Scafati. Ausiliari del traffico, quale destino per il personale della Publiparking?

Scritto da , 21 luglio 2017

Di Adriano Falanga

La revoca della convenzione con la Publiparking ha messo in agitazione il personale addetto al servizio. Una ventina le famiglie che ruotano attorno alla sosta a pagamento, tra ausiliari del traffico e la cooperativa che si occupa della manutenzione. Una sola certezza al momento, la convinzione della commissione straordinaria nel far gestire direttamente all’Acse il servizio. Non sono però ancora noti i dettagli, o meglio, il come la società partecipata intenderà strutturarsi, non avendo mai gestito il servizio e non avendo né il personale e neanche la logistica idonea. E soprattutto, non avendo molte risorse economiche da investire. La sola ipotesi che non dovesse avvalersi dell’attuale personale in forza alla Publiparking mette in allarme gli operatori della sosta. Il rischio è alto, e al momento non ci sono contropartite rassicuranti. Una relazione presentata alla commissione prefettizia dal comandante della Polizia Locale Pasquale Cataldo ipotizza il controllo e la verifica dei ticket di pagamento a cura della Polizia Locale. Una scelta che lascia perplessi, in quanto ad oggi il personale è pesantemente sottodimensionato. Si stanno studiando le modalità più idonee, cercando di evitare la ricaduta sociale sugli ausiliari, incolpevoli di qualsiasi manovra amministrativa e istituzionale che ha comportato la rescissione del contratto col loro datore di lavoro. Dalla sede dell’Acse di via Diaz si attendono risposte, al momento il servizio sarà assicurato fino alla scadenza di contratto, prevista per il mese di settembre. Il controllo analogo di Palazzo Mayer ha verificato l’irregolarità nella gara d’appalto voluta dall’Acse (su indirizzo politico della vecchia amministrazione comunale) e soprattutto stabilito che la gestione in house sarebbe economicamente un vantaggio per la partecipata. Fatto strano, o quantomeno curioso, perché nessuno dalla casa comunale ebbe ufficialmente da ridire quando il cda dell’Acse stabilì che il servizio così portato avanti non avrebbe comportato perdite. Anzi, la gestione conto terzi o la gestione in house avrebbe comportato una sostanziale situazione di pareggio economico. Andiamo a ritroso allora.

Con l’approssimarsi della scadenza della convenzione con l’Aipa, e consapevole della volontà del Comune di Scafati di non rinnovare il contratto, il cda dell’Acse (presidente D’Angolo, vice Petrucci, componente Infantile) diede incarico ad una società romana, la IT Trasporti srl, di redigere uno studio di fattibilità sulla gestione della sosta a pagamento. Un progetto pagato 14 mila euro oltre iva e spese accessorie. Il lavoro consegnato analizzava tre possibili scenari di gestione della sosta a pagamento. Il primo modello prevedeva l’affidamento in house all’Acse con possibilità di appalto pubblico dei soli servizi di controllo, manutenzione e informazione. In questo caso il relativo conto economico prevedeva un pareggio sostanziale. Il secondo modello prevedeva la totale estromissione dell’Acse con affidamento da parte del Comune di Scafati ad una società esterna dell’intero servizio. In questo caso si sarebbe avuto un risultato gestionale positivo di oltre 60 mila euro. Il terzo modello prevedeva infine la totale gestione del servizio in capo alla partecipata, e anche in questo caso il relativo conto economico prevedeva un pareggio sostanziale. Lo studio fu girato al primo cittadino, arrivando in consiglio comunale. In questa sede fu ribadita la volontà di non dare in gestione a terzi il servizio, ma trovando l’Acse impreparata a rilevare nel breve periodo il servizio, e onde evitare di rimanere scoperti, fu approvata la gestione in house con possibilità di concessione esterna. La “premessa” contenuta nella proposta di deliberazione, recitava: “La sosta a pagamento è qualificabile come servizio pubblico locale a rilevanza economia e che per questi servizi la Giurisprudenza della corte di Giustizia Ce avvallata dal Consiglio di Stato, ha ritenuto ammissibile l’istituto dell’In House Providing”. Poi, dopo due anni, il passo indietro. Da palazzo Mayer si sono accorti di aver fatto male i conti.

IL PD: abbiamo sempre sostenuto che il contratto era nullo ed antieconomico

<<Lo abbiamo sempre sostenuto che il contratto era nullo ed antieconomico per l’Ente. Nullo perché la partecipata comunale non poteva appaltare un servizio che doveva gestire in proprio ed antieconomico perché ha comportato un esborso notevole di risorse per l’Ente in predissesto>>. Così in una nota stampa il Partito Democratico locale. <<A prescindere dalle responsabilità che saranno accertate nei modi e nelle forme opportune, ci preoccupano le sorti delle famiglie dei dipendenti, che speriamo siano ricollocati o impiegati per l’espletamento del servizio. Dispiace, ovviamente, che a distanza di anni dai nostri rilevi, sia stata accertata l’illegittimità del rapporto. Se qualcuno ci avesse ascoltato avremmo risparmiato soldi e i dipendenti avrebbero avuto un futuro più’ sicuro>>. Polemico Pasquale Coppola, ex presidente del consiglio comunale: <<si raccolgono i cocci di un’amministrazione fallimentare, e a pagarne le conseguenze sono, ancora una volta, i lavoratori e le famiglie. Prima con lo sport e la mensa scolastica, oggi addirittura si corre il rischio di lasciare senza lavoro tante famiglie scafatesi. Mi auguro che l’Acse trovi la soluzione giusta per assorbire l’attuale personale ausiliario, assunto dall’Aipa anni fa grazie ad un sorteggio pubblico curato proprio dall’Acse>>.

 

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