Scafati. Aliberti lascia, Fele: “finisce un’era”. E Pagano invoca le larghe intese

Scritto da , 29 novembre 2016
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Di Adriano Falanga

“Dopo aver preso atto della decisione del Tribunale del Riesame, pur ribadendo la mia completa estraneità rispetto ai fatti che mi vengono contestati, ritengo doveroso, per correttezza e rispetto delle istituzioni e nell’interesse della città e dei cittadini tutti, fare un passo indietro e lasciare ogni impegno politico, per cui presento le mie irrevocabili dimissioni dalla carica di sindaco. Grazie a tutti per l’affetto e la vicinanza umana di questi giorni”. L’ultimo post da sindaco sulla sua pagina Facebook, Pasquale Aliberti comunica così alla “sua” città le sue dimissioni. Le ha protocollate alle 16:17, con protocollo interno n°52167. Aliberti lascia la fascia tricolore dopo la richiesta d’arresto confermata dal riesame di Salerno, così come chiesto dalla Procura Antimafia. Voto di scambio politico mafioso l’accusa, gli arresti motivati dalla concreta possibilità di reiterazione del reato, in quanto ancora sindaco e considerata la sua propensione a fare accordi con i clan. Una scelta, le dimissioni, suggerite sia dal suo stesso partito Forza Italia, ma anche dai suoi fedelissimi, che in questi giorni non lo hanno mai lasciato solo. Anche gli avvocati De Caro e D’Amaro hanno consigliato al sindaco di lasciare la fascia tricolore, in modo tale da arrivare in Cassazione rimuovendo la possibilità di reiterazione, in quanto non più primo cittadino. Un periodo buio, non certo facile sia dal lato umano, che politico e giudiziario. Il riesame ha smontato l’intero memoriale difensivo di Aliberti, e questo non solo ha complicato le cose, ma ha restituito un quadro accusatorio più complesso di quanto non lo era già prima, ragion per cui, gli avrebbero suggerito i suoi legali, occorre lasciare Palazzo Mayer e studiare ogni strategia utile lontano dai riflettori mediatici. Esattamente un anno fa Aliberti accarezzava il sogno di un terzo mandato consecutivo, attuando la strategia della decadenza “pilotata”, grazie anche all’avallo di quasi tutta la sua maggioranza, e il supporto degli uffici comunali competenti. Sogno svanito, e oggi si concretizza l’addio. Un addio burrascoso, con la città attonita e confusa e le forze politiche che “accendono i motori”. Ma parlare di nuove elezioni è assolutamente prematuro, il commissariamento non durerà meno di un paio d’anni, soprattutto in previsione, oramai certa, di scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Non solo, il terzo comune della provincia e primo comune dell’agro nocerino rischia concretamente di non avere un rappresentante nell’ente Provincia e neanche di poterne esprimere uno. La tornata elettorale si terrà il prossimo 8 gennaio 2017. Con la legge Delrio possono votare i sindaci e i consiglieri comunali della Provincia di Salerno. Possono essere eletti alla carica di componenti del Consiglio Provinciale i sindaci e i consiglieri comunali. Le liste dovranno essere presentate presso l’ufficio elettorale di Palazzo Sant’Agostino entro le ore 12 di lunedì 19 dicembre 2016. E il commissariamento del Comune lascia Scafati fuori rappresentanza diretta, un buco legislativo forse non previsto che rischia di non vedere nessun esponente scafatese in lista, e non solo, nessuno potrà votare, non essendoci più consiglieri comunali in carica. Brutta cosa.

GIANCARLO FELE: SI CHIUDE UN’ERA

1-fele-alibertiGli alibertiani lo considerano l’erede naturale politico di Aliberti. Giancarlo Fele è il vicesindaco, “l’uomo del silenzio”, abituato a stare lontano dai riflettori. Toccherà a lui trainare l’ente in questi venti giorni, tanti quanti necessitano affinchè le dimissioni siano irrevocabili. Tecnicamente infatti Aliberti può ancora ritirarle. “Finisce sicuramente un’era. Nel modo purtroppo più triste e più brutto. Le dimissioni un atto di responsabilità. Oggi, seppur davanti ad un fatto così eclatante e raro, vorrei peró non parlare di politica ma augurare sinceramente all’uomo Pasquale Aliberti di poter affrontare il prosieguo delle vicende giudiziarie in maggiore serenità ed accompagnato dagli affetti familiari. La partita che si gioca adesso è ben più grande ed importante della politica, che seppur non di secondo piano per me oggi non riesce a prevalere sul rispetto verso la persona ed il dramma che sta vivendo”. Vicinanza umana, ma con un occhio a ciò che è possibile portare avanti prima dell’arrivo del commissario. “Nonostante il disorientamento del momento ovviamente si deve anche pensare a cosa fare nelle prossime ore. Priorità all’accordo di programma relativamente al PIU Europa e alla Rassegna natalizia. Il sindaco intendeva accelerare dopo che la Regione aveva riaperto questa possibilità, quindi nonostante il tempo risicatissimo proveremo a produrre questi atti per accedere ai fondi comunitari – continua Fele – Lavorerò sicuramente insieme alla giunta per le cose urgenti in quanto non potremmo fare nessuna programmazione, visto che tra 20 giorni non saremo più in carica”. Dall’esecutivo fanno eco anche le parole di Nicola Acanfora, assessore all’Urbanistica e Sicurezza: “il sindaco ha dimostrato ancora una volta di avere grande senso di responsabilità, lasciamo una città migliore di quella che abbiamo ereditato quasi nove anni fa, abbiamo lavorato con passione e dedizione in questi anni sempre e solo nell’interesse dei cittadini, sono orgoglioso di aver fatto parte di questa squadra straordinaria, ringrazio tutti i miei amici, elettori e sostenitori per l’affetto e l’appoggio accordatomi. Il mio più grande in bocca al lupo va a Pasquale Aliberti e alla sua famiglia affinché possano risolvere i problemi con la giustizia, e ritrovare la serenità perduta in questi mesi”.

I FEDELISSIMI: un uomo perbene

1-maggioranza“Condivido appieno la scelta del sindaco il quale, con un atto di amore, ha fatto quel passo indietro tanto agognato dai suoi rivali. La vera sconfitta, in proposito, è quella di una opposizione da sempre incapace di un contraddittorio politico, paradossalmente anche con la maggioranza dei numeri – così Diego Del Regno – Una scelta importante per il destino del comune soprattutto sulle ricadute, perché uno scioglimento per infiltrazione mafiosa dilaterebbe i tempi di ritorno alle urne e rallenterebbe ogni attività amministrativa. Non mi resta che augurare al primo cittadino di risolvere quanto prima i suoi imprevisti giudiziari e tornare più motivato di prima ad occuparsi di politica”. Dimissioni come atto d’amore per la sua città, secondo Teresa Formisano: “Aliberti è un uomo prima ancora di essere un politico, che vive per la sua città e di sicuro dimettersi sarà stata per lui una dura prova. In ogni caso ha ancora la Cassazione per dimostrare la sua estraneità dai fatti contestati. Massima fiducia nell’uomo e nel miglior sindaco di sempre”. Per Carmela Berritto: “una passione troppo forte per la politica, la stessa che lo ha voluto fuori dai giochi perché troppo capace. Un uomo perbene, ha sempre operato per la città, pur subendo tanti tradimenti – la Berritto non ha dubbi – è stato punito ingiustamente, perché è estraneo ai fatti che gli vengono contestati”.

PAGANO FA SALTARE I 13. “LARGHE INTESE”

Bruciati sul tempo, le dimissioni di Pasquale Aliberti arrivano prima delle loro. Erano in tredici, l’appuntamento da un notaio di Salerno. Il tutto è rimasto nel segreto per evitare eventuali defezioni, ma alla fine, comunque c’è stato il passo indietro. L’intera opposizione, a partire dal Pd: Nicola Pesce, Michele Grimaldi, Michelangelo Ambrunzo, Marco Cucurachi; poi Fdi con Cristoforo Salvati, Mario Santocchio, Angelo Matrone. E poi loro, i dissidenti eletti in maggioranza: Pasquale Coppola, Pasquale Vitiello, Alfonso Carotenuto, Daniela Ugliano e Stefano Cirillo. Ha “tolto” la sua adesione solo  poche ore prima Bruno Pagano.  L’appuntamento era stato fissato già da venerdi scorso, ore 18:30 presso il noto bar Moka di Salerno, e una volta “fatto 13“, tutti da un notaio nelle vicinanze. E’ stato Pagano a far saltare il tavolo, facendo fare dietromarcia al Pd, che pure era già in viaggio. Ha sempre avuto remore nello sfiduciare il sindaco, ma questa volta, dopo l’ok agli arresti, sembrava aver capito che tutto era compromesso. “Sono stato eletto con la maggioranza che ha vinto le elezioni – ha fatto sapere Pagano una mezz’ora prima delle dimissioni di Aliberti – ad un certo punto ho preferito insieme con gli amici di Identità Scafatese, allontanarmi dalla stessa maggioranza non condividendo certe logiche, non condividendo la mancanza di dialettica sui vari problemi e temi amministrativi. Nel giorno in cui siamo stati eletti, ci siamo caricati di responsabilità verso la Città e i cittadini tutti. Ritengo quindi che la grave crisi politica e amministrativa che attanaglia la nostra comunità, vada risolta nelle sedi politiche e con ogni sforzo da parte di tutti e di tutte le forze”. Sogna le larghe intese Bruno Pagano. “Sarebbe a mio avviso utile e necessario un ragionamento politico leale e sincero tra tutte le forze presenti in Consiglio Comunale. Verificare se vi è una possibilità di intesa collettiva, di portare avanti alcuni ed importanti problemi della comunità. Tutti insieme , senza logica di appartenenza se non quella della Città e della comunità”. Tutto questo con una maggioranza ridotta a 9 consiglieri, un sindaco su cui pende una richiesta d’arresto per voto di scambio politico mafioso, e un clima di quelli al vetriolo. Fatto sta che Aliberti brucia tutti sul tempo. Diversa la posizione dei suoi colleghi Cirillo e Ugliano. “Ci dispiace che le dimissioni arrivino ora, dopo la pronuncia del riesame. È sicuramente un atto da apprezzare, ma sarebbe stato di gran lunga più apprezzabile se fossero arrivate prima, come presa d’atto politica della mancanza di una maggioranza. Dal punto di vista personale siamo particolarmente dispiaciuti e confidiamo sempre nel buon operato della magistratura che riesaminerà in Cassazione”. Anche il Pd  aspettava molto tempo prima le dimisisoni: “dispiace che giungano solo ora, dopo la pronuncia del Riesame, per ragioni evidenti di opportunismo e non certo per  il bene della città. Ed è per questo che, ora più che mai, siamo convinti di presentare una mozione di sfiducia da poter discutere in Consiglio Comunale difronte alla città, in maniera libera e trasparente, come abbiamo sempre fatto”. E la mozione di sfiducia arriverà, perché non deve essere un Tribunale a decidere il fallimento, politico, di un’amministrazione comunale.

L’EREDITA’

2-cantiere poloLa città di Scafati si appresta a vivere una delle pagini più difficile della sua storia. Ha già vissuto il commissariamento, ma questa volta il contesto è molto diverso, e sullo sfondo una città “lasciata a metà”, con molte priorità rimaste irrisolte. Non c’è stato il tempo per portare avanti la questione sicurezza, non c’è stato tempo per affrontare fino in fondo le politiche ambientali, cercando di dare risposte immediate al problema allagamenti e all’inquinamento del fiume Sarno. La speranza è che i lavori per la nuova rete fognaria non vedano una battuta d’arresto. Chi verrà, troverà davanti la sfida di un ente in pre dissesto finanziario, e opere incompiute da portare a termine. Il Polo Scolastico, la grande sfida dell’amministrazione Aliberti, assieme alla riqualificazione dell’area Ex Copmes. Entrambe finite nel vortice giudiziario e sotto esame dall’antimafia. Poi c’è il Pip, e quel finanziamento di 24 milioni di euro tanto reclamato in campagna elettorale per le regionali del 2015, e mai arrivato. Finito nel dimenticatoio il Puc: “abbiamo scritto la storia” dichiarava soddisfatto Aliberti quando il lo strumento urbanistico fu approvato. Da allora però il nulla. Il Puc è stato rimandato indietro dalla Provincia perché non è conforme alla normativa provinciale di riferimento. Ritornato all’anno zero. E come non citare la riapertura del Pronto Soccorso, e lo stallo dei servizi sociali, passando per la Villa Comunale. Tutto andato, forse, perduto. Ci restano le piazzette, il centro sociale a san Pietro, l’isola ecologica, le palestre di via della Resistenza e plesso Pisacane, la riqualificazione degli Iacp di Mariconda e via Martiri D’ungheria. I campi di calcio A e B, il canile, la strada del liceo, la messa in sicurezza dei cavalcavia completati, gli asfalti e la segnaletica stradale orizzontale e verticale, la riqualificazione delle scuole di via Lo Porto, via Martiri D’Ungheria medie ed elementari, le elementari di Mariconda e medie di San Pietro. E poi lei, la fontana rotonda sul corso Nazionale. Sullo sfondo, la mancanza di idonea e programmata manutenzione. Magari ci penserà il commissario. Scafati finisce nel tunnel.

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