Scacco matto alla “cupola” della droga

Scritto da , 4 maggio 2018
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Pina Ferro

Smantellata la “cupola” del traffico di sostanze stupefacenti. Ieri mattina circa 200 carabinieri del Comando Provinciale di Salerno, agli ordini del colonnello Antonino Neosi, con il supporto dei reparti territoriali competenti, del Nucleo Cinofili di Sarno e del settimo Nucleo Elicotteri di Pontecagnano, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 indagati (13 in carcere e 5 ai domiciliari), accusati a vario titolo di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. Sono stati anche eseguiti 35 decreti di perquisizione locale nei confronti degli stessi coinvolti e di altri 17 indagati, a vario titolo, per gli stessi reati. In carcere sono finiti: Roberto Benicchi, 51 anni residente a Bellizzi, considerato al vertice dell’organizzazione; Salvatore Del Giorno,57 anni di Salerno; Raffaele Augusto, 55 anni, di Eboli; Andrea Avagliano, 45 anni di Bellizzi; Mario Cirelli, 40 anni residente a Napoli; Mario D’Alessio detto “O Bilott”, 30 anni di Bellizzi; Francesco D’Elia, 36 anni di Nocera Inferiore, Ernesto Daponte, 39 anni di Pontecagnano; Pietro Junior Del Mastro, 39 anni di Bellizzi; Guglielmo Di Martino, 37 anni di Bellizzi; Gerardo Aniello Pagano, 53 anni residente a Cologno Monzese; Cosma Palma, 43 anni di Battipaglia; Roberto Senatore, 46 anni di Vietri sul Mare. Ai domiciliari sono stati ristretti: Francesco Basso, 31 anni di Salerno; Nunzio D’Acunzo, 51 anni di Torre Annunziata; Gerardo Martino, 56 anni di Salerno; Annarita Di Matteo, 42 anni di Bellizzi e Francesco Rainone, 33 anni di Bellizzi. L’intera operazione è stata illustrata ieri mattina nel corso di una conferenza svoltasi in Procura. A firmare le ordinanze di custodia è stato il giudice per le indagini preliminari Ubaldo Perrotta che nelle prossime ore ascolterà prima i 13 soggetti finiti in carcere e successivamente quelli ai domiciliari. L’indagine culminata nel blitz di ieri mattina è il frutto di quattro anni di attività investigativa coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Vincenzo Montemurro. L’attività investigativa ha portato all’individuazione di due gruppi criminali, collegati tra loro, dediti al traffico di sostanze stupefacenti, con base operativa a Salerno e Bellizzi, capeggiati da due esponenti del clan camorristico PecoraroRenna; Roberto Benicchi e salvatore Del Giorno. Ingenti quantitativi di droga (cocaina, eroina, hashish), acquistati a Napoli e Torre Annunziata, venivano poi rivenduti sulle piazze di spaccio di Salerno, Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Cava dei Tirreni attraverso una fitta rete di pusher. Era stata ideata una vera e propria “cupola” provinciale alla quale avevano aderito le principali figure criminali del Salernitano per la gestione unitaria del traffico di sostanze stupefacenti. Nel corso dell’indagine sono state arrestate, in flagranza, 9 persone, sono stati sequestrati 1,5 chili di stupefacenti e sono stati segnalati alla Prefettura locale numerosi assuntori delle medesime sostanze. Il blitz di ieri mattina è l’ennesima conferma che il traffico di stupefacenti è una delle attività maggiormente remunerative delle organizzazioni criminali. Il traffico di stupefacenti per avere denaro immediato da investire in altre attività. dall’attività investigativa è emersa l’esistenza di due gruppi criminali, seppur distinti e autonomi, dicevano di appartenere a un’unica organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Il sostituto procuratore della Dda salernitana, Vincenzo Montemurro, delegando le indagini ai carabinieri del comando provinciale, ha ricostruito come i due gruppi, che avevano base operativa a Salerno e a Bellizzi (Salerno), fossero capeggiati da due esponenti della malavita collegati al clan camorristico Pecoraro – Renna. Si tratta di Roberto Benicchi e Salvatore Del Giorno. Quest’ultimo, in passato, coinvolto in rapine agli uffici postali. I due avevano dato via alla rete di spaccio che gestivano autonomamente. Nonostante vi fosse la presenza di più gruppi dediti allo spaccio, si era venuta a creare, come sottolinea Montemurro, “una ‘cupola’ interprovinciale” che gestiva in maniera unitaria il narcotraffico all’ingrosso e che progettava traffici con la Spagna. Il gip del Tribunale di Salerno ha riconosciuto in pieno l’impianto accusatorio e nell’ordinanza di custodia cautelare, agli indagati, viene contestato, a vario titolo, il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e spaccio di stupefacenti in concorso.

La gambizzazione di Ferraiolo dà il via all’attività investigativa

L’attività investigativa culminata nel blitz di ieri mattina prese il via a seguito dell’agguato avvenuto in pieno centro a Salerno presso il distributore di carburante “Q8” di via Rocco Cocchia, il 22 marzo del 2013: un giovane esplose dei colpi di pistola contro Carmine Ferraiolo, nipote di Del Giorno, noto alle forze dell’ordine, attingendolo alle gambe. Per gli investigatori l’episodio era maturato in un contesto di contrapposizione relativo al traffico di sostanze stupefacenti. A quel punto presero il via le attività di intercettazione nei confronti di Salvatore Del Giorno. Dall’attività di intercettazione gli investigatori ipotizzarono l’esistenza di un gruppo di dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti che si riforniva nelle zone del Napoletano ed in particolare da Nunzio D’Acunzo. Successivamente le attività di intercettazione sono state estese anche ad altri soggetti. In quel periodo Roberto Bevicchi era detenuto ai domiciliari presso la comunità terapeutica calabra “Refina Pacis” e sovente tornava a casa. Proprio presso l’abitazione di Bevicchi fu installata una cimice. Attraverso tali intercettazioni i carabinieri sono riusciti a ricostruire l’intera ramificazione della rete di spaccio che era stata posta in piedi. Benicchi nonostante l’ordinanza cautelare a suo carico continuava nell’attività di spaccio. E dalle conversazioni intercettate presso la sua abitazione si è poi giunti all’identificazione dei soggetti coinvolti nell’intera vicenda. Benicchi e i “suoi ospiti” conversavano tranquillamente circa l’approvvigionamento di stupefacente, non utilizzavano nessun linguaggio in codice. Erano tranquilli e non avevano alcun timore di essere scoperti. Benicchi nel 2017 era stato condannato alla pena di 16 anni di reclusione per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione continuata, spaccio di droga e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, Successivamente le intercettazioni ambientali sono state estese. I militari hanno seguito passo passo le fasi di approvvigionamento di stupefacente. In qualche caso questo veniva portato a Salerno dallo stesso D’Acunzo. Ma se Benicchi presso la propria abitazione parla in chiaro, maggiore cautela utilizzano gli altri componenti il sodalizio, soprattutto nelle conversazioni telefoniche dove la droga spesso viene indicata come chili di pesci.

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