Scafati. Aliberti deve fare 13. La città verso il commissariamento

Scritto da , 12 dicembre 2015

Di Adriano Falanga

Sono ore intense queste, è una corsa contro il tempo oramai, tra telefonate, sms, “giuramenti” e defezioni. Tredici è il numero da raggiungere per poter sfiduciare Pasquale Aliberti, ma al massimo si riesce ad arrivare a dodici, con Michele Raviotta e Filippo Quartucci eletti all’opposizione. Arriva anche il chiarimento di Mario Santocchio, dopo che in un primo momento era sembrata possibile la sua firma, assieme al collega Cristoforo Salvati, per la sfiducia ad Aliberti. “Abbiamo detto che qualora ci fossero state le firme di undici consiglieri di maggioranza, noi avremmo aggiunto le nostre”. Condizioni che però non si sono verificate, in quanto la maggioranza di fatto è ferma ad appena nove, Quartucci e Raviotta sono “esterni”. Tra le più attive mediatrici telefoniche Teresa Formisano e Daniela Ugliano, sarebbero loro in queste ore a fare sintesi tra il gruppo di maggioranza. La sensazione però è che alcuni consiglieri dichiaratisi disponibili avrebbero acconsentito (almeno verbalmente) solo perché sicuri che mai si sarebbe arrivati a tredici con la loro adesione, insomma, si vuole provare a salvare la faccia con Aliberti, che comincia a pensare, a questo punto, ad un consiglio comunale urgente in cui porre la questione sfiducia. Il tutto entro lunedi 14, e cioè allo scadere dei 2 anni, sei mesi e un giorno dalla proclamazione a sindaco (13 giugno 2013, in foto). Ma anche questa è un’opzione debolissima, visto che a convocare il consiglio è proprio Pasquale Coppola, vero deus ex machina del fallimento della decadenza.

La sfiducia o le dimissioni collettive comportano l’arrivo di un commissario, tramite scioglimento del consiglio comunale e della giunta. E con una situazione complicata come quella scafatese, non è affatto scontato che questi resti solo per pochi mesi. E allora, perché andare a votare, portando la città al commissariamento, quando davanti ci sono ancora due anni e mezzo di governo legittimo? Una risposta la fornisce Diego Del Regno, consigliere di maggioranza subentrato da pochi mesi al neo assessore Nicola Acanfora: “ho dato la mia disponibilità, le dimissioni sono un atto di coraggio e la manifestazione della volontà di fare politica per il popolo. Se dovessimo continuare per altri 2 anni e mezzo a guerreggiare per questioni futili e personali senza pensare alla città i danni che questa ne potrebbe ricevere sarebbero molto più gravi – spiega Del Regno – Ma quando Aliberti tornerà a vincere sarebbe buona cosa che coloro ai quali è addebitabile l’attuale situazione di instabilità si ritirassero definitivamente dalla politica”. Anche a costo di portare un commissario prefettizio a Palazzo Mayer? La città capirebbe? “La città non capirà la scelta ma, quando vedrà cantieri fermi e rallentamenti burocratici, si renderà conto del lavoro che è stato fatto da questa amministrazione e dalle fandonie messe in giro da chi, in questa legislatura, ha solo starnazzato o urlato retoricamente”.

Sono ore frenetiche e decisive queste, Aliberti starebbe incontrando di nuovo i consiglieri e la giunta, cercando in ogni modo di trovare una via d’uscita, che oramai è sempre più lontana. Se sfumasse il terzo mandato, dal 15 dicembre ci si ritroverebbe davanti una maggioranza spaccata, in forte tensione tra i componenti. Queste ultime settimane hanno messo a dura prova i nervi di tutti, e non è esclusa neanche l’apertura di una crisi politica, dopo i pesanti scontri avuti con chi non ha voluto cedere alla decadenza prima e alla sfiducia dopo.

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