Salvatore Giannella, “wanderer” tra le Luci d’Artista

Scritto da , 1 dicembre 2016
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Il pianista sarà ospite questa sera, alle ore 20,15, del festival natalizio di Sergio Caggiano nell’incantevole cornice di Santa Maria de’ Lama

 Di OLGA CHIEFFI

Vienna tra classicismo e romanticismo sarà il tema della serata musicale di questa sera, terzo appuntamento del cartellone allestito dall’Associazione Arechi di Sergio Caggiano, per animare lo spazio di Santa Maria de’ Lama, in questo periodo d’avvento. Il pianista Costantino Catena protagonista della magnifica serata inaugurale, lascerà la tastiera all’amico e collega Salvatore Giannella, che dedicherà al pubblico, dalle ore 20,15, opere di Ludwig Van Beethoven e Franz Schubert. Salvatore Giannella ha scelto di principiare il suo récital con la più profondamente innovativa delle prime sonate beethoveniane, l’op.13 fra l’altro la prima cui fu assegnato un titolo, “Patetica”, non beethoveniano. Dal punto di vista formale, ciò che attira l’attenzione è il fatto che, per la prima volta, un primo movimento viene fatto precedere da un’introduzione lenta (Grave), prassi in uso nella scrittura sinfonica dello stesso autore, un’introduzione che non funge solo da semplice prologo estraneo alla forma sonata, ma ne fa parte integrante, al punto da essere ripresa all’inizio dello Sviluppo e nella Coda. Il carattere tempestoso di questo primo tempo, così vibrante e scolpito nel granito, forma un contrasto scenografico con il successivo “Andante cantabile” che racconta ancora una storia triste e di dolore. Il “Rondò” conclusivo è ancora in forma sonata, con il secondo couplet che rappresenta lo sviluppo e il terzo la ripresa. L’eroe di Beethoven non è titubante, anzi procede fino all’ultima battuta con la massima determinazione e senza il minimo dubbio. Mostra solo un momento d’indecisione, con un calando alla fine dell’ultimo ritornello, terminando con una stoica coda, di virile fermezza. Salvatore Giannella è uno dei più interessanti interpreti di Franz Schubert, infatti la seconda parte della serata schizzerà un portrait molto particolare del genio austriaco, a partire dalla Danze op.33 D783. Concepite spesso come semplice Gebrauchmusik ante litteram, queste pagine non hanno l’aristocratica nonchlance dei Valzer di Chopin, non sono pezzi virtuosistici da salotto, nessun pianista dell’età Biedermeier avrebbe mai potuto proporne qualcuna come bis. In esse, si esprime lo Schubert apparentemente disinvolto e senza problemi delle serate viennesi, l’animatore un po’ indifferente delle schubertiadi, l’uomo partecipe e insieme distante che Leopold Kupelwieser ha immortalato nei suoi acquarelli, mentre, nel bel mezzo di una festa, segue con distratta attenzione un tableau vivant. A seguire, l’Improvviso op.142 n°3, il celebre Andante con Variazioni, tratto da uno degli Entr’actes per la musica di scena di Rosamunde, già utilizzato per il largo del Quartetto per archi in La minore D804. Il tema è sottoposto a cinque variazioni, tutte di concezione brillante, nel segno di un pianismo essenzialmente d’agilità. Finale con una delle gemme della produzione schubertiana la “Wanderer-Phantasie”op.15 in Do che costituisce la più significativa incursione nel territorio di quel virtuosismo strumentale cui il pianismo schubertiano rimase, per il resto profondamente estraneo. La decisione di scrivere un pezzo spettacolare, non fu tuttavia di Schubert, il quale, pur detestando il “maledetto martellamento”dei virtuosi del suo tempo, dovette fare di necessità virtù, poiché fu commissionata da un ricco allievo di Hummel. La tecnica pianistica della Fantasia è di difficoltà trascendentale, anzi, alcuni passi di ottave alla fine del primo movimento, i salti alla fine del terzo, e quasi tutto il finale sono tra i più ardui di tutta la letteratura pianistica. “Wanderer” è una parola chiave nella poetica del compositore di Vienna: è il romantico “viandante”, una  figura quasi inquietante, paragonabile all’arpista di Goethe. Questa figura mistica attraversa molte delle più importanti composizioni schubertiane. La Wanderer-Fantasie, inizia con animo pieno di coraggio nella luminosità. Il secondo movimento in do diesis minore è quasi irreale nel suo dolore, pur oscillando talvolta in tonalità di mi maggiore, “dal profumo di tiglio”. La composizione è composta da quattro movimenti collegati fra loro, su modello dei brani sinfonici classici. Una sola cellula ritmica, tratta dall’omonimo lied Der Wanderer, compare in forma ciclica, in particolare nell’Adagio che rievoca il tema centrale del lied, con le parole “Die Sonne dünkt mich hier so kalt…”. Il  finale riprende la tonalità di do maggiore chiudendo un movimento di dimensioni eroiche.

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