, fosforo, nitrati. Le acque analizzate, prelevate principalmente in canali di bonifica che nascevano per il drenaggio e per l’irrigazione, risultano essere “lontane dagli standard di qualità per un loro possibile riutilizzo”. Scarichi abusivi, sversamento di acque utilizzate per l’irrigazione con alte concentrazioni di fertilizzanti e pesticidi e, soprattutto, un sistema di depurazione assolutamente inadeguato alle reali necessità. Sono queste, per Legambiente, le principali cause del persistente inquinamento del bacino del fiume Sarno. E nel 2015 il servizio di depurazione copriva appena il 45% del carico inquinante che arriva dal territorio. Scafati, attualmente interessata dai lavori per la nuova rete fognaria, è inserito in questo elenco. Nel dettaglio, questi i risultati dei prelievi effettuati da Goletta Del Sarno: Via Nuova San Marzano, concentrazione di ammoniaca oltre soglia “probabilmente a causa di scarichi provenienti dall’edificato dei comuni circostanti”. Vicinale Melito: ammoniaca e azoto oltre soglia; Via G. Oberdan: ammoniaca oltre soglia; via Ripuaria (confine con Pompei): Azoto altissimo; Canale San Tommaso (via Palmentelle, tra Angri e Scafati): Azoto oltre i 40,3 mg/l sui 15 ammessi. Si legge nel dossier di Legambiente “Ed è proprio il San Tommaso ad apportare un carico idrico e inquinante rilevante al Mariconda, prima dell’immissione nel Sarno. Nel giorno del campionamento le acque si presentavano infatti, in entrambi i casi, molto torbide e maleodoranti, con presenza di sostanze chimiche riscontrabile già all’analisi olfattiva. Il San Tommaso riceve, legalmente, le acque reflue della rete fognaria di Angri. Ma forse ad ammazzarlo sono principalmente gli scarichi abusivi ed agricoli, pieni di fertilizzanti e altre sostanze chimiche.

SARNO E PARKINSON

Il morbo di Parkinson può essere una patologia la cui incidenza territoriale potrebbe essere correlata al fiume Sarno inquinato? La Commissione parlamentare d’inchiesta del 2006 ha ritenne necessario uno studio completo sulla base di alcune considerazioni: tra le cause scatenanti il morbo di Parkinson vi sono l’alimentazione e le cause ambientali esterne. E’ dimostrata una maggiore diffusione della malattia in campagna, probabilmente a causa dell’esteso ricorso a erbicidi e diserbanti. “Dai dati forniti dal Centro Ricerche sulla Psichiatria e le Scienze Umane di Nocera Inferiore, si evince che diversi giovani di età compresa fra i 17 e 30 anni con sintomi del morbo di Parkinson, sono stati tutti inviati alla struttura di Neurofisiologia del DSM dell’Asl Sa 1, e che – si legge nella relazione parlamentare – tutti questi pazienti provengono da Scafati e dintorni”. Un allarme non di poco conto, quello lanciato dai senatori nel 2006. “In conclusione si ritiene che possa esservi un rischio salute per l’inquinamento del fiume Sarno, per cui sarebbe utile e necessario – scrive la commissione – uno studio epidemiologico approfondito. Lo studio potrà rilevare l’incidenza delle patologie tramite interviste porta a porta, l’incidenza tramite indagini nei presidi ospedalieri, l’analisi dei dati riguardanti l’inquinamento del fiume per verificare la presenza di sostanze tossiche che possono essere fattori importanti delle patologie. Occorre pertanto un organismo che coordini le varie fasi, ne sintetizzi i risultati per programmare tutti gli interventi da porre in essere e risponda di tutto quanto prodotto e del risultato finale, che deve essere il risanamento del Sarno e la piena tutela della salute della popolazione interessata”, così concludeva la relazione parlamentare nel 2006. Un suggerimento mai concretizzato però, e pure il Registro Dei Tumori di Salerno è fermo all’aggiornamento ufficiale dei dati del 2009.

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