Scafati. DOSSIER: I furbetti del cartellino. Tutti i particolari dell’inchiesta “Mal Comune”

Scritto da , 30 settembre 2016
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Di Adriano Falanga

Ufficialmente a lavoro, di fatto altrove. Nei guai dieci dipendenti comunali. C’è chi andava regolarmente a Pompei, a spendere una preghiera al Santuario mariano, chi invece coltivava carciofi nel proprio orticello, chi faceva la spesa, chi invece incontrava l’amica “intima”. Blitz contro i furbetti del cartellino a Scafati. L’operazione, denominata “Mal Comune” e coordinata dalla Procura di Nocera Inferiore guidata dal procuratore Amedeo Sessa, ha visto l’epilogo ieri mattina, quando dalle ore 8 i militari della Guardia di Finanza di Scafati agli ordini del comandante Nunzio Napolitano, hanno notificato le ordinanze presso gli uffici della Scafati Solidale. Dieci le misure cautelari di interdizione dai pubblici uffici emessi dal Gip Paolo Valiante nei confronti di altrettanti dipendenti comunali assenteisti, tra staffisti, fiduciari del sindaco ed altri ruoli operativi. Tra i ”pizzicati” ci sono anche due vigili urbani e l’autista del sindaco. Al termine di 5 mesi di indagini sono state ricostruite le condotte illecite dei pubblici dipendenti che, in orario di servizio, dopo aver registrato la propria presenza, si allontanavano in modo sistematico e pressochè quotidiano dal posto di lavoro. Centinaia di ore lavorative sono state falsamente attestate dai dipendenti come effettuate e quindi pagate dall’Ente pubblico per prestazioni in realtà mai svolte. Alcuni agivano anche in accordo tra loro, scambiandosi reciprocamente il “favore” della timbratura del cartellino, consentendo così ai colleghi di arrivare in ritardo in ufficio ovvero, in alcuni casi, di non presentarsi proprio per nulla sul posto di lavoro. A seguito di pedinamenti, videoregistrazioni e grazie a telecamere nascoste sono stati rilevati gli spostamenti e le attività dei pubblici dipendenti nonché le false timbrature dei cartellini di presenza. Ci sarebbero ancora altri nomi coinvolti, in via di definizione. Per i dieci furbetti l’accusa è di truffa ai danni dello Stato e false attestazioni. Le sospensioni dal lavoro vanno da uno a sei mesi. Caso assurdo: le furbate sono state fatte con la Commissione di accesso prefettizia in loco, e sarebbero stati proprio i commissari a segnalare le condotte sospette, avviando di fatto le indagini. Una ostentata sicurezza che rischia di costare caro agli accusati.

I PROTAGONISTI

4-municipioLa Guardia di Finanza ha notificato le misure cautelari di interdizione nei confronti di tre dipendenti comunali del campo sportivo: Salvatore Guida, Vincenzo Picardi (sospesi per tre mesi) e Bruno Giordano (sospeso sei mesi) azzerando di fatto l’intera guardianeria del centro sportivo intitolato al 28 settembre 1943. Nei guai anche due dipendenti di Palazzo Mayer: Vincenzo Alfano (tre mesi) e Gerardo Aquino (due mesi); un dipendente dell’istituzione Scafati Solidale, Franco Avino (tre mesi); i collaboratori diretti del primo cittadino Pasquale Aliberti, l’autista Gaetano Marino (anche presidente del Forum delle Associazioni locale) e l’oramai noto Giovanni Cozzolino, assunto come staffista, e indagato con il sindaco e gli altri accusati, nell’inchiesta dell’antimafia di Salerno (sei mesi per entrambi) Due i vigili urbani, Salvatore Vitiello (un mese) e il tenente Antonio Cavallaro (due mesi). Quest’ultimo recentemente nominato comandante dal primo cittadino, in rotazione quindicinale con gli altri due ufficiali di pari grado Pasquale Cataldo (comandante in carica) e Ferdinando Raiola (che dovrebbe assumere il comando dopo Cavallaro). L’elenco però potrebbe espandersi già nei prossimi giorni.

LA SECONDA INDAGINE

L’operazione Mal Comune non è l’unica indagine sui furbetti del cartellino che coinvolge il Comune di Scafati. A spingere la Procura a indagare è stata la Commissione d’Accesso agli atti, che ha lavorato a Scafati dal 22 marzo al 22 settembre. I commissari, guidati dal vice prefetto Vincenzo Amendola, hanno però segnalato alla Prefettura di Salerno altri 19 comunali, tra cui un paio di dirigenti. I funzionari hanno verificato le attività e i turni di lavoro espletati durante il periodo elettorale per le elezioni regionali 2015. Dai controlli sarebbe emerso che gli impiegati, con il consenso dei dirigenti, non erano al proprio posto di lavoro, diversamente da quanto stabilito. Sul loro operato pendono le valutazioni della Prefettura, che potrebbe contestare la violazione della legge Brunetta oltre alla scure della Corte dei Conti per il danno erariale. Se fosse accertato quanto segnalato dai commissari, i dipendenti e funzionari rischiano la sospensione immediata dal lavoro, fino al licenziamento.

GIOVANNI COZZOLINO, la strada il suo ufficio

giovanni-cozzolinoUltimamente lo si vedeva, più del solito, nei corridoi di Palazzo Mayer, presso l’ufficio della responsabile dello staff del sindaco, Maria Antonietta De Nicola. Generalmente, raccontano i muri della casa comunale, Cozzolino era in giro per la città. Ed è proprio quel “generalmente” che le fiamme gialle hanno verificato. E’ lui infatti il dipendente che dopo aver timbrato, con una certa costanza, si recava a piedi al santuario di Pompei, non prima però di aver consumato la colazione in un noto bar della città mariana, assieme ad esponenti politici e conoscenti vari. Per lui e per il collega autista Gaetano Marino la sospensione di 6 mesi dal lavoro. Cozzolino è l’unico staffista attualmente al servizio di Pasquale Aliberti, ma sarebbe riduttivo definirlo un collaboratore, perché il fedele Giovanni è IL collaboratore. Gli addetti ai lavori lo sanno bene, la sua funziona di fatto è stata quella di emissario fidato, Cozzolino era la bocca, l’orecchio e gli occhi di Pasquale Aliberti tra il popolo, colui che “sondava” il territorio, verificando gli umori. Era sempre lui a fare da mediatore durante le frequenti liti politiche in seno alla maggioranza. Un rapporto non certamente limitato alla sola attività amministrativa anzi, la sua era una funzione dal carattere politico. Un ruolo che gli è costato un avviso di garanzia nell’inchiesta condotta dal pm Vincenzo Montemurro della Procura Antimafia di Salerno, che sta scuotendo ogni gradino dell’amministrazione comunale e dove sono coinvolti anche il sindaco con il fratello Nello Aliberti, la moglie Monica Paolino, la segretaria Immacolata Di Saia, il consigliere comunale Roberto Barchiesi, la dimissionaria dirigente ai Lavori Pubblici Maria Gabriella Camera, l’ex vicepresidente Acse Ciro Petrucci e l’ex consigliere provinciale e comunale Raffaele Lupo. Tutti accusati, a vario titolo, di voto di scambio politico mafioso, associazione a delinquere, corruzione, concussione, abuso di ufficio. Figura discreta, mai in primo piano ma puntualmente presente in ogni questione sia politica che amministrativa, Cozzolino è sicuramente il più stretto collaboratore di Aliberti. “Giovanni non era un guru, non era un laureato, non era un politico: era semplicemente un operaio in cassa integrazione da un decennio; lavorava la mattina presto, si svegliava alle 5 per costruire gabbie per topi e avere il resto della giornata da spendere davanti al bar – scrive di lui il sindaco, nel suo libro Passione e Tradimenti – era colui che insieme a me si occupava della composizione delle liste. Proprio così, Giovanni era capace di darmi ottimi consigli, di suggerirmi strategie”. Le liste elettorali, racconta Aliberti, le facevano loro due. “Se qualche abbinamento mi sembrava particolarmente riuscito, non esitavo a fotografarlo e inviare la foto a Giovanni, via mms – si parla di simboli di lista – Subito Giovanni lanciava uno dei suoi mitici sondaggi sul marciapiede e davanti al bar, i cui risultati erano quasi scientifici: riusciva ad indicare le preferenze e l’opinione della gente rispetto ad un fatto, o, come in questo caso, rispetto al nome che bisognava dare ad una lista, con un margine di errore bassissimo”. Insomma, l’ufficio di Cozzolino era proprio la strada, a quanto pare.

ALIBERTI: azione a tutela dell’ente

alibertiE’ arrivato anche lui, una mezz’oretta dopo la Guardia di Finanza, presso gli uffici della Scafati Solidale, in piazza Madre Teresa Di Calcutta. Pasquale Aliberti, come sempre, non si scompone e mostra serenità. “L’azione della Guardia di Finanza relativamente all’uso improprio del badge comunale e alla gestione delle presenze sul luogo di lavoro, riteniamo sia a tutela del Comune e delle regole che bisogna rispettare sempre – così il primo cittadino – I controlli effettuati, in questi mesi, dalla Magistratura, in ogni caso, sono la dimostrazione che la stragrande maggioranza dei nostri dipendenti, è attenta, rispettosa e ligia al dovere. Rispetto ai dieci dipendenti sui quali pende la misura interdittiva, riteniamo, nell’immediato di adottare i provvedimenti che la norma prevede. Il nostro auspicio è che, i suddetti dipendenti, nel frattempo, riescano a dimostrare la loro estraneità ai fatti contestati. In caso contrario, è giusto che l’Ente si costituisca parte offesa nel procedimento”. Non entra nei particolari Aliberti, non cita ad esempio la condotta reiterata dei suoi stretti collaboratori Giovanni Cozzolino e Gaetano Marino, nonché del neo comandante “a tempo” dei vigili urbani, il tenente Antonio Cavallaro, da tempo alla guida del delicato settore dei caschi bianchi Urbanistica.

1-cucurachi-960x742E’ decisamente contrariato Marco Cucurachi, del Partito Democratico. “Una dichiarazione di facciata, strumentale e demagogica del sindaco, ancora per poco, di Scafati. Le regole, se e’ vero che esistono e che non sono state ancora abrogate dal codice Di Saia, si applicano sempre e comunque senza distinzione tra fattispecie di reato e responsabilità. Io, invece, sono fiducioso come sempre nel lavoro degli inquirenti e garantista soprattutto ora nei confronti dei dipendenti comunali, costretti a lavorare in un clima surreale di diffusa illegittimità, che sapranno dimostrare la loro estraneità ai fatti. Distinguiamo però i lavoratori – continua l’esponente democratico – da chi aveva ed ha, per nomina diretta, compiti strategici di fiducia e responsabilità”. Seppur non direttamente citato, è chiaro il riferimento a Giovanni Cozzolino. “Già indagato per camorra e scambio di voti, che non si sa che lavoro svolge e davanti a quale bar lo svolge – prosegue Cucurachi – dimenticavo, c’è una strategia anche a scegliere caffè”.

 

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