Sannino: «Voglio sentire il suono dei tamburi nel cuore dei miei calciatori»

Scritto da , 3 settembre 2016
sannino

di Marco De Martino

SALERNO. «Un tifoso mi ha detto: ‘A partit’ ‘e riman’ é comm’ si foss’ ‘o battesim’ i mio figlio’. Questo mi ha dato una carica enorme, ma domani non dovremo sentire il suono dei tamburi dei tifosi ma quello dei tamburi del nostro cuore per battere il Verona»: parole e musica di Giuseppe Sannino, allenatore che ha già conquistato la tifoseria per la sua schiettezza ed il suo impegno sul campo. Non lascia trasparire l’emozione, che per sua stessa ammissione c’è. L’esordio davanti ad un pubblico passionale e numeroso come quello dell’Arechi in una gara dall’importanza capitale il trainer lo sognava da tempo: «Questo esordio lo sento di più -spiega il tecnico- per essere venuto in una città troppo importante per me e per le aspettative che si hanno. Il mio compito sarà quello di tenere tranquilla la squadra, per arrivare alla partita al massimo delle energie». Salernitana-Verona non è una partita come le altre per i tifosi granata: «Cinque anni fa è capitato qualcosa -afferma Sannino- ma il popolo del sud è sempre statop un esempio di grande responsabilità ed educazione, mi auguro che vinca la sportività». La squadra scaligera è la corazzata di questa serie B: «E’ la più accreditata alla A, ha avuto un paracadute economico importante, ha una rosa forte, ma a noi interessa solo come scendere in campo, come arrivare alla partita. Perde Pazzini ma ha due tre giocatori per ogni ruolo. Ha perso Viviani ma ha un giocatore straordinario come Bessa. Può vincere il campionato a mani basse, ha nel possesso e nelle ripartenze la propria forza. Prima della gara saremo spesso gli sfavoriti, possiamo sovvertire i pronostici coi fatti sul campo. Siamo undici come loro e possiamo vincere». Sul modulo e sulla posizione di Rosina Sannino rimette la maglia numero 10 che un tempo era sulle sue spalle ed inizia a dribblare: «Il modulo? I numeri non contano, lasciano il tempo che trovano. Metterò in campo una squadra che dia le maggiori garanzie per affrontare l’avversario. Abbiamo ancora due allenamenti per mettere in campo il meglio. Rosina? Per me -continua Sannino- può fare anche il terzino perché quando un giocatore ha umiltà e qualità come lui può ricoprire qualsiasi ruolo. Vorrei fosse il più lucido possibile, a Bari ha fatto l’esterno d’attacco ma anche di centrocampo. Rifinitore? Quello delle mezze punte è un calcio vecchio, superato, che non esiste più». Il mercato è finito e Sannino è (forse) soddisfatto: «Non ne parliamo più, la rosa è quella che sapete e andiamo avanti fino a gennaio. Un allenatore deve essere soddoisfatto dei giocatori che ha, ora dobbiamo solo lavorare». Sannino poi ribadisce il concetto del prima non prenderle: «Dobbiamo avere una nostra identità ma il vestito va cucito con la stoffa che si ha. Il mio compito è ovviare al problema dei gol subiti, l’importante è cercare di arrivare pian pianino ad una difesa granitica. Preferisco perdere una partita piuttosto che vincerla a caso e poi cadere in un vortice negativo. Per me è sempre importante muovere la classifica, quando non puoi vincere non devi perdere. Bisogna sapere leggere le partite, guardare chi abbiamo davanti e capire il momento per poterlo affrontare al meglio».

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