Scafati. Fallimento Scafati Sviluppo, a breve l’adunanza dei creditori. Il punto

Scritto da , 5 ottobre 2017

Di Adriano Falanga

Si terrà martedi 10 ottobre l’adunanza dei creditori per l’esame dello stato del passivo della Scafati Sviluppo spa, la società di trasformazione urbana di proprietà del Comune di Scafati, dichiarata fallita il 13 aprile dal Tribunale fallimentare di Nocera Inferiore. Ad essere stato dichiarato fallito è l’ex cda presieduto da Alfonso Di Massa con A.D. Mario Ametrano. Nominato giudice delegato il dottor Mario Fucito, curatori fallimentari gli avvocati Bruno Meoli di Avellino e il dottor Giovanni Faggiano di Nocera Inferiore. Il cda, dietro autorizzazione della commissione straordinaria, ha depositato ricorso avverso la sentenza di scioglimento. Non è mai stato dato sapere però i motivi per cui la società non avrebbe dovuto chiudere i battenti, mentre sono invece note le motivazioni che hanno comportato all’estrema soluzione. <<La Scafati Sviluppo, a causa dell’impotenza finanziaria, non poteva essere in grado di ultimare i lavori e consegnare i capannoni restanti agli aventi diritto. Questo non creava i presupposti per la produzione dei ricavi con il conseguente pagamento dei debiti contratti>> emerge dalla sentenza di fallimento. Nel 2015 da bilancio i debiti contratti erano pari a 7 milioni di euro. Scriveranno i giudici: <<Il tutto ponendo in essere condotte di pagamento in favore solo di taluni creditori che possono essere assunte in elementi di dissipamento compiuti in stato di insolvenza e accumulando debiti ulteriori e straordinari di contenzioso, proprio per l’inadempimento degli obblighi contrattualmente assunti nell’esercizio dell’impresa>>. Impossibile andare avanti secondo i giudizi fallimentari. <<La Stu è quindi allo stato immobilizzata dal proprio stesso stato di impotenza che le impedisce di proseguire la propria attività di trasformazione, necessaria per far fronte alla debitoria assunte e senza la quale accumula ulteriore debiti>>.

In poche parole, essendo la società impegnata con una sola commessa, appunto la riqualificazione dell’area Ex Copmes, venendo meno questo progetto veniva meno anche la capacità di pagare i debiti. Andare avanti, nonostante i quattro anni di perdite consecutive, comportava solamente il crescere dei debiti. Debiti accumulati esclusivamente nei riguardi dei professionisti che si sono succeduti negli anni nella qualità di progettisti, consulenti, revisori, amministratori e consiglieri cda, e nei riguardi dei promissari acquirenti, i quali hanno versato caparre notevoli, senza vedere mai realizzarsi quanto promesso. Sono soprattutto gli acquirenti degli uffici e del lotto A, entrambi stralciati dal progetto originale, ad essersi accodati all’istanza di fallimento presentata da due ex revisori e un progettista. Lo stato di avanzamento del progetto Ex Copmes è ufficialmente rimasto “congelato” al maggio 2016, quando ci fu la consegna dei nove capannoni del lotto C. Resta in piedi, pressoché terminato, il lotto B che molto probabilmente andrà ad essere inserito nell’attivo della società e venduto all’asta.

LE INDAGINI

La gestione della società partecipata, con capitale sociale pubblico di 9 milioni di euro, è finita al vaglio dell’antimafia in relazione alle accuse promosse verso l’ex sindaco Pasquale Aliberti, di voto di scambio politico mafioso. Non solo avrebbero partecipato aziende vicino ai clan dei casalesi (secondo il decreto di scioglimento) ma ci sarebbero stati anche passaggi di denaro in favore di aziende legate al clan Ridosso-Loreto, per lavori ordinati dall’ex a.d. Filippo Sansone su pressioni, pare, di Ciro Petrucci, ex vice presidente Acse ritenuto espressione diretta del clan Ridosso. Entrambi candidati non eletti a sostegno di Pasquale Aliberti ed entrambi indagati nella lunga indagine condotta dal pm Vincenzo Montemurro, denominata “Sarastra”. Per Petrucci è stata disposta la chiusura delle indagini. Di appalti alla Ex Copmes in cambio di sostegno elettorale alla campagna per le elezioni regionali di Monica Paolino nel 2015 (prima ancora per le amministrative del 2013) hanno parlato già i pentiti Romolo Ridosso e Alfonso Loreto. <<Indebite ingerenze da parte della criminalità organizzata con particolare riferimento all’affidamento di lavori di riqualificazione di una zona industriale per la cui aggiudicazione l’Ente si è avvalso di una società di trasformazione urbana a totale partecipazione comunale (Stu) alla quale è stata trasferita la proprietà delle aree interessate dagli interventi>> è quanto si legge invece nel decreto di scioglimento del consiglio comunale.

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