San Cipriano Picentino,anziana indotta a cedere il patrimonio, badante condannata

Scritto da , 16 febbraio 2017
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Pina Ferro

Ha indotto una anziana a farsi donare parte del suo patrimonio. Ieri mattina il gip del Tribunale di Salerno Elisabetta Boccassini ha condannato a due anni di reclusione Nedka Niholova Stoyanova, cittadina bulgara che per anni ha assistito la signora Giuseppina Zoccoli ed ha assolto Pasquale Elia, difeso da Michele Tedesco, da tutti i reati che gli erano stati contestati.
Pasquale Elia era stato accusato di essersi impossessato di alcuni conti un tempo cointestato con la signora Giuseppina Zoccoli. Secondo quanto disposto dal Gip il fatto non sussiste per cui ogni accusa è da ritenersi nulla.
Nedka Niholova Stoyanova secondo le accuse, al fine di procurarsi un profitto, quale badante di Giuseppina Zoccoli, abusando dello stato di infermità della nonnina che non aveva nessun parente, la induceva a farsi donare la piena proprietà di cinque locali deposito ubicati a San Cipriano Picentino; a far redigere all’anziana, nel 2006, un testamento olografo in suo favore con il quale disponeva di lasciarle in eredità 250 milioni e un testamento olografo in suo favore con il quale la testatrice disponeva di lasciarle in eredità la casa di abitazione, testamento successivamente registrato con atto notarile del I 0.09.2013.
E ancora, secondo le accuse la cittadina straniera si sarebbe fatta rilasciare, nel 2008, una procura speciale per operare sui conti correnti della Zoccoli, con ampia facoltà di procedere a prelievi e ad emissione di assegni. E ancora a è accusata di aver fatto redigere alla Zoccoli, nel 2009, un testamento olografo in suo favore con il quale disponeva di lasciarle in eredità tutti i suoi soldi. Dopo la morte della Zoccoli, vantando la qualità di erede della stessa, la badante richiedeva c a Elia Pasquale, di svincolare il conto corrente che quest’ultimo aveva cointestato con la Zoccoli, con correlativo danno per Giuseppina Zoccoli la quale, con testamento olografo del 15 giugno 2005, aveva manifestato la volontà che “dopo la sua morte, tutti i suoi beni dovevano essere utilizzati per la costruzione di un centro per ciechi che portasse il suo nome”.

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