San felice in Felline e la Madonna delle Grazie

Scritto da , 3 ottobre 2016
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Di AMBRA DE CLEMENTE

Luigi Kalby era un architetto che pubblicava negli anni ’60 e ci regala foto inedite dei restauri di San Felice successivi a quel decennio che secondo lui raffiguravano La Madonna della Misericordia e San Felice seguendo l’interpretazione del Carucci, nata dalla lettura delle schede di Bologna sul Pittore Andrea da Salerno (1512) . Questa è un’ ipotesi da confutare in quanto l’iconografia rappresenta la Madonna delle Grazie e San Felice, secondo Pavone, seguendo l’iconografia studiata da Scaramella e dalla Dottoressa Carotenuto, per il territorio di Serino nel XVII secolo. L’ubicazione della plebs nella Foria Salernitana indica un luogo periferico rispetto al centro Storico Cittadino, un centro rurale raffigurato dalle foto storiche negli anni Sessanta per la vegetazione incolta poi risistemata dal defunto Parroco Don Luigi Zoccola, il cui ricordo è presente in noi parrocchiani, che dotò la chiesa di un altare esterno per la celebrazione del culto. La Foria salernitana, oltre il fiume Irno, Sala Abbagnano indica la topografia del monumento negli anni Sessanta. Secondo lo storico Natella il concetto di Foria salernitana è molto più complesso e inizia topograficamente da Piazza Portanova, fuori le mura della città antica. Venti chiese per la Foria salernitana cita Kalby, come la pieve di San felice, s. Nicola de Pumpulo, S. Michele legato all’all’angelo, del X secolo, l’ecclesia S. Eustasii. Un territorio di XII secolo in località Angellara, aveva una villa romana dove nacque Santa Maria a Mare, ed a Giovi la chiesa di San Bartolomeo apostolo dell’1165. Una periferia di Salerno, già nel per il periodo medievale quando sorse la plebs ruralis tra aranceti, orti, ulivi. Kalby, con la sua formazione da architetto descriveva puntualmente la struttura urbana, ai tempi di Italcementi e della SECER, il tracciato dell’autostrada Salerno-Calabria, visibile nel Piano regolatore Generale, all’altezza di San Felice tagliò questa distesa verde. Pasquale Natella ricorda che: “Il progressivo inurbamento e la costruzione della tangenziale est di Salerno hanno raso al suolo, nei nostri anni Ottanta tutto il paesaggio della piana salernitana conservata nelle foto d’epoca per la zona orientale di Salerno. Dorsali e poggi uniformi, con un rilievo eroso dai corso di fiumi d’acqua che hanno lavorato i terreni alluvionali con la presenza di sedimentazioni conglomeratiche e argillose, e la variazione nella vicina pianura in zone acquitrinose e malariche con culture tipiche come le risaie. La zona era detta felline o fellino, con la presenza di cave d’argilla riutilizzate. C’era stato un accordo del 993 per la divisione di terra con vigna in località Felline a Salerno. La località in tarda epoca imperiale fino all’Alto Medioevo era nota per la produzione di mattoni e stoviglie di uso comune.

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