Scacco matto ai pusher della Divina

Scritto da , 5 giugno 2018
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Pina Ferro

Scacco matto alla rete di spaccio nel territorio della Divina. Sono 22 le misure cautelari eseguite, ieri mattina, dai carabinieri del comando provinciale di Salerno agli ordini del colonnello Antonino Neosi e della compagnia di Amalfi, su disposizione della Procura. Il blitz denominato Rewind è giunto a seguito di una laboriosa attività investigativa che ha portato a delineare i contorni dello spaccio in tutto il territorio della Costiera. L’indagine è stata affidata al sostituto procuratore Elena Guarino. Sono finiti in carcere: Sabino Belluno, Alessio Coppola, Pasquale Di Capua, Walter Stabile. Domiciliari per: Francesco Amodio di Minori, Vincenzo Cioffi di Maiori, Gianluca Citarella di Minori, Alfonso Paolo Calce di Ravello, Anna Maria Confalone di Maiori, Flavio Conforti di Maiori, Giovanni Della Mura di Maiori, Giuseppe Bianco di Maiori, Emanuele Di Lieto di Ravello, Alfonso Esposito di Maiori, Gennaro Esposito di Amalfi, Raffaele Scannapieco di Maiori, Gerardo Vissicchio di Atrani. Obbligo di firma per Elia Savio, Emiliano Russo, Maria Assunta Rumolo (a questi due (il provvedimento non gli è stato ancora notificato perchè all’estero), Antonio Pasquariello, Sofia Gallo, Roberto Di Lorenzo, Andrea Cioffi. L’attività di spaccio avveniva, soprattutto in strada, in villa comunale e sul lungomare di varie località della Costiera amalfitana, in particolare a Maiori. Ma lo stupefacente poteva venire consegnato anche a domicilio. Sono tutti giovanissimi, molti dei quali minori tra i 15 e i 18 anni e provenienti dai più svariati contesti sociali, gli acquirenti e i “pusher” finiti nell’inchiesta congiunta di procura ordinaria e procura per i minorenni di Salerno che,ieri, accertando 500 episodi di cessione di droga, ha portato all’esecuzione d delle misure cautelari. A vario titolo, tutti devono rispondere di cessione continuata di stupefacenti (cocaina, marijuana e hashish), di favoreggiamento e di estorsione. I minori indagati, per i quali procede la procura per i Minori, sono 5. Non c’era un capo a coordinare l’attività dei “baby pusher”, ma si tratta di vari microsistemi separati e indipendenti. Gli unici punti di contatto si avevano quando uno spacciatore non disponeva della “roba” richiesta dall’acquirente. In quei casi, si adoperava per accontentare il “cliente”, rivolgendosi ai “colleghi”. Qualcuno, però, non si accontentava solo del controllo della propria zona. Uno di loro non ha esitato a puntare una pistola al volto di un rivale. Era l’11 febbraio di due anni fa. B.S., le sue iniziali, che deve rispondere anche di estorsione, nel corso di un appuntamento nel cuore della notte a Maiori, estrasse l’arma e intimò all’avversario di non occupare più quella piazza di spaccio perchè “Maiori era sua”. L’indagine e’ cominciata nel settembre del 2015, dopo un controllo dei carabinieri, durante il quale un minore fu trovato in possesso di una modica quantità di stupefacente per uso personale. Ancor prima e sempre in quelle zone, furono arrestate 19 persone e denunciate altre 15. Due di queste, sono destinatarie della misura cautelare eseguita oggi. Dalle intercettazioni, viene fuori che uno degli indagati si lamentava al telefono perchè bisognava iniziare a privilegiare “il canale paganese” per l’approvvigionamento della droga. Molte delle sim telefoniche intercettate sono state ritrovate, ieri, durante le 40 perquisizioni compiute. Il comandante della Compagnia di Amalfi, ha sottolineato “la difficolta’ ad operare in Costiera, dovendo fronteggiare un humus di fiancheggiatori che avvisano i conoscenti che sanno essere spacciatori della presenza di pattuglie sul territorio”. Nel piccolo paese costiero, c’erano “vedette”, mimetizzate in un contesto omertoso. Gli indagati, in tutto, sono 40. In poco più di due anni e mezzo di indagini, sono stati sequestrati 965 grammi di marijuana, 40 grammi di hashish e 8 di cocaina. Arrestati in flagranza, 5 soggetti, già processati con rito direttissimo, 2 dei quali sono stati, arrestati nuovamente. Restano da individuare canali di approvvigionamento “ancora coperti dal segreto di indagine”, come evidenziato dal procuratore aggiunto di Salerno Luca Masini.

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