Sanità? Attendere, prego

Scritto da , 24 novembre 2018
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di Erika Noschese

“Mentre il medico studia, il malato muore”. Il detto popolare, in questo caso, andrebbe modificato nella forma ma poco cambierebbe nella sostanza, poiché il medico ha studiato e, non senza numerose difficoltà, ha possibilità di lavorare (senza l’adeguato supporto di strutture, strumentazioni e personale paramedico qualificato a supporto), ma il malato è costretto ad attendere tempi biblici per quasi tutte le tipologie di prestazioni sanitarie a carico della Regione Campania, ritrovandosi spesso e volentieri costretto a superare il problema mettendo mano alla tasca. La querelle che riguarda la sanità, in tutta la Campania e dunque – per ovvie ragioni – a Salerno, non accenna a muoversi in direzione differente rispetto agli ultimi anni: i dati registrati nel 2017 e comunicati, per mezzo di uno studio, dal Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (Crea Sanità) a marzo di quest’anno, hanno Erika Noschese fatto emergere il grave deficit percentuale rispetto ad altre regioni più avanzate dal punto di vista organizzativo e di efficacia. Situazione che, ad oggi, pare ancor più destabilizzante rispetto ai mesi scorsi poiché il numero di prestazioni attualmente in attesa risulta notevolmente più alto rispetto al numero di prestazioni effettuate presso strutture pubbliche. Così come confermato anche dalla dottoressa Barbara Polistena di Crea Sanità, “la Campania, dagli ultimi dati, risulta comunque sotto la media nazionale rispetto alle linee guida previste dalla legge. Parlando di screening, ad esempio di quello per la prevenzione del tumore al colon retto, i dati del 2017 fanno emergere una percentuale totale del 23,6% di popolazione che si è attivata per mezzo di attività organizzate e gestite dal Sistema Sanitario Regionale o di attività spontaneamente eseguite presso private. Del 23,6% totale infatti il 13,3% ha partecipato alle attività di screening organizzate e il restante 9,7% ha realizzato lo screening spontaneamente, ossia rivolgendosi autonomamente presso strutture private”. Se però per le attività di screening per la prevenzione del tumore al colon retto l’Asl di Salerno, in concorso con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e con l’Istituto Nazionale Tumori “Pascale”, si è attivato sul territorio per mezzo dello studio pilota “Prima Prevenzione” (che ha già fatto registrare 50mila adesioni in pochi mesi), non si può dire lo stesso per le prestazioni sanitarie ordinarie e straordinarie. Va fatta una differenza: il pubblico, il privato “pubblico” (prestazioni in intra moenia o presso strutture private accreditate presso il Sistema sanitario regionale) e il privato “privato” (studi medici specialistici) sono troppo diversi tra loro sia per tempistiche sia per efficacia dei controlli. La prestazione sanitaria prenotata presso un plesso sanitario pubblico (Asl o presidio ospedaliero) ha tempi di attesa che variano dai 70 ai 200 giorni per visite oculistiche, ortopediche o proprio per le colonscopie, con medesimo trattamento anche per visite specialistiche quali quelle oncologiche, che richiedono ovviamente strutture e strumenti tecnicamente adeguati che risultano sempre difficili da avere in dote presso i presidi ospedalieri della provincia, o in casistiche più urgenti che richiedono, per forza di legge, un’attenzione sui tempi pratici più rilevante. Sul tema degli “abusi” da parte dei medici di medicina generale per alcune tipologie di prestazioni mediche che determinano, per ovvia somma aritmetica, un prolungarsi dei tempi di attesa per la prestazione, la dottoressa Polistena di Crea Sanità ha preferito non prendere posizione: «Probabilmente evitare un “abuso” nella prenotazione di determinate prestazioni sanitarie da parte del privato cittadino o comunque mediante i medici di medicina generale, potrebbe in qualche modo ridurre le tempistiche. Non abbiamo però prove pratiche di questa tipologia di dato per le varie prestazioni».

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