Scafati. Aliberti ritira il contenzioso: è sempre caos. E c’è un nuovo salvagente per il sindaco.

Scritto da , 10 dicembre 2015

Aliberti resta al suo posto. Come da vigilia,  è stata una seduta consiliare al cardiopalma, che termina con un inaspettato colpo di scena:”dimettiamoci tutti”.  Comincia con una riunione di maggioranza tenuta prima della seduta il tanto atteso consiglio comunale avente come tema centrale la decadenza del primo cittadino. Presenti tutti, anche i dissidenti Pasquale De Quattro, Roberto Barchiesi e Alfonso Carotenuto. C’è anche Stefano Cirillo. Prima di arrivare al momento centrale della serata, il primo cittadino ha voluto prendersi oltre mezz’ora per rispondere, e smontare, la mozione del Partito Democratico sulle politiche dell’ immigrazione e  della sicurezza.
Volti tesi in maggioranza, mentre Aliberti appare sereno. Ancora più serena la minoranza, nonostante il Tar in mattinata ha rigettato la domanda di adozione di misura cautelare monocratica presentata dal presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola, che mirava a sospendere “inaudita altera parte” il deliberato del consiglio comunale convocato da Teresa Formisano il 27 novembre. Il giudizio è stato fissato dopo la Camera di Consiglio del prossimo 12 gennaio. Una decisione che secondo Aliberti mostra “che operiamo nella legalità” e che avrebbe convinto la maggioranza ad andare avanti nel procedimento della decadenza del primo cittadino. Arriva però il primo colpo di scena, all’apertura della discussione sulla decadenza gli animi si accedono quando l’assessore dimissionario Diego Chirico chiede parola. Premesse le  sue scuse al presidente Coppola, legge una Pec arrivata qualche ora prima dal responsabile dell’Avvocatura Francesco Romano. Il legale informa le assise della decisione del sindaco di ritirare il contenzioso che, di fatto, fermerebbe il procedimento della decadenza. Spunta però un emendamento richiesto dai consiglieri di maggioranza Brigida Marra, Daniela Ugliano, Teresa Formisano, Alfonso Pisacane, Carmela Berritto. Si chiede di riconoscere la delibera 57 del 27 novembre, cioè il deliberato su cui pende il giudizio del Tar. «Il sindaco rinuncia, ma noi riteniamo necessario andare avanti nel procedimento», spiegherà la forzista Marra. Appare subito palese la contrarietà di Coppola di procedere, in quanto all’ordine del giorno «c’è la seconda fase del procedimento di decadenza, e non il terzo». Uno scenario ampiamente previsto alla vigilia. «Non consentiremo di recuperare gli effetti della delibera del 27 novembre, votata in un consiglio comunale secondo il vice prefetto convocato illegittimamente e su cui dovrà pronunciarsi il Tribunale amministrativo. Per questo motivo riteniamo inammissibile l’emendamento» è la posizione di Marco Cucurachi, Pd.
Secondo Mario Santocchio, Fdi: «Apprendiamo con piacere della rinuncia del sindaco, ora tocca scusarsi con la città per averla tenuta sospesa su questo procedimento». Secondo l’avvocato ex presidente del Cstp, l’emendamento proposto cambierebbe l’ordine del giorno e, quindi, inammissibile. Coppola annuisce. Viene sospesa la seduta per cinque minuti, affinché i consiglieri possano confrontarsi. Non è chiaro perché, nonostante il sindaco abbia ritirato il contenzioso, cinque suoi consiglieri vogliano proseguire il procedimento e legittimare la seduta del 27. È ancora Brigida Marra a spiegare: «Il Tar non ha sospeso la delibera 57 quindi l’emendamento è pienamente legittimo. Se non si attiene al regolamento comunale, lei presidente si rende responsabile di omissione di atti d’ufficio». Coppola propone di accogliere la rinuncia del sindaco e di ritirare il contenzioso, fermando quindi il procedimento di decadenza. Si accendono gli animi quando questi chiude la discussione rifiutando l’intervento di Daniela Ugliano, Aliberti, che non puo prendere parte alla discussione, prova a interagire con i suoi consiglieri ma viene richiamato al silenzio più volte. Si scatena una bolgia, viene chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. «È omissione di atti d’ufficio», continua ancora la maggioranza. Lo scontro è sull’emendamento, sia Coppola che la minoranza si ostinano a dichiararlo inammissibile perché di fatto andrebbe a legittimare il consiglio comunale del 27. Finisce che il deliberato viene votato dalla sola minoranza in quanto l’altra parte lascia l’aula. Ma non finisce qui, perché al rientro in aula è la minoranza che abbandona. Si cambia registro e Daniela Ugliano lancia la proposta shock: «Dimettiamoci tutti allora, noi domattina saremo dal notaio, ma dobbiamo farlo tutti assieme». Insomma, continuare fino al 2018 sembra proprio impossibile e non voluto. La sfida questa volta non è più la decadenza, ma le dimissioni collettive. La minoranza accetterà?

 

«Dimettiamoci tutti», l’ultima buona carta per consentire al primo cittadino di ricandidarsi

SCAFATI.  La decadenza è oramai superata. Adesso cosa accadrà?
Ritirato il contenzioso, il consiglio comunale dovrà ritornare in aula tra dieci giorni minimo e prendere atto della decisione del sindaco. Ma la partita sul voto anticipato non è affatto conclusa perché adesso la sfida è aperta sulle dimissioni collettive. “Dimettoci tutti” è quanto ha dichiarato Daniela Ugliano, anche se non si conosce ancora a nome di quanti consiglieri suoi colleghi abbia parlato. Non tutti erano concordi sulla decadenza, non tutti saranno probabilmente concordi sulle dimissioni. E comunque anche questa sfida deve concludersi entro il 16 dicembre, e sempre per poter permettere ad Aliberti di ricandidarsi, cosi come la stessa Ugliano ha ammesso.
“Prendiamo atto che questa assise è oramai inesistente” ma l’appello è rimasto per ora inascoltato in quanto la minoranza aveva già lasciato l’aula consiliare.
Una sfida però che Mario Santocchio aveva chiesto durante la seduta consiliare, e quindi, teoricamente dovrebbe essere il primo a raccogliere il “guanto” lanciato dagli aliberiani.
Non sembra che il Partito democratico  sia disposto o almeno non prima del 16 dicembre e questo per evitare ad Aliberti il terzo mandato.
Tutto sarà chiaro solamente nelle prossime ore.                 (a.f.)

 

Ricorso contro il Consiglio comunale del 27 novembre, il Tar non concede la sospensiva

E’ arrivata a mezzogiorno in punto la decisione del Tar di Salerno che ha fissato la Camera di Consiglio al 12 Gennaio 2016, rigettando però la richiesta di sospensione per “inaudita altera parte” presentata dall’avvocato Marcello Feola per conto sia del presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola che dei consiglieri: Marco Cucurachi, Nicola Pesce, Michelangelo Ambrunzo, Michele Grimaldi, Cristoforo Salvati, Mario Santocchio, Angelo Matrone e Pasquale Vitiello.
Il ricorso è stato presentato per l’annullamento della nota del 26 novembre scorso, a firma del consigliere anziano Teresa Formisano con la quale fu convocato (illegittimamente secondo il vice prefetto vicario di Salerno, Giuseppe Forlenza) il consiglio comunale del giorno seguente.
Si chiede di annullare quindi anche la delibera votata, la numero 57, che di fatto ha “superato” la seconda fase del procedimento per la decadenza del primo cittadino Pasquale Aliberti, e di “ogni atto connesso o conseguente e comunque ostativo all’accoglimento del ricorso”.
La sospensione era stata ritenuta necessaria per evitare la baraonda istituzionale conseguenziale alla votazione di due deliberati consiliari assolutamente identici, frutto di due diverse sedute, la prima convocata da Teresa Formisano, e su cui pende anche la scure della procura presso il tribunale di Nocera Inferiore, e la seconda ordinariamente all’ordine del giorno, come da convocazione del presidente Pasquale Coppola.
Adesso, nonostante la decisione presa ieri sera, la parola definitiva spetterà comunque alla Giustizia Amministrativa, che si pronuncerà il 12 gennaio prossimo.
Un lungo braccio di ferro politico, istituzionale e giudiziario che non ha risparmiato nessuno, dai consiglieri al Prefetto, passando per la Procura di Nocera Inferiore e finendo al Tribunale Amministrativo.
Tutto scatenato dal contenzioso contro il Comune che il sindaco Pasquale Aliberti ha aperto pur di poter costruire una “tettoia” presso la sua abitazione.
Una motivazione che la Procura di Nocera, sulla base degli esposti presentati dalla minoranza, ritiene essere solo un “bluff” per permettere ad Aliberti di potersi ricandidare per un terzo mandato, che la legge vieta.
Cosa possibile se il sindaco riuscirà però a decadere (definitivamente) entro il 16 dicembre.
Nulla è ancora del tutto definito, fino alla prossima Camera di Consiglio del 12 gennaio.
(a.f.)

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