Scafati. Appello ai commissari: “salviamo la Villa Comunale”

Scritto da , 25 maggio 2017

Di Adriano Falanga

Era il vanto di ogni scafatese, considerato tra i primi 15 giardini più rinomati d’Europa. Parco Wenner, o meglio la Villa Comunale, è oramai al tramonto. E la situazione da drastica rischia di arrivare nell’irreversibile. Un tempo fiore all’occhiello, luogo di aggregazione e socializzazione, intere generazioni sono cresciute sotto la fresca ombra dei pini secolari. Pini che oggi si presentano gravemente malati, così come le rinomate palme, alcune tra le più rare d’Europa. La soluzione? Tagliare, abbattere, eliminare. Un patrimonio botanico che sta scomparendo, tra l’indifferenza delle Istituzioni e la rassegnazione degli scafatesi. La Villa oggi è aperta poche ore al giorno, ma potrebbe anche stare chiusa, considerato lo stato di incuria e sporcizia in cui versa. Vegetazione selvaggia dappertutto, che deturpa le aiuole e addirittura “inghiotte” le storiche montagnole, che Gian Giacomo Mayer volle per incontri, convivi e concerti musicali nella bella stagione. Oltre 30 mila mq di verde lasciati al loro destino. La Villa ebbe l’ultima sua ristrutturazione nel 2000, sotto l’amministrazione di Nicola Pesce. Una volta poteva contava su una squadra di giardinieri e custodi propri, nel tempo decimati fino a scomparire. Oggi la manutenzione della villa è esternalizzata, al momento non risulta neanche attivo un servizio ad essa dedicato, con la presenza di esperti agronomi. Le foto che testimoniano lo stato di totale abbandono del parco sono diventate virali sul web. Centinaia i commenti, tutti di sconcerto, rabbia, e indignazione. Da qui l’appello alla commissione straordinaria: <<non lasciate morire la nostra villa>>

SERGIO CATALANO: “GRAVI MANCANZE DI CHI HA AMMINISTRATO”

1-villa (2)L’architetto scafatese Sergio Catalano è tra i progettisti che nel 2000, tramite concorso, curarono e realizzarono il restyling della Villa Comunale. Da parco pubblico fu riportato a giardino storico, restituendogli l’originario aspetto e architettura, eliminando ogni intervento fatto negli anni, comprese le tanto amate “vasche delle papere”, scenograficamente belle per servizi fotografici, ma fuori dal contesto originario del parco. <<Durante gli ultimi dieci anni si sono aggiunti vari interventi tanti incauti quanto invasivi che ne hanno inficiato l’immagine e la fruizione come giardino storico – spiega Catalano – Mi riferisco all’assurda distruzione del sottobosco (che era stato con cura ricostruito col restauro del giardino del 2000), la costruzione di gabbie per animali, il posizionamento di segnaletiche inutili per piste ciclabili impossibili, l’inserimento di elementi estranei nella vasca centrale, ritenuti decorativi ma che  di fatto non hanno tenuto in nessun conto il restauro e la riqualificazione del 2000, dimenticando che essa era stata realizzata secondo i dettami e prescrizioni della Soprintendenza. Ciò che resta più grave è comunque la mancanza di una manutenzione e di un programma di uso di strutture esistenti uniche nel loro genere, come le Serre ornamentali di inizio XIX secolo, pur restaurate e funzionanti con impianti di riscaldamento ed irrigazione con l’intervento del 2000>>. Ma non tutto è ancora perduto secondo l’architetto: <<la nostra villa era e può ancora essere una risorsa importante per la nostra città, sia in termini di benessere che può dare ai cittadini come parco urbano, sia in termini di ritorno economico per la sua capacità di attrazione di turismo anche extra comunale. Purtroppo, chi avrebbe dovuto comprendere ciò in questi anni, non lo ha fatto, lasciando colpevolmente nell’abbandono una risorsa inestimabile per gli Scafatesi.

BRUNO PAGANO: “IL MIO PROGETTO FU SCARTATO”

1-villa (3)Eppure negli anni di amministrazione Aliberti c’è stato chi ha pensato di recuperare la Villa comunale. Un progetto importante che doveva essere finanziato con i fondi Piu Europa, ritenuto poi secondario rispetto alla riqualificazione urbana. A sottoporlo all’ex maggioranza alibertiana fu Bruno Pagano. Un parco multifunzione, suddiviso per aree tematiche e dedicate alle diverse fasce d’età. <<Nel progetto immaginiamo spazi per tutte le categorie e le varie fasce generazionali. L’anziano, Il bambino, il ragazzo con spazi per i giochi all’aperto e di interesse didattico e di apprendimento del rispetto per l’ambiente – spiegava Pagano a marzo 2015 – Ricordo ancora le ampie vasche collegate da ponticelli, e in cui nuotavano oche, trote e pesci rossi. I fotografi della zona realizzavano da noi i loro servizi fotografici per matrimoni e prime comunioni. Ecco, noi abbiamo pensato di ricreare quell’architettonica e stipulare poi convenzioni con i professionisti che volessero realizzare in villa i propri servizi fotografici. E’ un dato di fatto che l’attuale progetto di intendere la Villa come un orto botanico è fallito non appena finirono i fondi per la sua realizzazione. Nel progetto punteremo al recupero delle casse armoniche (le cosiddette montagnole ndr) create dalla famiglia Wenner come luogo per musica dal vivo, e sopraelevate per sfruttare meglio l’acustica. Qui pensiamo di far esibire i tantissimi giovani talenti nostrani>>. Il progetto fu realizzato dall’ingegnere Monica Coppola, attualmente in servizio all’ufficio Lavori Pubblici. Costo preventivato un milione di euro. Giace oggi in un cassetto di Palazzo Mayer.

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