SCAFATI. Cozzolino, «Un modus agendi illegale ripetuto»

Scritto da , 4 Dicembre 2016
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Non è un dirigente, non è un politico, non ha ruoli istituzionali e non è stato mai alla guida di società o enti pubblici. Giovanni Cozzolino però è uno dei personaggi più chiacchierati mediaticamente degli ultimi mesi. Un uomo riservato, considerato come l’ombra e le orecchie di Pasquale Aliberti. Riduttivo definirlo semplicemente uno staffista, perché Cozzolino era “lo staffista”. E’ forse, assieme al comandante in pectore dei Vigili Urbani Antonio Cavallaro, il nome più rilevante tra i 15 dipendenti comunali rinviati a giudizio per assenteismo, nel corso dell’indagine “Mal Comune” condotta dalla Guardia di Finanza di Scafati. La vicenda, nota anche come l’inchiesta sui “furbetti del cartellino”, ha fatto il giro dei media nazionali. Un ruolo, quello di Cozzolino, che va oltre la semplice qualifica di collaboratore amministrativo, tanto da essergli costato un avviso di garanzia nell’inchiesta condotta dalla Dda di Salerno che ha visto la richiesta di arresto per il sindaco, oggi dimissionario, Pasquale Aliberti. Con ogni probabilità il fedele collaboratore del sindaco sarà ascoltato a breve dal pm titolare delle indagini, Vincenzo Montemurro. “La qualifica di staffista risiede esclusivamente nella modalità di assunzione, che avviene mediante scelta diretta da parte del sindaco”. A scriverlo sono i giudici del Riesame di Salerno, nell’ordinanza con cui hanno respinto la richiesta dell’avvocato Raffaella Farricelli, di revoca della sospensione dal lavoro per il suo assistito. Giovanni Cozzolino è stato infatti colpito da sospensione di sei mesi, oltre a dover rispondere del reato di truffa aggravata ai danni dell’Ente pubblico. Un’indagine che ha visto il rinvio a giudizio per 15 dipendenti, tra cui 4 Vigili Urbani, ma ad essere stati denunciati sono stati in 40, mentre altri 14 sono in corso di identificazione. Cozzolino durante il monitoraggio viene notato entrare nel luogo di lavoro, timbrare il cartellino, uscirne subito dopo e recarsi a svolgere incombenze personali, come andare al bar, a casa, accompagnare la moglie o il figlio con l’auto, recarsi a Pompei, entrare e sostare al Santuario. Il periodo monitorato è di 17 giorni lavorativi, dal 4 al 20 aprile 2016. L’assenza complessiva dal lavoro è stata, secondo l’accusa, di 23 ore in tredici giorni, “un periodo che non è di scarsa entità se si considera che esso equivale a circa il 25% dell’attività lavorativa che avrebbe dovuto prestare” scrivono i giudici nell’ordinanza. Tutto nasce da una denuncia anonima: “è però evidente che le condotte illecite riscontrate costituiscono la prosecuzione di altre di un analogo tenore in precedenze commesse ad evidenziare un modus agendi illegale”. Insomma, una consuetudine, secondo il riesame. La difesa di Cozzolino, sostenuta dall’avvocato Farricelli, si è basata sull’ex art.90 del Tuel, che disciplina la figura dello staffista del sindaco. Questa norma non richiede la rilevazione degli orari di lavoro, perché la sua funzione è quella di supporto alle attività del sindaco con espresso divieto di attività gestionali e con spiccato profilo politico. Nel Piano Economico di Gestione 2015-2016 si precisa che il ruolo di Cozzolino è di gestire una mailing list di cittadini e tecnici addetti ai lavori, organizzare convegni, rapportarsi quotidianamente con il sindaco e amministratori. Secondo la difesa, se “il Cozzolino dovesse timbrare ogni volta che esce dall’ufficio manderebbe in tilt il sistema elettronico”, non solo, la sospensione di sei mesi dal lavoro è superflua perché il contratto scade a fine anno, e quindi non sussiste il pericolo di reiterazione del reato. Il riesame però, composto dalla stessa triade di giudici che ha avallato la richiesta di arresti per Aliberti (presidente Sgroia a latere Rulli e Zarone) ha precisato che lo staffista è assunto presso l’ente a tempo determinato, ma il contratto viene puntualmente rinnovato dal 2012, di anno in anno. In quanto assunto presso l’Ente, e da questi retribuito, è obbligato a timbrare il cartellino in entrata e uscita. “La sua posizione all’interno del Comune non è diversa da quella da ogni altro lavoratore subordinato assunto con contratto a tempo determinato o indeterminato”. Quanto alle mansioni ricoperte: “si tratta di un complesso di attività che si articolano in colloqui, scritti, pubblicazioni, creazioni di documenti, attività svolte a tavolino, che nulla o quasi ha a che vedere con il comportamento osservato. Del resto Cozzolino è stato visto girare per scafati e anche Pompei, discutendo davanti al bar”. Insomma, la sua scrivania doveva stare a Palazzo  Mayer, non per strada.  “Giovanni non era un guru, non era un laureato, non era un politico: era semplicemente un operaio in cassa integrazione da un decennio; lavorava la mattina presto, si svegliava alle 5 per costruire gabbie per topi e avere il resto della giornata da spendere davanti al bar – scrive di lui il sindaco, nel suo libro Passione e Tradimenti – era colui che insieme a me si occupava della composizione delle liste. Proprio così, Giovanni era capace di darmi ottimi consigli, di suggerirmi strategie”. Le liste elettorali, racconta Aliberti, le facevano loro due. “Se qualche abbinamento mi sembrava particolarmente riuscito, non esitavo a fotografarlo e inviare la foto a Giovanni, via mms – si parla di simboli di lista – Subito Giovanni lanciava uno dei suoi mitici sondaggi sul marciapiede e davanti al bar, i cui risultati erano quasi scientifici: riusciva ad indicare le preferenze e l’opinione della gente rispetto ad un fatto, o, come in questo caso, rispetto al nome che bisognava dare ad una lista, con un margine di errore bassissimo”

Adriano Falanga

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