Scafati. Cotucit in maggioranza, il si degli alibertiani. Verso le larghe intese

Scritto da , 4 giugno 2016

Di Adriano Falanga

Si fanno i conti a Palazzo Mayer. E non sono solo quelli del ragioniere capo Giacomo Cacchione, per cercare di risanare un bilancio in pre dissesto. Si cercano voti per una nuova maggioranza, dopo l’uscita di Identità Scafatese dei consiglieri Stefano Cirillo, Daniela Ugliano e Bruno Pagano. Le voci di corridoio si rincorrono e sono sempre piuttosto confuse e discordanti. C’è chi vede il ritorno del figliol prodigo Pagano, ma l’interessato smentisce. C’è chi vede già siglato un patto con Pasquale Vitiello e Pasquale Coppola, ma quest’ultimo chiarisce: “abbiamo chiesto un incontro istituzionale, con tutta la maggioranza”. Alfonso Carotenuto resta in bilico, ma è pur vero che se fossero state rose, avrebbe già protocollato le dimissioni. Mimmo Casciello giura che non voterà il Consuntivo, ma non spiega il perché, e questo lo tiene ancora confinato nella schiera degli indecisi. La situazione è più delineata tra le fila della minoranza, con il Cotucit che scalpita, e già assapora l’idea di amministrare, magari attraverso un probabile assessorato. Le dimissioni di Pasquale Aliberti del resto hanno certamente aperto un nuovo scenario, un gesto che Michele Raviotta mostra di aver gradito, e si dice pronto a votare anche un bilancio frutto non della sua amministrazione, pur di consolidare la sua idea di politiche sociali. Resta anche da capire cosa resta da spendere, con un bilancio in rosso e sull’orlo del fallimento. Chiaramente, questo sarà materia di accordo tra le parti. Salgono le quotazioni per il sì di Angelo Matrone, pressato dai fedelissimi. Il giovane consigliere di Fdi negli ultimi mesi è stato tra i più feroci oppositori dell’esecutivo Aliberti, arrivando a chiedere le dimissioni dell’assessore alla Sicurezza Antonio Pignataro (oggi passato al Commercio) per la questione videosorveglianza. Nel previsionale 2016 i centomila euro previsti in un primo momento per le nuove videocamere di sorveglianza sono stati stralciati, in favore del fondo di riserva potenziale, come chiesto dai Revisori dei Conti. Certamente sono giorni concitati, e i cellulari dei titubanti e delle possibili new entry sono incandescenti, a farli squillare Teresa Formisano, Brigida Marra, Nicola Acanfora e Giancarlo Fele, tessitori delle trame di una nuova squadra di governo.

3-barchiesi carotenutoResta poi da capire come la prenderanno Roberto Barchiesi e Alfonso Carotenuto, che pubblicamente e in più riprese hanno sempre dichiarato che un’altra maggioranza possibile oltre quella uscita dalle urne non esiste. Il dibattitto su Raviotta in maggioranza è entrato già da tempo, intensificandosi durante le elezioni regionali del 2015, e ritornando prepotentemente attuale nel dicembre scorso, quando sia lui che il collega Filippo Quartucci avevano sposato, e sostenuto, il terzo mandato di Pasquale Aliberti, passando attraverso la decadenza prima e le dimissioni anticipate dopo. “Questa maggioranza, uscita dalle urne, è forte e coesa e non necessita di rinforzi esterni. Rispettiamo la volontà degli elettori. Se hanno voluto questo è giusto che questa sia – spiegava Alfonso Carotenuto nell’aprile dell’anno scorso – Se qualcuno pensa di approfittare e speculare per proprio tornaconto creando artatamente disdicevoli dicerie su questa maggioranza si sbaglia e questo da quanto mi risulta non è solo il mio pensiero”. Di contro, Teresa Formisano e Brigida Marra hanno sempre dimostrato apertura. “Quest’amministrazione è sempre stata aperta al confronto – spiegava la capogruppo di Forza Italia – è chiaro però che chiunque deciderà di sostenere il nostro progetto politico dovrà allinearsi in toto alle posizioni della maggioranza”. Sempre durante la fase Decadenza del dicembre scorso, anche Brigida Marra non negò di gradire Raviotta in maggioranza. “Per quanto mi riguarda, hanno sempre avuto un comportamento corretto verso la maggioranza, per quale motivo non potrebbero farne parte? Solo perché sono stati eletti in minoranza?”. Poi rafforzava il suo pensiero: “Se Coppola e Pasquale Vitiello, pur essendo stati eletti all’interno della coalizione di Aliberti oggi si sono messi a capo dell’opposizione, non vedo perché non dovrebbero stare con noi Raviotta e Quartucci, che sostengono l‘operato di questa amministrazione”. Da allora sono passati sei mesi, ma il ragionamento è ancora attualissimo.

PESA L’INCOGNITA COMMISSARI , VOTO ANTICIPATO: CHI CI CREDE?

3-palazzo mayerA tre anni esatti dalla sua rielezione, Pasquale Aliberti si gioca il tutto e per tutto della sua carriera istituzionale, con indosso la fascia di primo cittadino di Scafati. Il Prefetto il 31 maggio gli ha concesso venti giorni per votare il Bilancio, una prima seduta consiliare è andata deserta e senza maggioranza, rischia di andare deserta anche la fissata seduta dell’8 giungo. Entro il 20 dovrà poi trovare i numeri per votare entrambi i bilanci: Rendiconto 2015 e Previsionale 2016. Sulle spalle le dimissioni già protocollate mercoledi scorso, e anche qui la legge gli concede venti giorni per poterle ritirare, prima che diventino irrevocabili. Non basta, perché nello stesso periodo scadranno anche i primi tre mesi di insediamento della commissione d’accesso prefettizia (22 giugno) e ancora non è chiaro cosa faranno i commissari guidati dal vice prefetto Vincenzo Amendola. Richiesta di scioglimento, archiviazione del tutto oppure, cosa più probabile, si concederanno un’ulteriore proroga di tre mesi? L’opposizione resta a guardare, in attesa di capire quale sarà la nuova maggioranza, perché al voto anticipato in realtà non ci crede nessuno. Non ancora. La città pure attende risposte, e le attende non solo dal suo primo cittadino dimissionario, ma anche dalla stessa commissione d’accesso e dalla Procura Antimafia che pure indaga serratamente sugli intrecci politici dei corridoi di Palazzo di Città, dal settembre 2015. Nove mesi di dubbi, accuse, difese, denunce, smentite, titoloni, locandine di quotidiani, chiacchiere da bar, che sicuramente non fanno bene a nessuno, perché alla fine chi ci rimette, è sempre la città. Nell’immagine, nell’orgoglio e nella dignità.

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