Scafati. Fallimento del Pip, il comune rischia il default finanziario

Scritto da , 24 Dicembre 2016
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Di Adriano Falanga

C’era una volta l’area Pip, c’era una volta la speranza di decine di imprenditori, c’era una volta la possibilità di creare lavoro e sviluppo, c’è invece oggi una folta schiera di espropriati che attendono, sentenze esecutive alla mano, i rimborsi degli espropri che hanno subito. Così come ci sono anche imprenditori che hanno anticipato soldi, scommettendo su un progetto nato male e finito peggio. Probabilmente l’unica azienda che prospera in area Pip, è soltanto la Helios, e non è neanche benvoluta. C’erano una volta anche 24 milioni di euro di finanziamenti regionali. Soldi fantasma usati, oggi possiamo dirlo con il senno di poi, per la campagna elettorale delle regionali 2015, che vedeva la ricandidatura dell’uscente governatore Stefano Caldoro, sostenuto in loco da Monica Paolino. Pasquale Aliberti istituì anche un settore ad hoc “area intervento pip” con tanto di dirigente in posizione organizzativa. Quest’area era necessaria, ricordiamo, affinché fosse il Comune e non la ex Agroinvest a gestire questi 24 milioni di euro. Ma dei soldi restano sono solo i comunicati stampa che annunciavano una “firma a breve” che non c’è mai stata. Proviamo a riassumere meglio. Siamo ad inizio 2015, quando un positivo Mimmo Casciello, consigliere comunale e amministratore in Agroinvest (oggi vice presidente Acse) esultava ringraziando Monica Paolino e Stefano Caldoro per l’importante opportunità data alla città di Scafati: 24 milioni di euro per portare avanti, concretamente, il progetto dei Piani di insediamento produttivi in via Sant’Antonio Abate. Agroinvest, che pure versa in agonia finanziaria, è però una società a capitale misto, e questo non le permette di gestire direttamente fondi pubblici. Deve essere Palazzo Mayer a coordinare il cospicuo finanziamento. Detto fatto, nasce così l’unità di intervento Pip. La struttura, affidata all’ingegnere Michele Russo, ha avuto il compito di preparare la documentazione richiesta ad inizio 2015 dalla Regione, lavoro svolto, finito e consegnato. Si tengono intanto le elezioni, l’ex sindaco di Salerno Enzo De Luca subentra a Caldoro, che finisce all’opposizione assieme alla Paolino, unica eletta in provincia di Forza Italia. De Luca mostra subito le sue intenzioni, addio alla Agroinvest. A gestire i Pip dell’agro nocerino sarnese sarà l’Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno, niente cda ma amministratore unico, individuato nella figura di Felice Ianniello. La nuova società essendo a capitale interamente pubblico, può adesso gestire anche i fondi provenienti dalla Regione Campania.

1-agroinvest-casciello Casciello, che sedeva nel cda della vecchia stu, è costretto, come tutti gli altri, a dimettersi. “Una nuova società con un più ampio oggetto sociale avente un capitale Interamente Pubblico. In tal modo la stessa Società avrà la possibilità di accedere in modo diretto al finanziamento del Pip di Scafati e Sarno restando braccio operativo del Comune di Scafati mediante la stipula di una nuova convenzione”. Non trovando alternative, l’amministrazione di Pasquale Aliberti decide, su invito dei vertici regionali a guida Pd, di stipulare quindi la convenzione con la nuova società guidata da Felice Ianniello. Occorre dimostrare un “rapporto” in essere tra l’ente e la società di trasformazione, diventata Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno. Nel giro di poche settimane il Consiglio Comunale si troverà a votare la nuova convenzione che però, secondo volontà di Pasquale Aliberti, ha una scadenza temporale limitata, fino a dicembre 2015. Una decisione utile per capire le reali intenzioni del nuovo vertice dell’ex Agroinvest sulla scorta degli accordi presi in Regione Campania con il primo cittadino di Scafati. Quella convenzione è scaduta un anno fa, e non s’è più saputo nulla dei 24 milioni di euro. Intanto il debito complessivo che il Comune di Scafati ha in solido con la ex Agroinvest, ammonta a circa 15 milioni di euro. Sono già diverse le delibere prodotte da un commissario ad acta nominato dal Tribunale per rimborsare gli espropriati. E certamente sarà questo l’iter che pian piano seguiranno tutti coloro che hanno in tasca una sentenza diventata esecutiva dopo pronuncia della Cassazione. Rischia grosso Palazzo Mayer, anche perché questa somma non risulta iscritta a bilancio, come forse al contrario dovrebbe essere. Certamente sarà materia su cui il pool di commissari dovrà soffermarsi e approfondire.

E PER IL PIP L’ULTIMO INCARICO LEGALE DELLA GIUNTA

1-fele con alibertiPrima o poi il Comune di Scafati vedrà pioversi addosso decine di richieste di rimborso, oltre a spese legali ed oneri accessori, per il mai partito Pip. Una somma, dicevamo, che sembra aggirarsi attorno ai 15 milioni di euro, e che purtroppo, non risulta neanche iscritta a bilancio. Una delicatissima situazione su cui l’ex amministrazione ha pressoché sorvolato, anzi, ha in parte concentrato pure la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015. E così, tra gli ultimissimi atti prodotti dalla vecchia giunta, una delibera, la numero 363 del 13 dicembre 2016, in cui si dà mandato ad un legale di valutare lo stato dei rapporti tra il Comune di Scafati e l’Agenzia per lo Sviluppo della Valle del Sarno, già Agroinvest. Un incarico affidato all’avvocato Felice Laudadio per 7.300 euro circa. A confermare la difficile e incerta situazione in essere tra espropriati e Comune, è la stessa delibera, sottoscritta dal vicensindaco Giancarlo Fele (in foto con Aliberti).“Ad oggi il Pip non risulta essere stato attuato e si è verificato un contenzioso rilevante sia con le ditte espropriate che con alcune ditte assegnatarie – si legge nell’atto – in particolare diverse ditte espropriate non indennizzate hanno avviato azioni legali nei riguardi del Comune di Scafati, per l’esecuzione di sentenze passate in giudicato con le quali sono state determinate in via definitiva le indennità di esproprio nonché è stato condannato l’ente in solido con l’Agenzia al pagamento di spese legali ed oneri accessori”. La delibera non fornisce cifre, è piuttosto vaga sui numeri, ma decisamente realista nella situazione. Il contenzioso è definito “rilevante” e le sentenze passate in giudicato rischiano seriamente di mettere in ginocchio le casse, già precarie, del Comune. Insomma, lo spettro del default non è assolutamente così lontano. E gli scafatesi ne pagheranno le conseguenze.

Adriano Falanga

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