Scafati. Fallimento Scafati Sviluppo, il giallo da chiarire

Scritto da , 11 febbraio 2017

Di Adriano Falanga

“Questa vicenda rappresenta l’ennesima maceria lasciata dall’ex Sindaco. Chiediamo con immediatezza l’azzeramento dei vertici della Società. Va comunicata alla citta la reale situazione della Scafati Sviluppo con una nuova programmazione. Per gestire tale fase occorrono le professionalità adeguate”. Mario Santocchio commenta così la difficile, se non citica, situazione finanziaria della Scafati Sviluppo, la società di trasformazione urbana di proprietà del comune di Scafati, sull’orlo del fallimento. Nata per gestire l’area dove una volta prosperava la Alcatel Cavi, dopo la parentesi truffaldina della Copmes, la Stu doveva portare a termine il progetto di riqualificazione industriale. Lavoro, sviluppo, nuove opportunità erano gli obiettivi, ridotti oggi a debiti, mistero e insolvenza. Finirà davanti ad un giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Nocera Inferiore il 16 marzo prossimo, la società attualmente amministrata da Mario Ametrano con presidente cda Alfonso Di Massa. Entrambi noti esponenti politici con un passato istituzionale, entrambi voluti da Pasquale Aliberti. “Le parole devono essere discontinuità, competenza e trasparenza – prosegue Santocchio – i commissari straordinari certamente ne terranno conto. Non bisogna lasciar fallire la società, sarebbe l’ennesimo schiaffo agli scafatesi e alla città”. Dai vertici aziendali non trapela nulla, tutto è strettamente “secretato”. Voci parlano però di un progetto in stallo, con l’impresa costruttrice, la Viro costruzioni, ferma con i lavori. I capannoni dell’unico blocco realizzato (lotto C) sono stati venduti ma le risorse realizzate non coprono i debiti accumulati e il cda non ha trovato un istituto che finanzi il resto dell’opera. La copertura finanziaria del progetto è subordinata alla realizzazione dell’intera opera, solo con la sua conclusione potranno essere pagate le enormi spese di gestione della società, che costa oggi qualcosa come circa 80 mila euro l’anno. Di fatto l’iniziativa è fallita. Con il fallimento e le conseguenti revocatorie, resteranno solo le macerie. La BNL, erogatrice del mutuo, non finanzia il resto dell’intervento.

copmes4Tempo fa revocarono parzialmente il mutuo concesso, questo perché una clausola prevedeva che tutta la superficie doveva essere stata compromessa in vendita. Non è andata così, il lotto originario di circa 30 mila mq è stato ridimensionato a circa 18 mila. Di fatto è stato consegnato il solo lotto C: 9 capannoni da 250 mq l’uno. Resta da completare il lotto B: 14 capannoni da 500 mq. Mentre il lotto A, 10 mila metri quadri, è stato posticipato a data da destinarsi, uscendo di fatto dal finanziamento concesso dalla banca. Resta in piedi l’ipoteca bancaria su circa 90 mila mq di superficie, a fronte dei 130 mila totali. Il suolo rappresenta l’unico bene che possiede la Scafati Sviluppo, e che, in caso di fallimento, potrebbe concretamente andare perduto. “Scafati Sviluppo deve cedere al Comune circa 4-5 mila mq di area di parcheggio che deve essere pubblica – aggiunge ancora Santocchio – Non c’è la copertura finanziaria dell’opera perché nelle more la Banca visti i risultati ha ridotto i finanziamenti da 10 milioni di euro a 4 milioni. Bisogna ancora tenere conto che il Comune di Scafati ha fatto alla Scafati Sviluppo finanziamenti gratuiti per circa 1,1 milioni di euro. Contributi illegittimi perché in contrasto con la normativa vigente”. L’unica possibilità di guadagno per la Scafati Sviluppo poteva essere la gestione dei servizi interni all’area, quale la sorveglianza, la pulizia, la aree comuni. Eppure la società paradossalmente si è tenuta fuori, affidando la gestione dei servizi interna al consorzio Conin 2000. Una convenzione dai margini non del tutto chiari, e su cui starebbe indagando la dda di Salerno.

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