Scafati. Ex beni Galasso, dubbi sul bando

Scritto da , 3 agosto 2017

Di Adriano Falanga

Concessione in uso gratuito dell’ex proprietà del clan Galasso, perplessità sulla modalità del bando pubblico voluto dal Comune di Scafati. In città sono 4 i beni confiscati ai clan e acquisti a patrimonio comunale, tra questi la proprietà che fu del clan Galasso. La commissione straordinaria ha voluto un apposito bando per dare in gestione gli ettari di terreno dislocati in via Nuova San Marzano, zona adiacente la Compagnia della Guardia di Finanza di Scafati e al confine con Poggiomarino. Il terreno, date le sue caratteristiche e la particolare localizzazione nell’area extraurbana, deve essere destinato ad attività agricole, in particolare alla produzione di prodotti tipici dell’agro nocerino sarnese, tra cui il cipollotto dop. Emergono però perplessità sul bando, ad esprimerle è l’ingegnere Michele Russo, non un professionista qualsiasi, ma un tecnico di comprovata esperienza e da sempre apprezzato in modo bipartisan dalla politica locale. Russo è stato già dirigente Agroinvest e a capo del settore Pip di Palazzo Mayer. <<Una iniziativa importante che consentirà il riutilizzo a fini sociali anche con la creazione di posti di lavoro, di un bene che lo Stato è riuscito a sottrarre in maniera definitiva alla criminalità>> scrive su Agro24 il professionista. <<Leggendo l’avviso, tuttavia non possiamo fare a meno di rilevare incongruenze e criticità. In primo luogo la data di pubblicazione dell’avviso è il 10 luglio sul sito dell’ente ed il 26 luglio all’Albo Pretorio. La domanda sorge spontanea: i 45 giorni fissati dall’avviso da quale data si conteggiano?>> Ombre anche sulla consistenza del lotto: << Nell’avviso è riportato un elenco di alcune decine di particelle catastali del N.C.T. – e non del N.C.E.U. come citato – senza indicarne l’estensione né singola né complessiva>>. Fatto non trascurabile, perché, secondo Russo: <<la mancata conoscenza della superficie rende impossibile la redazione di un piano economico finanziario attendibile e realistico, a meno che i soggetti interessati non affrontino ricerche catastali a titolo personale, ma sarebbe stato molto più semplice e doveroso che l’informazione fosse contenuta esplicitamente nell’avviso>>.

E ancora: <<Tralasciando la mancata indicazione anche della ubicazione e di una planimetria che opportunamente poteva essere inserita nell’avviso, ravvisiamo che si parla di un contratto (convenzione) da sottoscrivere come previsto dal D. Lgs. 159/2011 codice antimafia. Non è allegato, però, alcuno schema>>. Secondo il professionista scafatese, questi sono particolari non affatto trascurabili. <<Da voci raccolte pare che l’estensione del terreno sia superiore ad una decina di ettari. Si tratterebbe di una dimensione notevole, che forse non ha eguali tra le aziende agricole dell’agro nocerino sarnese, che richiederebbe una struttura aziendale forte, adeguatamente articolata, anche gerarchicamente ed elevata disponibilità di capitali già in fase di avvio>>. Praticamente, il rischio è di vedere andare deserto il bando, o esporre l’ente a successive, quanto probabili contestazioni, considerato come è stato pubblicato. <<Non sarebbe stato meglio, se queste sono le dimensioni di cui si tratta, individuare più lotti e procedere a plurime assegnazioni, in modo da creare una sorta di incubatore di piccole aziende agricole sociali, con un rischio suddiviso tra più iniziative e possibilità di riuscita più o meno diversificata?>> la domanda, decisamente pertinente, di Michele Russo.

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