Scafati. Finalmente spuntano i debiti Pip. Decise le misure del piano di rientro

Scritto da , 19 maggio 2017
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Di Adriano Falanga

Cresce l’importo del disavanzo di amministrazione, che ha costretto Palazzo Mayer a ricorrere al piano di riequilibrio, cercando di scongiurare lo spettro del dissesto. In realtà, a conti e dati fatti, il piano di riequilibrio predisposto dal sovraordinato prefettizio Valentino Antonetti comporta misure di rientro del debito tipiche di quelle imposte da una situazione di dissesto. A mancare è la dichiarazione, sono però presenti debiti e misure restrittive. Da un riaccertamento della situazione contabile, complici anche (come da anni andiamo scrivendo) i debiti emersi (finalmente) dalla mancata partenza dei Pip, il disavanzo sale da 31 a scarsi 33 milioni di euro. Nel totale, i debiti che il Comune di Scafati ha accumulato per espropri non pagati e acconti dagli imprenditori non restituiti, ammontano ad oggi a circa 10,5 milioni di euro. Il 2 maggio in Comune sono state consegnate da parte di un legale, sentenze esecutive relative agli anni 2014-2015-2016, che avevano ad oggetto la condanna del comune di Scafati a di Agro Invest al pagamento di 5 milioni di euro. Secondo il responsabile dell’area Pip, i possibili debiti relativi a sentenze non ancora notificate ammontano a circa 5,5 milioni di euro. Non solo, secondo i tecnici di palazzo Mayer esiste anche la <<concreta possibilità dell’attivazione di un contenzioso da parte dell’Agenzia per lo Sviluppo del sistema Territoriale della Valle del Sarno (Ex Agroinvest) in quanto ha agito in nome e per conto del Comune di Scafati, che è lo stesso beneficiario dell’attività svolta, oltre ad essere diventato proprietario dei terreni espropriati>>, oltre il danno anche la beffa quindi. Un probabile contenzioso stimato in circa 685 mila euro, che viene iscritto al fondo passività potenziali. La situazione debitoria del Comune di Scafati relativa ai contenziosi Pip viene denunciata da Cronache da almeno due anni. Cifre però mai iscritte a bilancio e mai divulgate. Oggi viene presentato il conto, e a pagarlo saranno gli scafatesi, che non solo non avranno l’area industriale (o meglio, resta la sola Helios) ma dovranno anche pagare i debiti contratti e i contenziosi derivanti. Secondo l’ex sindaco Pasquale Aliberti, la colpa affonda nelle amministrazioni passate. <<Le attuali responsabilità sarebbero comunque di chi ha voluto il Pip e non paga la Tarsu: è chiaro alla opposizione?>> scrive Aliberti in rete, che poi svela <<era fine gennaio quando il Capo Ufficio Ragioneria (Giacomo Cacchione, ndr) scriveva al commissario “…risulta un saldo di cassa pari a zero, nonostante il mancato incasso della Tari e ulteriori crediti che vantiamo dalla Regione. Una situazione finanziaria di gran lunga migliore degli anni passati che addirittura ci consente di rientrare dal deficit strutturale. Unica nota negativa il mancato pagamento degli espropri del PIP”>>. E così, dal deficit strutturale del 2015 siamo arrivati al disavanzo di amministrazione. <<I problemi restano due: mancato pagamento degli espropri fatti dalla sinistra più di dieci anni fa e mancato incasso dei ruoli Tarsu che addirittura non sono stati mai pagati neppure da un consigliere comunale – prosegue Aliberti – Dalla relazione di gennaio ad oggi cosa è successo nell’ufficio Ragioneria? A chi giova tutto questo?>>. L’ex primo cittadino promette un’interrogazione parlamentare al Ministro delle Finanze.

LE MISURE PREVISTE DAL PIANO DI RIENTRO

1-triadeL’art. 188 del decreto legislativo n. 267 del 2000 indica le azioni che gli enti locali devono intraprendere per fronteggiare una situazione di per sé negativa che impone quindi immediatamente il ripristino del pareggio finanziario. Per il ripristino o ripiano è possibile: l’utilizzo, per l’anno in corso e per i 2 successivi, di tutte le entrate e le disponibilità, ad eccezione di quelle provenienti dall’assunzione di prestiti e di quelle aventi specifica destinazione per legge; l’utilizzo dei proventi derivanti da alienazione dei beni patrimoniali disponibili. In presenza di disavanzo d’amministrazione ogni risorsa deve essere impiegata nell’operazione di risanamento, tant’è che la legge stabilisce il divieto assoluto di assumere impegni di spesa e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge (sono fatte salve le spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi) per cui ogni atto adottato in difformità dalla prescrizione è da ritenersi nullo. Solo dopo l’adozione del provvedimento di ripiano del disavanzo d’amministrazione il divieto viene meno. La commissione, sotto la supervisione e parere positivo del dottor Valentino Antonetti, sovraordinato dalla Prefettura di Salerno a tutela dei conti dell’Ente, ha già approvato e predisposto la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. Palazzo Mayer è chiamato a ridurre le spese per il personale, attraverso l’eliminazione dei fondi per il finanziamento dei salari accessori. Entro tre anni dovrà ridurre di almeno il 10% la spesa per l’acquisto di beni e prestazioni servizi (ad esclusione di quelli essenziali, come illuminazione e raccolta rifiuti). Entro cinque anni dovrà ridurre di almeno un 25% per la spesa per i trasferimenti. Blocco dell’indebitamento, niente stipula di mutui quindi. Per gli scafatesi continuano i tempi di vacche magre. La cinghia è sempre più stretta.

PRELIEVO TRIBUTARIO PRO CAPITE DI 548 euro

2-tasseResta stabile la spesa corrente, come è stabile anche l’importo (comunque alto) che ogni singolo scafatese paga in media di tributi. Secondo la relazione presentata dall’Area finanziaria guidata dal dottor Giacomo Cacchione, resta stabile l’indice della spesa corrente pro capite, dai 1.025 euro del 2014, passando per gli 802 del 2015, si arriva nel 2016 a 772 euro. La spesa corrente è la spesa che l’ente sostiene per l’ordinaria gestione, rapportata al numero di abitanti. Tra le voci troviamo la retribuzione del personale, le indennità di missione, l’acquisto dei beni di consumo per la gestione ordinaria, e le spese per le utenze quali corrente elettrica, acqua. Il costo del personale è di 8,2 milioni di euro, ed incide per il 21% sull’intera voce di spesa corrente. L’indice di pressione tributaria (cioè il prelievo tributario dell’ente sul singolo cittadino) è pari ad euro 548, in leggero aumento rispetto all’anno scorso (543 euro). Un altro dato importante che emerge dagli indicatori finanziari allegati al bilancio, è l’assenza di intervento regionale, o meglio, dalla Regione Campania nel 2016 non sono arrivati trasferimenti, mentre lo Stato centrale ha girato 12,2 milioni di euro (pari al 29,45% del totale delle entrate correnti) pari a 241 euro per ogni cittadino scafatese. Neonati compresi.

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