Scafati. Casse vuote del comune, ecco i settori dove si spende più della media nazionale

Scritto da , 18 gennaio 2017

Di Adriano Falanga

Sono giorni intensi per il commissario prefettizio dottor Vittorio Saladino. La politica scafatese si è ritrovata e fioccano proposte, idee, suggerimenti, come se il funzionario prefettizio avesse bacchetta magica. In realtà le cose non stanno propriamente così, i conti di Palazzo Mayer sono in rosso, e come ben noto, nel 2015 si è finiti in pre dissesto. Bisognava ritornare tra le linee e al momento non è ancora chiaro se l’obiettivo sia stato raggiunto nel 2016. Tagliare la spesa corrente, eliminare gli sprechi, è stato l’imperativo. Ma di soluzioni se ne sono viste ben poche, perché più che ottimizzare i costi, l’impressione è che si sia puntato a tagliare i servizi. Primo fra tutti il sociale. Ma anche la manutenzione non gode di buona salute, e poi ci sono le voci di spesa che a Scafati sono più alte rispetto alla media nazionale. E il binomio è presto fatto: più costi, più tasse. Perché in Italia funziona così, se un servizio funziona male e costa tanto, più che risalire agli sprechi generanti il disservizio, si punta sempre a tagliare direttamente il servizio. E il piano ospedaliero frutto della bozza Zuccatelli prima e legge Caldoro poi, lo ha ampiamente dimostrato, lasciando la città senza un pronto soccorso. Li chiamano “tagli orizzontali”. A Scafati gli sprechi non mancano, e sono concentrati in diversi servizi che adesso mostreremo. Tralasciando le opere incompiute, meritevoli di un capitolo a parte, bisogna prima chiarire che contrariamente alla media nazionale, la classe dirigente e la macchina amministrativa locale costa meno. Ed è presto detto, considerato che l’organico comunale è ridotto quasi alla metà del fabbisogno, il corpo dei Vigili Urbani è un terzo del necessario e a prendere uno stipendio regolare sono solo sindaco e assessori, in quanto i consiglieri percepiscono un esiguo gettone di presenza. Non siamo di certo economisti, e allora, senza addentrarci negli interessi pagati dal Comune e generati dagli anticipi di cassa, o da prestiti contratti con banche e enti pubblici (che pure incidono in maniera esponenziale sul magro bilancio), esamineremo le voci di costo dei cosiddetti servizi essenziali. I dati sono quelli pubblicati sul sito “soldi pubblici.gov” patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con la Banca D’Italia. Partiamo dal costo per l’energia elettrica. Sono anni che l’amministrazione ha cercato di ottimizzare i costi, ma l’unica soluzione arrivata era il Global Service, o meglio l’esternalizzazione totale, bolletta inclusa, della pubblica illuminazione. Un servizio che avrebbe comportato un appalto della durata ultradecennale. Sarebbe bastato forse, usare meglio i 40 milioni di euro di fondi Piu Europa e installare lampioni a risparmio energetico.

2-impianti-illuminazione-pubblicaA Scafati nel 2016 la bolletta è costata 2,37 milioni di euro, con una media di 47,73 euro per scafatese. La media nazionale è pari ad euro 29,68. Alla voce “Servizi ausiliari e spese di pulizia” si registra un costo totale di 414 mila euro, pari a 8,14 euro pro capite. Sporcano gli scafatesi, considerato che la media nazionale è pari ad euro 6,75. Si cresce adesso, parliamo dei costi per lo smaltimento rifiuti. Una voce amara per gli scafatesi, che pagano una delle imposte più alte della Regione. La più alta della provincia di Salerno. E che genera anche un’altissima percentuale di tributi evasi. Nel 2016 il comune di Scafati alla voce “contratto per smaltimento rifiuti” (altro non è che quando viene corrisposto all’Acse) ha pagato 7,45 milioni di euro, pari ad euro 146 a testa per ogni scafatese. La media italiana è di euro 128. Per la “soddisfazione” dell’ex consigliere comunale Marco Cucurachi, che da tempo porta avanti una sua personale battaglia contro la Geset, il “contratto di servizio per la riscossione tributi” ha registrato nel 2016 pagamenti per euro 874 mila, pari a oltre 17 euro per scafatese. I nostri connazionali pagano in media 3,71 euro pro capite. Segno questo anche dell’alto tasso di evasione locale. Infine, ma non per ultimo, la “gallina dalle uova d’oro scafatese”, il settore più volte attenzionato dal nostro quotidiano: “Spese per liti, patrocinio legale”. Nel 2016 il Comune ha emesso pagamenti per oltre 400 mila euro (l’Avvocatura nel complesso costa però molto di più) pari ad euro 7,88 per ogni scafatese. La media pro capite italiana è pari ad euro 3,19. Una città litigiosa a quanto pare, oltre che sporcacciona ed evasore. Oppure semplicemente un’amministrazione comunale poco parsimoniosa e attenta alla spesa. Delle due l’una, Saladino è avvisato.

Consiglia