Scafati. “Così le slot machine hanno distrutto la mia famiglia”

Scritto da , 8 novembre 2016
1-slot-machine

Di Adriano Falanga

“Il gioco d’azzardo ci ha rovinati, portando una famiglia nella disperazione. Mio marito, da anni schiavo di questo vizio, oltre ai debiti ha venduto anche i regali della prima comunione di nostra figlia”. Si scrive gioco d’azzardo, si legge, spesso, ludopatia. Una vera e propria patologia che negli anni delle sale slot, degli internet point, dei casino on line, sta mettendo in ginocchio intere famiglie. E’ il caso di Marianna, 41 anni, tornata da pochi mesi a Scafati dopo essere letteralmente scappata via dieci anni fa, dopo che il marito, un operaio suo coetaneo, aveva dissipato il patrimonio familiare al gioco. “Non ci rimase più nulla, per giustificare la scomparsa di soldi e oro dall’abitazione inscenò addirittura un finto furto in casa. Solo dopo alcuni anni ho saputo la verità”. Sommersi dai debiti, la giovane Marianna prese sua figlia, all’epoca una bambina, e si trasferì presso alcuni parenti a Modena, lasciando a Scafati il marito. “Siamo stati sposati per quindici anni, cinque dei quali annientati da quella malattia terribile che si chiama dipendenza dal gioco d’azzardo – continua la donna – fino alla separazione. L’ho fatto per me, perché da tempo sentivo che a questa situazione non sarei riuscita a sopravvivere, e per la bambina, che lentamente stava vendendosi scippare anche il futuro. Ma l’ho fatto anche per lui, nella speranza che questa scelta lo rendesse più responsabile, consapevole di una situazione ormai impossibile per me da gestire”. Il marito ancora oggi segue un percorso di recupero. “Più volte in questi anni ci è ricaduto, adesso mi dicono essere sulla strada giusta”. La donna oggi ha un lavoro, commessa in un centro commerciale. La figlia è all’università e grazie anche al sostegno della famiglia risce a tirare avanti. Non nasconde di non aver rotto del tutto il legame con l’ex marito. “E’ un uomo buono, io non gli ho mai chiuso tutte le porte, ma è chiaro che deve ritornare completamente rinsavito”. Secondo Marianna l’uomo sarebbe caduto nel vizio del gioco dopo aver scoperto, a meno di trent’anni, di avere dei problemi congeniti che gli comportavano una cardiopatia. Seppur lieve, l’operaio non l’ha mai presa bene. “All’improvviso cominciò a raccontarmi delle bugìe, non era da lui. E sono iniziati i sospetti. Poi sono cominciati a sparire i soldi, a casa e sul conto corrente. E quando ho capito che era prigioniero delle slot-machine, per me è stata una sofferenza incredibile. Mi è crollato il mondo addosso. Ci eravamo sposati presto e avevamo condiviso tutto. La situazione economica non è mai stata delle migliori ma si andava avanti. Avevamo un bellissimo rapporto. E anche i momenti negativi erano stati superati insieme. Ho capito che se aveva iniziato a mentirmi il problema era grave”. Così la donna decide di lasciare Scafati, cambiando ambiente, per allentare la pressione dei debitori. “Oggi, dopo diedi anni, alcuni dei quali decisamente difficili, ho capito che andare via è stata la soluzione migliore. I debiti sono stati saldati grazie alla famiglia di mio marito, costretta a vendere alcune proprietà. Lentamente sta nascendo anche un nuovo rapporto padre-figlia”. Oggi Marianna vive ancora separata dall’ex coniuge, con il quale non ha mai divorziato. Non esclude un ritorno assieme. “Non è mai stato un cattivo compagno, sono sempre stata consapevole che la sua era una vera malattia, ed andava curato. Il difficile però era farglielo capire, perché chi cade nel vizio, come i tossicodipendenti, non sono mai realmente consapevoli della gravità della situaione. Dicono sempre di uscirne quando vogliono”. E così, ogni scommessa diventava “l’ultima” fino a che successe l’irreparabile. “Lo Stato purtroppo è primo complice, in quanto permette il gioco d’azzardo, oltre a non attuare politiche dissuasive. Ma il loro guadagno è un guadagno sporco, frutto della disperazione di centinaia e centinaia di famiglie”.

LUDOPATIA, FENOMENO DEVASTANTE, IN CRESCITA TRA GLI ADOLESCENTI

1-campitielloLa dottoressa Anna Maria Campitiello è mediatrice familiare presso lo sportello gratuito “Ascolto Famiglia”, attivo ogni martedì dalle 15:30 alle 18:30 nei locali della biblioteca comunale Morlicchio. Lo sportello è curato dall’associazione Futuro Famiglia, e conta anche del supporto di una psicologa e di un legale. Di casi simili a quello di Marianna la dottoressa Campitiello ne ha visti, purtroppo, diversi. “La ludopatia è ormai un fenomeno devastante per molte famiglie in un momento storico in cui già la crisi economica contribuisce pesantemente sui già precari equilibri familiari. E’ proprio nei periodi di maggiore stress o depressione che la necessità di dedicarsi al gioco d’azzardo diventa incontrollabile. Coloro che ne sono vittime spesso trascurano il lavoro e gli altri impegni fino ad arrivare in taluni casi a commettere reati – spiega la Campitiello, che lancia l’allarme – Il dato più allarmante è la sempre maggiore diffusione del fenomeno tra gli adolescenti”. La ludopatia è a tutti gli effetti una malattia psichiatrica che può e deve essere trattata. Intervenire fin dai primi segnali di problematicità connessa al gioco aumenta le possibilità di risolvere il problema in tempi brevi, evitando di complicare la situazione personale e familiare con contrasti relazionali scatenati dalla dipendenza e dalle perdite economiche conseguenti, peggioramento del benessere psicofisico globale, difficoltà lavorative e, talvolta, problemi con la giustizia. La disponibilità di un familiare o di un amico a supportare la persona che soffre di gioco patologico durante il percorso di cura, rafforzandone la motivazione all’astinenza e offrendo comprensione, affetto e occasioni di interazione e svago alternative può rivelarsi estremamente preziosa per facilitare il recupero. Non si tratta, evidentemente, di un compito facile, ma vale la pena fare almeno un tentativo.

Consiglia