Santocchio: «Gli altri chiacchierano, ecco i fatti»

Scritto da , 24 Novembre 2012
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«Per la prima volta in Italia un’azienda pubblica è stata messa direttamente nelle mani di un camorrista». In queste parole c’è la tessera del mosaico che descrive il fallimento storico della sinistra italiana: quello sulle libertà e le garanzie dell’individuo nel suo rapporto con l’autorità statale. Potrà anche vincere qualche elezione l’aggregato multiforme racchiuso sotto sigle che oggi sono così, domani chissà: ma quella partita, la più importante, l’unica vera da giocare a tutto campo, è irrimediabilmente perduta. La frase fu di Nicola Landolfi, oggi funzionario del Pd del quale è segretario provinciale: ottima persona, pessimo scivolone. Nessuna novità, da quelle parti sono quasi tutti così. Landolfi si riferiva a Mario Santocchio, presidente del Cstp e alla terribile disavventura giudiziaria che l’aveva riguardato. Vale a dire l’esser finito nel tritacarne dell’Antimafia di Napoli per uno dei filoni più à la page degli ultimi anni: il filone Cosentino, figura trasformata nell’incarnazione del male da pattuglie agguerritissime di pubblici ministeri saldate con imponenti armate di un certo tipo di informazione. Un personaggio al quale si contesta perfino la legittimità a difendersi dalle accuse. Ma torniamo a Santocchio. L’avvocato scafatese da anni impegnato in politica, era stato tirato dentro dalla Dda nell’inchiesta “Il principe e la (scheda) ballerina”, secondo la quale egli, in concorso con Cosentino ed altri, avrebbe esercitato pressioni sull’Unicredit per la concessione di un fido da 5 milioni di euro in favore di imprenditori in odor di camorra del casertano, per la costruzione di un centro commerciale a Casal di Principe. Il tutto aggravato dal metodo mafioso. Insomma, roba da perderci la salute solo a pensarci. Sono stati tutti rinviati a giudizio: Mario Santocchio, al contrario, esce completamente pulito dal vortice delle accuse. «Assolto per non aver commesso il fatto» significa esattamente questo: cioè che non ha commesso quelle cose che hanno autorizzato il segretario provinciale del Pd ad esprimersi pubblicamente in senso opposto. Del resto il Pd è pur sempre quel partito che ha assistito inerme, contribuendovi, alla «mostrificazione» di Enrico Fabozzi, suo consigliere regionale, ingabbiato per undici mesi (undici mesi!) per analoghe accuse, salvo poi esser restituito alla «vita civile» dalla Cassazione che ha scritto che non c’era nessun indizio di colpevolezza per mettergli le manette.
Il guaio è che nessuno chiede scusa in questa Italia. Neppure Landolfi.
Allora dottor Santocchio, inutile chiederle come si sente ora che ha tirato questo sospiro di sollievo
«Ha detto bene, è proprio questo il termine adatto: sospiro di sollievo. Ho vissuto un anno terrificante: accusato e sbattuto in prima pagina come un fetente qualsiasi e sulla base di accuse così infamanti che dire che non ti lasciano dormire di notte è un eufemismo
Possiamo immaginare: lei non è il primo né, purtroppo, sarà l’ultimo almeno fino a quando non ci si deciderà ad equilibrare il sistema
«Mi lasci però dire una cosa prima di addentrarci in altri ragionamenti»
Dica pure
«C’è una persona cui devo la mia “liberazione” dall’incubo»
Di chi si tratta?
«Del mio avvocato, il penalista Felice Lentini: se non avessi scelto con oculatezza un professionista serio oltre che audace lottatore qual egli è, probabilmente oggi non saremmo qui a fare questa intervista»
Almeno non in questi termini direi
«Certamente. Non vorrei però abbandonarmi alla retorica del solito “bisogna aver fiducia nella magistratura” perché è esattamente così che il mio animo si è conservato durante questi mesi infernali»
Cosa intende dire?
«Che il sistema giustizia, checché se ne pensi, contiene in sé gli anticorpi per debellare cattive interpretazioni della legge o l’utilizzo particolare delle norme»
Su questo non c’è alcun dubbio
«Saper di essere, come si dice spesso, una persona per bene, sapere di non aver commesso neppure un millesimo di ciò per cui si viene accusati, rischia di schiantare anche il più duro di carattere»
Vero. Ora che la partita giudiziaria si è chiusa, passiamo all’altro grande macigno che porta sulle spalle, il Cstp. Il sindaco De Luca ancora ieri diceva che è stato un disastro mettere il consorzio nelle sue mani, che il comune attende risposte, che è disponibile a ricapitalizzare. Cosa ha da dire?
«Io De Luca lo capisco, continua a riempire di frottole i salernitani e fa il gioco che gli conviene. Ma la verità è dura a morire, risorge sempre, uno esperto come lui dovrebbe saperlo»
E quale sarebbe questa verità?
«Che se non fossimo stati cocciuti e ci fossimo arresi, a quest’ora il Cstp starebbe nelle condizioni dell’Eavbus di Napoli. Cioè fallito. Credo che il consorzio a breve tornerà addirittura in bonis, del resto lo stesso De Luca oggi si dice pronto a ricapitalizzare a differenza di ieri
Ci spiega bene che diavolo succede al Cstp, senza però tirarci fuori la solita tiritera dei tagli regionali e statali?
«Premesso che i tagli non sono una tiritera, come lei ironizza, ma una tragica realtà che ha dato una mazzata terribile ai conti di tutti (nel solo 2011 il Cstp  ha perso circa otto milioni) voglio dirle brevemente la situazione qual è»
Si accomodi
«Quando io sono arrivato al Cstp c’erano 9 milioni di euro di deficit di bilancio e 25 di debito consolidato: chiaro? questi sono i numeri, neppure il mago De Luca può cambiarli»
E allora?
«Subito ci siamo attivati per ridurre i costi. In primis abbiamo ridotto il parco rotabile e i dipendenti. Da giugno 2011 avevamo 737 oggi ne abbiamo 583. Solo con la riduzione del personale abbiamo fatto risparmiare all’azienda circa 6,5 milioni»
Quindi, se ho ben capito, il guaio erano gli esuberi?
«C’era un forte esubero, causato dalle infornate di assunzioni clientelari fatte dagli amministratori precedenti e dovute anche all’esercizio di chilometri percorsi senza corrispettivi»
Che cosa è cambiato?
Per prima cosa ho eliminato immediatamente l’esercizio di Km senza corrispettivi e Km esercitati sotto costo. Quindi abbiamo messo in campo una gestione  aziendale rigorosa e non condizionata dalla politica»
Ci dia qualche numero allora
«Con il nuovo piano industriale la società ha ritrovato l’equilibrio economico. Pertanto invito tutti gli attori ad un linguaggio di verità, dando la mia disponibilità ad un confronto pubblico»
Ma perché allora il settore è in crisi?
«Il settore è in crisi principalmente perché i corrispettivi sono fissi e i costi in continuo aumento. Andrebbero adeguati i corrispettivi contestualmente all’aumento dei costi: gasolio, assicurazione. Inoltre la politica tariffaria di favore all’utenza è giusta ma va messo a carico del pubblico e non delle società. Il Cstp oggi ha una gestione che fa concorrenza anche ai privati e che guarda ai lavoratori e all’utenza»
La crisi da chi è dipesa dunque?
«Le ripeto, la società già era fortemente indebitata e non era in equilibrio economico finanziario, poi sono arrivati i tagli. In due anni di lavoro abbiamo evitato il peggio e stiamo facendo uscire la società dalla liquidazione ed è pronta al rilancio, con un piano industriale rigoroso è credibile. Abbiamo evitato che un’azienda storica potesse saltare creando disagi ai lavoratori e agli utenti, penso che siamo riusciti a dare risposte concrete con i fatti e non con le chiacchiere».

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