Santin, giocò dal ‘60 al ‘63 con i granata. Fu un idolo del Vestuti

Scritto da , 31 dicembre 2017

di Michele Capone

Blue foncè, granata, rossonero, azzurro. Sono i colori di Rino Santin. In questi 4 colori è raccolta la carriera di giocatore e di allenatore dello scomparso tecnico cavese. Santin era uno dei rifugiati istriani che trovò a Cava de’ Tirreni la sua nuova casa. Come calciatore proprio a Cava cominciò la sua carriera. Una percorso che ha raggiunto il massimo con la maglia della Spal del mitico presidente Mazza. Con gli estensi disputò il torneo di serie A 57/58, 14 presenze ed un gol. Strano destino, l’unica rete in serie A, Santin la realizzò il 30 marzo del 1958, al 61’ di Spal – Napoli, portando momentaneamente i ferraresi sul pari (il Napoli era in vantaggio con un gol di Vinicio), partita poi decisa da Pesaola in favore degli azzurri partenopei. Allora, in quella primavera del 58, il giovane Santin non avrebbe mai pensato che 25 anni dopo, nel 1983, sarebbe diventato allenatore del Napoli. Se il blue foncè è stato il colore più amato, un posto non di secondo piano ha avuto il granata della Salernitana, dove Santin ha giocato 96 partite (dal 1960 al 63) segnando 11 reti. Nella stagione 1960-61 totalizzò ben 33 presenze con tre allenatori: Puricelli, il breve mandato conferito all’allenatore in seconda l’indimenticabile Mario Saracino e poi Silvio Di Gennaro (foto). Tre anni che sono bastati per fare di Santin uno dei giocatori simbolo della Salernitana. La storia calcistica di Santin si colora anche di rossonero, dove dal 63 al 66 gioca 49 partite realizzando 3 reti, e dove inizia anche la carriera di tecnico. Tre anni come a Salerno, per fare di Santin un “ molosso”. Insomma come calciatore, Rino Santin, ha onorato le maglie delle tre formazioni salernitane. Poteva tranquillamente sedersi sulle tribune del San Francesco e del Vestuti prima e dell’Arechi poi, senza problemi. Santin era uno di casa, uno di quei calciatori che sono simboli viventi delle squadre dove hanno militato. A Cava, Santin, ha conosciuto le più grandi soddisfazioni come tecnico, sfiorando la serie A e mettendo in mostra un gioco brillante che lo portò sulle panchine prestigiose del Napoli e del Bologna. Ha allenato anche la battipagliese nel 92.93. Negli ultimi anni è stato anche apprezzato opinionista televisivo, sempre garbato nei modi e nei giudizi, con una competenza rara da trovare nei salotti televisivi. Era affabile, da ascoltare quando narrava qualche aneddoto di calciatore. Chi era Santin? Con una frase fatta potremmo dire un uomo di sport, ma è stato altro. Ricordo diversi anni fa, al Vestuti, prima di una partita dei granata, che veniva spesso a vedere, s’intrattenne con un vecchio tifoso e ricordavano insieme i personaggi che gravitavano intorno al Vestuti negli anni in cui giocava, con un sorrisetto sotto gli immancabili baffi, rievocava un calcio romantico, quello che le curve chiedono torni a gran voce. Santin ha impersonato lo sport puro, quello che viene apprezzato dagli appassionati, quello che fa riconoscere il valore dell’avversario. Cavese, Salernitana, Nocerina, tre maglie, un solo idolo.

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