Santa Teresa, esposto contro la Casule: «Non ha fatto rispettare le prescrizioni»

Scritto da , 25 luglio 2017

di Andrea Pellegrino

Assenza dell’autorizzazione paesaggistica, omesso rispetto delle prescrizioni imposte ed errata procedura di alienazione del torrente Fusandola. Sono questi motivi che hanno portato Italia Nostra a No Crescent a denunciare il soprintendente di Salerno Francesca Casule. Ed a quanto pare la Procura di Salerno si sarebbe anche già mossa. Un’indagine ci sarebbe e sarebbe affidata al pm Claudia D’Alitto che ha in mano gli ultimi esposti presentati dalle associazioni ambientalistiche che si battono da anni contro la costruzione della mezza luna di Bofill. E mentre al Tar prosegue la battaglia sui permessi di costruire, con particolare riferimento all’ultimo rilasciato alla Sist srl (ex Jolly Hotel) che dovrebbe costruire un pezzo di Crescent, anche dalla Procura di Salerno potrebbe muoversi qualcosa. Inoltre sullo sfondo c’è ancora il Riesame che si dovrà pronunciare sull’istanza di dissequestro del cantiere Crescent. Attualmente i sigilli non ci sono e si continua a lavorare. Questo grazie alla decisione della Cassazione che ha riaperto il cantiere in attesa di un nuovo pronunciamento del Tribunale del Riesame. Pronuncia che allo stato ancora non c’è stata. Ma tornando alle presunte violazioni urbanistiche, Italia Nostra e No Crescent sono tornate alla carica sul nuovo Pua di Santa Teresa, approvato dopo il nuovo parere emesso dall’allora soprintendente Gennaro Miccio. A quanto pare la stessa soprintendenza, ad oggi, non avrebbe controllato quanto stabilito dal vecchio soprintendente. In particolare riguardo la foce del torrente Fusandola, rispetto alla quale Miccio avrebbe posto ben chiare prescrizioni. Ma sempre a proposito del vecchio torrente (noto per l’alluvione del ’54) le associazioni avrebbero mosso perplessità rispetto alla procedura utilizzata. Il torrente, infatti, è vincolato e dovrebbe essere la stessa Soprintendenza a farsi carico di eventuali provvedimenti. Il Fusandola rientrerebbe all’interno dei beni del demanio culturale, che, secondo la normativa, non potrebbero essere alienati. Un caso, questo, approdato anche al Ministero dei beni e delle attività culturali che avrebbe chiesto chiarimenti alla Soprintendenza di Salerno, informando anche la stessa Procura salernitana.

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