Scafati, come la casalinga, nasconde la polvere sotto al tappeto nuovo. Rassegnazione?

Scritto da , 4 agosto 2016
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Di Adriano Falanga

Scafati è sempre più somigliante alla principessa triste, bella fuori, ma triste dentro. La città ha registrato un boom demografico figlio della speculazione edilizia degli anni 80-90, oggi vive in pieno tutti i disagi derivanti da quel periodo scellerato, che pure contribuirono allo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Da allora, quasi 60 mila residenti hanno fatto si che la città diventasse la più popolosa dell’agro nocerino sarnese, arrivando ad essere terzo comune dell’intera provincia. Ma basta viverci, per rendersi conto che questa, nei servizi e nelle infrastrutture, è rimasta vincolata a trent’anni fa. Far crescere Scafati è stata una sfida che le amministrazioni comunali negli anni trascorsi hanno puntualmente disatteso. Apparentemente rimodernata, quest’illusione cade nel momento in cui la città finisce sotto un violento temporale. Ma gli allagamenti costituiscono solo una parte del problema, perché ad aggravare la vivibilità già precaria degli scafatesi e anche l’allarme ambientale, in paurosa crescita nell’ultimo quinquennio. Se da un lato si registra un sensibile miglioramento delle condizioni del fiume Sarno, basta l’apertura della stagione conserviera che il corso d’acqua e i suoi affluenti si trasformano in una cloaca a cielo aperto, dove ogni disonesto ne approfitta grazie agli scaricabarile che gli enti preposti al controllo fanno tra di loro. E così, nel mentre la politica chiacchiera, la gente soffoca. A che serve tentare di organizzare una movida, o qualcosa di simile, se poi la villa è nel pieno degrado, tra topi, zanzare e un’acre puzza di uova marce che regala il Sarno. Scafati puzza, e la colpa è del lassismo degli scafatesi, ma soprattutto dell’inerzia di una classe dirigente che da decenni non sa, o non vuole, raccogliere la sfida di portare la città nei limiti di una normale vivibilità quotidiana. Girare per Scafati è un azzardo, la città non dispone di un corpo di Polizia Municipale adeguato. I caschi bianchi sono sottodimensionati, meno di 40 su un fabbisogno pari ad almeno il doppio. E, diversamente da come accade altrove, alle ore 22 questi chiudono bottega. Chiaramente, il motivo è l’impossibilità di bandire nuovo concorso. “Patto di stabilità” ama ripetere la classe dirigente, e su questa falsariga fornisce giustificazioni ad ogni problema irrisolto. Il Sarno è affare regionale, così come gli allagamenti, il Bottaro e lo schifo di via Zara è affare del Consorzio, la Helios inquina l’aria, ma il Comune nicchia, pur sapendo bene che è parte in causa del rilascio delle autorizzazioni. L’ospedale è ancora chiuso: oggi c’è De Luca, prima colpa di Bassolino. Insomma, il nocciolo della questione è tutto qui, in una mancanza di “polso”, di “cattiveria istituzionale”. Scafati non sa più arrabbiarsi, non sa protestare. Eppure, soprattutto in Estate, la vivibilità è decisamente messa in ginocchio dall’allarme ambientale, che pure genera un risvolto sanitario, drammatico, che le autorità sanitarie sembrano non tenerne conto. Insomma, la Helios è in regola o no? Può esistere o meno? La puzza è tollerabile o no? Chi deve dare queste risposte agli scafatesi? Chi è il loro diretto interlocutore? Sarno rosso e puzzolente, la città sprofonda nella vergogna tra lo scherno dei paesi limitrofi, ma dopo cinquant’anni si è ancora fermi a puntarsi l’indice. In pieno centro il degrado avanza paurosamente, topi, insetti di ogni tipo e anche serpenti vivono e prosperano in quel che resta del canale Bottaro. Ma nessuno sembra indignarsi, ma per davvero, di questo scempio. Sarà pur vero che la manutenzione è compito del Consorzio di Bonifica, ma dov’è la Asl? Perché nessuno fino ad oggi ha seriamente chiesto un tavolo congiunto tra i soggetti preposti: Asl, Arcadis, Consorzio, Regione, Comune, Arpac, affinchè si possa avere un quadro preciso della situazione? Scafati è la tipica casalinga che per tenere pulita casa nasconde la polvere sotto al tappeto. Fuori vedi pulito, ma la puzza poi si sente, ed è inutile cambiare il tappeto. La spazzatura va tolta. La nostra non vuole essere una polemica fine a se stessa, facilmente strumentalizzable, il nostro è un appello, sperando che possa spronare le coscienze e risvegliare le ambizioni di quella classe politica che ancora sogna in grande. Cambiare Scafati significa renderla vivibile, dove ambiente, sicurezza, istruzione, sanità, socialità siano garantiti almeno ai minimi civilmente conosciuti. Cambiare Scafati dovrebbe significare no alla puzza, no all’inquinamento, no alla connivenza tra imprenditori senza scrupoli e istituzioni compiacenti. Una rete fognaria, un fiume pulito, un pronto soccorso, qualche asilo nido, un corpo di vigili urbani adeguato, una burocrazia snella, è questa la vera e ambiziosa sfida da vincere. Restituire credibilità alla politica, e soprattutto scendere dai piedistalli, e tornare a battere il territorio palmo per palmo. La città non chiede altro.

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