«Santa Teresa ancora demaniale, l’ha detto De Luca». Esposto numero 18 di No Crescent e Italia Nostra

Scritto da , 22 maggio 2013

C’è il 18esimo esposto alla Procura di Salerno da parte del Comitato No Crescent e di Italia Nostra. Ieri mattina il deposito della nuova denuncia, incentrata sulle dichiarazioni televisive recentemente rilasciate dal sindaco di Salerno le quali «confermano – scrivono il Comitato e l’associazione ambientalista salernitana – che le pratiche di sdemanializzazione dell’area dove è in costruzione l’edificio privato “Crescent” – con l’adiacente piazza pubblica – ad oggi non sono ancora completate. Vengono così sovvertite le procedure previste per legge: prima si costruisce, poi si completa l’iter di sdemanializzazione». «Le dichiarazioni televisive rese dal sindaco di sindaco – proseguono – confermano quindi le precedenti denunce presentate dalle associazioni ambientaliste.
Tra l’altro, proprio sulla procedura di sdemanializzazione, la Procura della Repubblica di Salerno ha avviato un nuovo filone d’indagine che riguarda il sindaco di Salerno, dirigenti comunali e un funzionario dell’Agenzia del Demanio. Le ipotesi di reato sono l’abuso d’ufficio e il falso ideologico in atto pubblico, in concorso tra loro. Ora il No Crescent ed Italia Nostra chiedono che «vengano prese tutte le misure cautelari previste dal caso, riservandosi, tra l’altro, di costituirsi parte civile».
De Luca, in pratica, nel corso del consueto appuntamento televisivo di “Salerno città Europea” del venerdì, avrebbe dichiarato: «in questo momento è in corso una valutazione che faremo con grande serenità e con assoluta tranquillità sul trasferimento dell’area di piazza della Libertà dal demanio al comune di Salerno. Pensate, parliamo di enti pubblici che dialogano fra di loro, ci auguriamo di chiarire quanto prima possibile tutti gli aspetti di questa vicenda e ci auguriamo ovviamente che si metta un punto fermo e si possa riprendere con serenità il lavoro che, peraltro, sta andando avanti per quanto riguarda la gran parte dell’edificio e quindi del Crescent».
Queste parole, dicono dal Comitato No Crescent e da Italia Nostra, «confermano la illegalità dell’attuale edificazione dell’edificio Crescent e della adiacente piazza della Libertà, in quanto Vincenzo De Luca dimostra di essere consapevole della circostanza della mancata sdemanializzazione dell’area, dimostra di essere consapevole della prosecuzione dei lavori dell’edificio e mostra altresì di essere in tutto favorevole a tale costruzione. Inoltre, in riferimento al “dialogo fra enti” (ovverosia all’espletamento delle procedure di sdemanializzazione, ndr), richiamato nel corso della detta intervista televisiva, si fa rilevare che esso doveva avvenire, per legge, prima della vendita dei diritti edificatori, prima degli appalti delle opere pubbliche, prima che si avviasse la stessa edificazione dell’area per fini pubblici e privati. L’iter adottato è, quindi, contra jus poiché è evidente che l’edificazione può realizzarsi solo dopo il completamento delle procedure di sdemanializzazione e sclassificazione (per contro, nel caso di specie, come più volte esposto e come riconosciuto dallo stesso sindaco nella predetta dichiarazione televisiva, un’area del comparto edificatorio è ancora di natura demaniale, in particolare si tratta di un’area estesa oltre 10.000 mq (sui complessivi 45.200 mq circa dello stesso sub comparto), ivi compresa, buona parte della spiaggia di S. Teresa, di superficie marina, nonché dell’area costituente l’alveo del torrente Fusandola. Anche tale area fluviale, infatti, non è mai stata sdemanializzata, anzi proprio sulla sua superficie è in corso l’edificazione, preceduta dalla deviazione del torrente realizzata, peraltro, in violazione del regime vincolistico e senza idoneo titolo del competente settore del Genio Civile – Demanio Marittimo».
«Tra l’altro – concludono – dagli atti si evidenzia che anche l’iter di demanializzazione del nuovo corso del torrente Fusandola non è stato mai completato. È sul punto quantomeno singolare che sia organi comunali che organi statali (Ministero Infrastrutture, Agenzia del Demanio, Capitaneria di Porto, Genio Civile, Autorità di Bacino in Destra Sele, Autorità Portuale, Soprintendenza ai Beni culturali etc.) abbiano consentito una tale operazione. Ci si chiede: è possibile continuare a costruire il suddetto mastodontico edificio su area ancora demaniale?».

Cercasi verificatori. Ma che fine hanno fatto i verificatori? L’ultima ordinanza del Consiglio di Stato è stata pubblicata il 24 aprile scorso. Nell’atto i giudici di Palazzo Spada, rimandando l’udienza al 15 ottobre prossimo, dispongono una nuova verificazione per il Crescent, questa volta mettendo in campo direttamente tre docenti universitari romani. Ma da allora nessuna comunicazione. A quanto pare, al momento, non ci sarebbe nessuna nomina, quindi nessuna verifica in atto. Tutto fermo mentre il tempo scorre inesorabilmente e il destino del Crescent resta appeso alla decisione del Consiglio di Stato.
L’ordinanza collegiale del giudici amministrativi, in pratica, disponeva la nomina di un collegio di verificatori, composti da tre docenti universitari dell’Università La Sapienza di Roma, scelti direttamente dal preside della Facoltà. Al vaglio la «conformità del progetto alla normativa antisismica, prendendo posizione – si legge nel dispositivo – in ordine ai rilievi contenute nelle relazioni precedenti (le prime verifiche ordinate, ndr)». Ad oggi, però, non c’è alcuna notizia.

 

22 maggio 2013

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