Scafati. Cirillo si defila: “Non mi riconosco più in questa politica. Sembra Uomini e Donne”

Scritto da , 27 ottobre 2015

Di Adriano Falanga

Si defila dal ragionamento decadenza Stefano Cirillo, consigliere di maggioranza che, a differenza di Pasquale Coppola e Pasquale Vitiello, si è autoescluso dal gruppo che governa la città. La scintilla fu il mancato appoggio alle elezioni provinciali, quando il primo cittadino decise di sostenere (e far eleggere) un consigliere comunale di un’altra città. A far traboccare il vaso fu però il duro affronto che Aliberti gli fece in consiglio comunale sull’approvazione del regolamento per lo streaming, non solo lo bocciò sonoramente, ma tre le righe accusò Cirillo, presidente (poi dimissionario) della commissione Statuto e Regolamenti, di incapacità. “Non voglio essere complice della decadenza – spiega, senza negare di pensare anche alle dimissioni – ormai sono distante e scostante da questa politica in generale e non solo da una parte. Non mi ci rivedo più, vivo un momento di profonda crisi ideologica”. Rimpiange i grandi statisti del secolo scorso l’ex assessore ai Lavori Pubblici. “Moro, Berlinguer, Almirante. Un altro stile, altri uomini. Ormai insulti e accuse dall’una e dall’altra parte, mi sembra Uomini e Donne”. Si sente sconfitto: “perché getto la spugna” e spiega di voler continuare ad apportare il suo contributo non più tramite partiti ma: “ritornando da dove sono venuto, dal mondo dell’associazionismo”. Restando in tema dissidenti, ha già fatto sapere di votare contro la decadenza Pasquale Vitiello, e forse lo stesso farà il sodale Pasquale Coppola. Devono sciogliere le riserve Alfonso Carotenuto, Pasquale De Quattro e Roberto Barchiesi. E’ evidente che i numeri non ci sono, a meno che il “sostegno” non arrivi proprio dalla minoranza. Se è vero che Fratelli D’Italia ha ritrovato l’unità annunciando di votare contro la decadenza, meno ferma è stata la posizione del Pd, oramai lanciato in campagna elettorale e quindi propenso a concedere l’incompatibilità al primo cittadino. Unica certezza, a Scafati c’è un clima molto velenoso, la parola “violenza” è troppo usata da entrambe le parti. Ogni posizione espressa diventa “violenta” e genera “paura”. E questo non aiuta affatto a portare il dibattito sui civili e democratici livelli del confronto politico.

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