Scafati. Anno nuovo, Giunta nuova? Rischia Fogliame. Veto su Raviotta.

Scritto da , 19 dicembre 2015

Di Adriano Falanga

Anno nuovo, giunta nuova. Le voci su una prossima rimodulazione della giunta si rincorrono, comincia il toto nomi ma lui, Pasquale Aliberti, ha deciso di rinviare tutto a dopo la pausa natalizia. Doveva tenersi una prima riunione di maggioranza post decadenza-dimissioni giovedi sera, ma alla fine è saltata, per impegni familiari dello stesso primo cittadino. Aliberti però non è affatto fermo, anzi. In questi giorni sta incontrando personalmente coloro che sono venuti meno sulla decisione di portare la città al voto anticipato, i consiglieri Roberto Barchiesi, Pasquale De Quattro, Stefano Cirillo. Appare più defilata la posizione di Alfonso Carotenuto, ritenuto dai fedelissimi il primo “responsabile” del mancato ritorno al voto. Due sono le linee di pensiero, una vede il sindaco azzerare tutto: giunta e cda delle partecipate, l’altra vuole invece una semplice rimodulazione della giunta, con l’ingresso di Teresa Formisano. Una decisione che non troverebbe grosse rimostranze, purché tutto avvenga in quota Forza Italia. Il partito del primo cittadino conte infatti già 4 esponenti nell’esecutivo: Annalisa Pisacane, Giancarlo Fele (vicesindaco), Antonio Fogliame e Antonio Pignataro (non eletto).

L’ipotesi più probabile vede l’avvicendamento Formisano-Fogliame, in virtù del rapporto voti presi-fiducia consiglieri. Uscirà quasi certamente anche Antonio Pignataro, assessore a “scadenza”. Al suo posto un componente espressione delle liste civiche. L’obiettivo è lo scorrimento delle liste, in questo modo si riuscirà ad avere in consiglio comunale nuovi volti, magari più “affidabili”, come ad esempio Ciro Albano, primo non eletto in quota Pdl (oggi Forza Italia). Aliberti ha bisogno di 13 voti certi, e al momento può contarne solo 9. Si arriva ad undici con Michele Raviotta e Filippo Quartucci. Il passaggio di questi due a pieno titolo in maggioranza scontenta gran parte degli alibertiani, mentre ci sarebbe addirittura il veto sull’ingresso di Raviotta in Giunta. Un veto posto dal gruppo dei “nuovi dissidenti”, che potrebbe di contro reclamare visibilità nell’esecutivo. Altro che epurazioni, la maggioranza si muove sul filo della “sfiducia” ma non a Pasquale Coppola, bensì allo stesso primo cittadino. Un nuovo patto che proietti l’amministrazione al 2018, ma frutto di nuovi equilibri nati sul post decadenza. C’è poi chi vede in bilico anche il vice sindacato di Giancarlo Fele, che potrebbe andare ad Annalisa Pisacane. Sarebbe però una mossa troppo estrema, che minerebbe il già precario equilibrio di maggioranza. Fele è forse l’unico alibertiano che gode di una sua autonomia politica, e di consenso personale tra i consiglieri comunali. Quanto agli eventuali azzeramenti dei Cda delle municipalizzate, quali sono l’Acse e la Scafati Sviluppo, ciò rappresenta solo una flebile possibilità, perché le nomine sono a “scadenza” e non è possibile rimuovere i componenti prima della fine del mandato, e comunque solo in casi particolari, che non prevedono la motivazione squisitamente politica.

Alla Scafati Sviluppo troviamo come amministratore delegato Mario Ametrano, presidente Antonio Mariniello e componente Emanuele De Vivo. Gli ultimi due “pescati” dalla lista “Noi per Scafati” che vede Mariniello coordinatore e Alfonso Carotenuto consigliere comunale. Potrebbero rischiare? Probabile, ma non prima della scadenza del mandato, previsto con l’approvazione del prossimo Bilancio, entro fine 2016. E comunque, la delicata situazione in cui versa la società, che segue la reindustrializzazione dell’area Ex Copmes, esclude ogni ritocco. Anche lo cda dell’Acse sarebbe blindato dal mandato triennale, e la sua scadenza è tra due anni. E ad ogni modo, nessun consigliere comunale attualmente in carica potrebbe occupare uno di questi ruoli, ai sensi del decreto legislativo 39/2013, che disciplina l’inconferibilità e incompatibilità degli incarichi in enti pubblici. Se si vuole andare avanti fino al 2018 ad Aliberti non resta che ricompattare la sua squadra, quella uscita dalle urne nel 2013. Le new entry Quartucci e Raviotta sembrano destinate a restare all’opposizione. O meglio, all’opposizione dell’opposizione. Ma non in maggioranza.

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