Scafati. Canale Bottaro e piazza Vittorio Veneto, che schifo

Scritto da , 3 giugno 2017

Di Adriano Falanga

Campa cavallo, che l’erba cresce. E pure rigogliosa. Che a Palazzo Mayer ci sia un’amministrazione comunale eletta, o una commissione straordinaria prefettizia, poco importa. Il degrado resta sotto gli occhi di tutti e c’è poco da puntare il dito contro l’Acse, quando da anni viene permesso che il Canale Bottaro sia diventato una fogna a cielo aperto. Tutto questo in pieno centro, sotto le finestre del Municipio e adiacente la bellissima chiesa Madre della Santa Patrona Maria Delle Vergini. Colpa del Consorzio di Bonifica, che seppur riscuotendo le dovute bollette ricambia con un servizio palesemente scadente, insufficiente e a tratti assente. Ma colpa anche di quei lavori per il risanamento del Sarno, partiti con l’ex commissario generale Jucci e arenatisi dopo la bonifica del letto del Bottaro. Una bonifica che oggi diventa impellente e necessaria non solo da un punto di vista estetico, ma anche e soprattutto sotto l’aspetto sanitario. Lo sanno bene i residenti di via Roma, piazza Vittorio Veneto, via Melchiade, via Zara, costretti a convivere 365 giorni l’anno con zanzare, topi enormi, serpentelli d’acqua e ogni sorta di insetto che prospera lungo la “selva” che è diventato lo storico canale Bottaro. E così le serrande di quei pochi esercizi commerciali continuano a calare definitivamente, le case si svalutano, e la salute ne risente.

1-canale bottaro2 1-canale bottaro3Addio sogni di gloria, quando si attraversa il ponte in piazza, dove la storia insegna essere nata la Resistenza partigiana in Italia. Anche la lapide voluta in ricordo dello storico 28 settembre è lasciata a se stessa. Scafati città medaglia d’oro alla Resistenza e al valor militare, è diventata oggi la cenerentola dell’Agro. Scioglimento? C’entra nella misura in cui gli scafatesi lo hanno permesso. Il degrado del centro storico, e la sua dequalificazione socio urbana è iniziata molti anni prima, complice certamente anche il lassismo politico delle Istituzioni, che hanno preferito puntare su altre forme di “riqualificazione”, lasciando crollare il proprio patrimonio storico culturale. La commissione ovviamente non ha in mano la bacchetta magica, e le casse vuote dell’Ente non lasciano margini per puntare su progetti di sviluppo ex novo. L’unica soluzione possibile è un sano risveglio della coscienza civica degli scafatesi, a partire dal rispetto e dalla tutela del proprio territorio. Bisogna uscire dallo stato mentale che tutto ciò debba essere necessariamente subito passivamente. Non può e non deve essere così, un simile schifo è da terzo mondo, e va denunciato, non tollerato.

LA FONTANELLA ROTTA DA UNA SETTIMANA

2-fontanellaC’era una volta una fontanella pubblica in piazza Vittorio Veneto. Fino a che qualcuno non pensò di portarsela via. Capita, oramai a Scafati è razzia di beni pubblici. Basti pensare ai dondoli in metallo, quelli con molla sotto, portati via da diverse piazzette scafatesi di recente riqualificate. Funziona così, chi prima arriva porta via. Tanto, chi controlla e chi punisce? La Città ha altro a cui pensare. Ma il problema non è neanche questo, perché dal moncone che resta della fontanella in piazza continua a sgorgare acqua, sprecandone centinaia di litri. Nel momento in cui scriviamo, è passata una settimana e sia la perdita che il moncone sono ancora presenti. Ecco, questo rende perfettamente l’idea di cosa significhi avere la totale assenza di un servizio di manutenzione in house, che possa provvedere al momento al ripristino di un bene danneggiato. Dopo qualche giorno a dire il vero la copiosa perdita è stata pure fermata (ma la fontana non è stata reinstallata) solo che qualcuno nottetempo provvede a riattivare lo zampillo. I residenti raccontano di poveracci che si servono dell’ acqua per usi personali, riempiendo taniche e portandosele via.

2-piazza vittorio venetoSempre in piazza Vittorio Veneto, sono in pessime condizioni anche le aiuole e le piante che la circondano. Non solo erbaccia, ma anche cartaccia, tanta, accumulata ai margini dei marciapiedi. E così, in tempi di crisi finanziaria dell’Ente, anche una semplice quanto periodica e classica “scopata” a mano della piazza centrale del paese diventa impresa ardua. Sono tempi duri, non c’è dubbio.

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