Sarno/S.valentino/Scafati. Furti di medicinali e visite gratis all’ospedale: la ricostruzione dell’inchiesta

Scritto da , 14 gennaio 2017

Gli 11  articoli sulla vicenda, pubblicati  il 13 gennaio 2017

La vendita dei farmaci nella scena del film cult “Febbre da Cavallo”

La vendita dei farmaci nella scena del film cult “Febbre da Cavallo”

Concetta Barba e Alfonso Ferrante

Concetta Barba e Alfonso Ferrante

Immacolata Caldarelli

Immacolata Caldarelli

—–Furti di farmaci e visite gratis. In 4 nei guai e altri 24 indagati

Ai domiciliari l’infermiere sanvalentinese Alfonso Ferranti, provvedimenti più lievi per la compagna Concetta Barba, la collega Immacolata Caldarelli di San Giuseppe Vesuviano e l’addetto alle pulizie Giovanni Strino di Angri

Le medicine sparivano dagli ospedali di Sarno, Scafati e Nocera Inferiore, dove lavoravano i principali protagonisti

 

SARNO/SCAFATI/SAN VALENTINO TORIO/NOCERA INFERIORE/ANGRI. Rubavano farmaci dall’ospedale e facevano eseguire analisi di laboratorio o visite mediche ospedaliere grazie a medici compiacenti attraverso il pronto soccorso dell’ospedale di Sarno, simulando l’urgenza per fare prima e non pagare i ticket. Quattro misure cautelare eseguite ieri mattina in base alle indagini del pm Roberto Lenza e dei carabinieri della stazione di San Valentino Torio, comandati dal maresciallo Corvino. Il Gip Paolo Valiante del tribunale di Nocera Inferiore ha valutato sei richieste di misure cautelare nell’inchiesta che conta complessivamente 28 indagati, tra personale infermieristico e medico e addetti delle pulizie. Il giudice delle indagini preliminari ha ordinato gli arresti domiciliari per il 51enne Alfonso Ferrante, infermiere di San Valentino Torio, padre dell’assessore comunale sanvalentinese con delega – tra l’altro – alle politiche sanitarie. Nei guai anche la convivente di Alfonso Ferrante, la 48enne Concetta Barba di Nocera Inferiore, dipendente di una cooperativa di pulizie operante al “Martiri di Villa Malta” destinataria di un provvedimento di dimora a Sarno. Barba  si sarebbe appropriata di materiale sanitario e farmaci ed inoltre in casa sua hanno anche trovato dei cardellini di specie protetta che non poteva detenere. Divieto di dimora anche per il 39enne Giovanni Strino di Angri, dipendente della cooperativa “Consorzio Nazionale servizi” in servizio all’Ospedale Civile “Mauro Scarlato” di Scafati, indagato per diversi furti nel suo nosocomio e per la ricettazione di altri provenienti dal “Martiri di Villa Malta” di Sarno e dall’Umberto I di Nocera Inferiore.  Interdizione dai pubblici uffici, invece, per la 46enne infermiera Immacolata Caldarelli di San Giuseppe Vesuviano  che per tre mesi non potrà svolgere il suo lavoro all’ospedale di Sarno, indagata per la sparizione di numerose confezioni di farmaci ad uso esclusivo ospedaliero ed anche per aver concesso delle prestazioni ambulatoriali alla figlia fingendo che avesse un malore.  Rigettare invece la richiesta di misura cautelare nei confronti di Barbara Krystyna Liwosz, di origine polacca, la 46 enne residente a Sarno, che nascondeva in casa questi farmaci per il suo uso privato ed ovviamente illegale. Misura cautelare negata anche per Oksana Shestopalova, 35 enne residente a Sarno, che aveva preso e nascosto i farmaci ospedalieri ricevuti da Giovanni Strino.

I PRECEDENTI
Alfonso Ferrante è di fatto residente al centro Nocera Inferiore. L’uomo già in passato era stato coinvolto in numerose inchieste, in particolar modo nel 2007 per droga, nel 2008 nell’inchiesta Taurania per il traffico di stupefacenti. Nel 2010 era stato condannato proprio per droga e quindi sul suo casellario giudiziario risultava una condanna ed aveva avuto – come pena accessoria – l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ma nonostante questo, continua a lavorare presso l’ospedale Sarnese. Il suo nome era spuntato fuori anche nell’inchiesta Nocerina Beton del 2015. Lo stesso Ferrante era finito nei guai anche nell’ambito di un’inchiesta su un giro milionario di farmaci rubati nell’ ospedale di Sarno, Nocera Inferiore, Mercato San Severino e Scafati nel marzo 2016. In quell’inchiesta era coinvolto anche lo stesso Giovanni Strino

 

—– Coinvolti 9 sanitari, tra cui un sindacalista e 11 “pazienti”

Coinvoltediverse persone e anche per fatti non connessi all’inchiesta principale. E’ il caso di Armando Della Porta, amico di caccia del principale protagonista, l’infermiere Alfonso Ferrante. Per l’indagine principale sonocoinvolti anche i medici dell’ospedale “Villa Malta” di Sarno  Giuliana Vespere,  Teresa Carfora, Paolo Scarpato (che ha lavorato anche a Scafati), Rosalba Ferrante, Luciano Iovino,  Filippo Angora, così come Nancy Tortora (dipendente Asl). E poi l’infermiere di Sarno e sindacalista Domenico Tortora, e i suoi colleghi Patrizia Albano e Sergio Crescenzo,  sempre in servizio a Sarno.
Finiscono nei guai anche i beneficiari di prestazioni non dovute: Antonio Vergati,  Antonio Nappi, Mattia Baselice, Giuseppe Landucci,  Mario Crescenzo, G.M.K, Giuseppe Comunale, Domenico Marciano, Alfonso D’ambrosio,  Attilio Marrazzo e Marianna De Filippo.

 

—– Barba, la pasisone per Ferrante e i cardellini

Doveva dimostrare una gravidanza in tribunale per un caso di violenza sessuale che la riguardava. Una donna, lo scorso dicembre, contattatò Alfonso Ferrante per farsi fare una visita e ottenere il certificato.
Ferrante, grazie a Mimmo Tortora riuscì ad ottenere visita ed ecografia. Missione compiuta fingendo il suo caso come “urgente”, da quello che emerge dai dati ritrovati in ospedale.

 

—– Giovanni Strino e la caccia ai medicinali

ANGRI.  Divieto di dimora per l’angrese Giovanni Strino. Il dipendente della cooperativa “Consorzio Nazionale servizi” in servizio presso l’ospedale di Scafati si è appropriato di diversi farmaci ed inoltre li ha ceduti anche ad altre persone in più occasioni, anche su commissione. Addirittura nel febbraio del 2016 li aveva portati a casa di Oksana Shestopalova per evitare un sequestro da parte della polizia giudiziaria.

 

—– Farmaci da rubare, addirittura ordinati al telefono

Ferrante disponibile per gli amici e non solo

Alfonso Ferrante era stato condannato per droga nel 2010 e quindi, era stato interdetto in maniera perpetua dal lavoro negli uffici pubblici: ma, dal 2010 ad oggi, ha continuato, senza freni a lavorare all’ospedale di Sarno e, addirittura, aveva messo in piedi il suo business. Dalle indagini condotte dai carabinieri di San Valentino Torio e da quelli del reparto territoriale di Nocera Inferiore, coordinate dal pm Roberto Lenza, è stato scoperto che l’infermiere professionale, impiegato nel reparto di Pronto Soccorso dell’Ospedale Martiri del Villa Malta di Sarno aveva messo in piedi una rete in cui gestiva favori per amici e conoscenti garantendo gli esami e visite in ospedale senza fargli pagare il ticket e senza rispettare l’ordine di prenotazione. Tra le altre cose procurava anche medicinali gratis a suoi amici e conoscenti se pure si trattava comunque di farmaci destinati ad esclusivo uso ospedaliero.  Un giro di favori che molto probabilmente gli aveva fatto mettere in piedi un grande sistema di consenso della città di San Valentino Torio e non solo. In particolare dalle indagini sono emersi degli elementi in base ai quali gli inquirenti hanno ipotizzato l’appropriazione da parte di infermieri professionali in servizio di medicinali destinati all’uso ospedaliero ma anche l’effettuazione presso l’ospedale di Sarno in favore di amici e conoscenti.  Gli indagati hanno utilizzato gli strumenti dell’ospedale e hanno procurato a terzi ingiusto vantaggio di velocizzare i tempi degli esami delle visite, evitando la prenotazione, l’attesa e il pagamento del ticket. Si tratta di un grande danno alle casse dello Stato: infatti facevano passare in precedenza al pronto soccorso i propri “amici” per codici più gravi, ovvero verde, giallo oppure rosso, codici che in realtà erano bianchi e che quindi avrebbero dovuto pagare il ticket.  Dalle numerose intercettazioni è emerso che a Ferrante ordinavano i farmaci per telefono, lui dopo averli cercati glieli forniva. I militari poi, in alcune perquisizioni a casa di soggetti intercettati, avevano trovato effettivamente i farmaci ospedalieri provenienti dal nosocomio di Sarno. Ma questo giro di medicinali non riguardava solo gli amici più stretti ma anche conoscenti che chiamavano per conto di amici, titolari di famosi bar oppure personaggi in vista. Non è un caso che nella perquisizione a casa di Ferrante, lo scorso gennaio, i carabinieri hanno trovato 77 scatole di medicinali costosi e destinati solo agli ospedali.

 

—– L’inchiesta partì da una perquisizone per droga

L’inchiesta che ha scosso il settore sanitario di tre ospedali dell’Agro nocerino e  è partita nel 2015 sulla scia di una perquisizione domiciliare effettuata a casa di un uomo nel mirino dei carabinieri per la detenzione di sostanze stupefacenti.
Si trattava di Pietro Martorelli. Quest’ultimo  nascondeva in casa sua marijuana per oltre un chilo, ma anche una pistola della Beretta,  calibro otto a salve, ma modificata, oltre ad alcune munizioni da guerra.
Ben presto i militari, scoprirono dei rapporti tra Martorelli e Ferrante, grazie ad un’intercettazione telefonica e quindi iniziarono a seguire la pista delle loro attività riuscendo a scoprire che Ferrante rigava, tutt’altro che diritto e che era al centro di un tarffico illegale di medicinali.

 

—– L’infermiere sanvalentinese con la passione per la caccia

Il padre dell’assessore, supervotato di San Valentino Torio, aveva avuto altri guai e diversi

Alfonso Ferrante, padre di Enzo, assessore alle politiche sanitarie del comune di San Valentino Torio (reduce di un grande consenso alle ultime elezioni), aveva le mani in pasta in più cose.
I militari dell’Arma dei carabinieri scoprirono che Ferrante nel 1995, aveva avuto il divieto di detenzione di armi, emesso dalla Prefettura di Salerno, dopo una condanna di 6 anni e 3 mesi in quanto praticava abusivamente l’attività venatoria, usando armi da fuoco in maniera illecita, insieme ai suoi compagni della  caccia.
L’infermiere continuava a svolgere la sua attività di cacciatore fuorilegge infatti non aveva il permesso di detenzione nel porto d’armi e pure col fucile di Armando Della Porta, metteva a segno numerose battute di caccia .di solito nella zona montana di Missanello, in provincia di Potenza.
I militari in collaborazione con i carabinieri della stazione di Contursi Terme avevano anche effettuato una perquisizione ad Armando della porta ed avevano scoperto che l’uomo aveva inviato all’assessore Enzo Ferrante alcune fotografie raffiguranti suo padre Alfonso, ora arrestato, vestito in abiti da caccia con un fucile in spalla e una beccaccia in mano. Peccato però che non aveva l’autorizzazione a detenere un fucile né tantomeno ad usarlo.

 

—– Barba, la pasisone per Ferrante e i cardellini

nocera inferiore Coinvolta insieme ad Alfonso Ferrante, c’è anche la sua convivente Concetta Barba. La donna era stata assunta come dipendente in una cooperativa che effettuava pulizie presso l’ospedale di Sarno ed insieme a lui, in diverse occasioni nel 2016 è stata scoperta mentre si appropriava di confezioni di farmaci ad uso esclusivo ospedaliero e di vario materiale sanitario trovato all’interno degli uffici dell’Asl. I carabinieri a casa loro a Nocera hanno trovato di tutto: da guanti, aghi a farfalla, flebo e anche medicinali di ogni genere e tipo. Addirittura i carabinieri hanno segnalato la donna anche perché e accusata insieme al compagno di detenere in maniera illecita 13 gabbiette di legno e ferro in cui erano detenuti 13 esemplari di cardellino, una specie protetta di cui è vietata la caccia e la detenzione.

 

—– La squadra di Ferrante negli ospedali di Sarno e di Scafati

Grazie alle intercettazioni, i carabinieri sono riusciti a ricostruire una rete di amicizie che l’infermiere utilizzava per fare favori anche a conoscenti

Una parola del sanvalentinese per fare prima e gratis analisi e visite

SCAFATI/SARNO. Alfonso Ferrante insieme alla convivente Concetta Barba ed alla complicità di due medici ell’ospedale di Sarno, Teresa Carfora e Giuliana Vespere, avrebbero effettuato ad un uomo degli esami di laboratorio del valore di oltre 240 euro, simulando l’accesso in emergenz,a quando invece si trattava di un codice bianco.
Il beneficiario aveva così risparmiato sul ticket e tolto quindi soldi alle casse dello Stato.
Stesso discorso anche per un altro “paziente” che poi paziente tanto non sarebbe stato. Grazie all’intercessione dell’infermiere sanvalentinese  il paziente  avrebbe ricevuto, grazie anche all’aiuto del medico Paolo Scarpato, la possibilità di effettuare una visita specialistica gastroenterologica presso il reparto di Endoscopia Digestiva dell’ospedale di Scafati, senza aver pagato, come l’ipotesi d’indagine, il ticket.
Nel novembre 2015, un altro episodio sempre da parte di Alfonso Ferrante, con la complicità di un infermiere Domenico Tortora, sindacalista: i due avevano fatto effettuare degli esami del sangue in ospedale senza pagare la compartecipazione dell’utente, il famose ticket, mentre era stato simulato un accesso di emergenza al pronto soccorso per effettuare una serie di esami ad una donna grazie alla complicità di Alfonso Ferrante e della dottoressa Rosalba Ferrante.
Tortora insieme a Rosalba Ferrante, in più occasioni, sono stati coinvolti con l’infermiere Ferrante per svolgere prestazioni non dovute a pazienti che si fingevano in emergenza per il pronto soccorso, ma di fatto volevano semplicemente effettuare delle visite o esami gratis.
Coinvolto in questo sistema anche il medico Luciano Iovino: in un’occasione l’uomo aveva prescritto in maniera illecita un farmaco ad un amico di Ferrante che ne aveva fatto richiesta. Ferrante poi gliel’aveva dato. Stesso discorso per Filippo Angora e Sergio Crescenzo che avevano fatto entrare al pronto soccorso come emergenza un uomo e gli avevano fatto effettuare una serie di prestazioni senza pagare il ticket.

 

—– Il caso di Imma Caldarelli e la visita di emergenza a sé stessa e a sua figlia

Immacolata Caldarelli, infermiera presso l’ospedale di Sarno è finita nei guai ed ha ottenuto dal giudice la sospensione dall’esercizio della pubblica attività per tre mesi, per diversi episodi.
In particolare, anche lei aveva portato via dei farmaci ad uso esclusivo del nosocomio che poi erano stati trovati anche a casa sua ma, soprattutto, è indagata anche per aver approfittato della sua posizione di infermiera presso il pronto soccorso della struttura ospedaliera di Sarno, per accompagnare la figlia minore presso il reparto, simulando un malore e le aveva fatto sottoporre un esame del sangue, un tampone faringeo ed aveva evitato di pagare ticket sanitari previsti per questo genere di prestazioni.
Si era fatta fare anche un esame specialistico su se stessa, per evitare di pagare il ticket, con la complicità del medico Giuliana Vespere.
L’infermiera aveva anche dato dei farmaci a Barbara Krystyna Liwosz che li deteneva presso la sua abitazione per scopi privati.

 

—– Il medico candidato Teresa Canfora avrebbe favorito Ferrante in due occasioni

SARNO. Episodi simili hanno coinvolto in diversi casi anche l’infermiera Nancy Tortora e due volte il medico Teresa Carfora. In particolare quest’ultima di Sarno molto famosa perché impegnata in politica tanto che nelle ultime elezioni amministrative a Sarno, nel 2014, era stata candidata nella lista a sostegno del candidato sindaco Antonio Crescenzo.
L’ipotesi investigativo a carico degli indagati la tira in ballo, al pronto soccorso di Sarno, per una visita ortopedica transitata la strada dell’ermergenza per evitare tempi lunghi e il pagamento del ticket per 102,98 euro oppure ad un altro con esami di laboratorio oer 243,65 euro .

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