Salerno in scena presentata a Rimini

Scritto da , 10 ottobre 2015
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I cartelloni dei teatri cittadini sono stati racchiusi in un elegante cofanetto. Il teatro pubblico Campano la fa da padrone al Verdi e al Delle Arti, spicca la programmazione del teatro La Ribalta diretto da Umberto Squitieri, comicità, performances e Musical per il Nuovo. Sei i titoli scelti da Daniel Oren che inaugurerà la stagione il 10 aprile con Les Contes d’Hoffmann

 Di Olga Chieffi

L’assessore Ermanno Guerra con doppia delega al turismo e alle politiche culturali è sbarcato alla fiera di Rimini con uno splendido cofanetto racchiudente il meglio della programmazione della scena salernitana per il 2015 e 2016. Se già conosciamo la programmazione di prosa del teatro Verdi, che sarà inaugurata il 15 ottobre da Massimo Ranieri con lo spettacolo “Sogno e son desto”, applaudito in numerosissime piazze estive della provincia di Salerno, primo di tredici spettacoli che andranno a comporre una stagione “leggera” tra cinema e teatro con le star Alessandro Preziosi in Don Giovanni e Monica Guerritore in Alice Spisa, passando per Arturo Brachetti, Leo Gullotta, Luca De Filippo, Peppe Barra, Claudia Gerini, Daniele Russo ed Elisabetta Valgoi, Silvio Orlando e Marina Massironi, Giulio Scarpati e Valeria Solarino, Claudio Di Palma e Ciro Damiano e Tony Laudadio, Luciano Saltarelli e Giampiero Schiano e quella del Teatro Delle Arti, in cui a farla da padrone è sempre e comunque Alfredo Balsamo e il Teatro Pubblico Campano, unitamente al Teatro Nuovo, che quest’anno si divide tra comicità, un atelier performativo dove insistono la Laav, Artestudio e il Teatro del Grimaldello, e il musical, la novità della prosa si è rivelata la programmazione del teatro La Ribalta, diretto da Umberto Squitieri. Taglio del nastro il 16 e 17 ottobre con Il grigio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini e chiusura dopo 30 spettacoli il 5 giugno, con un’offerta variegata ove spicca il musical dedicato a Don Peppe Diana, un incontro dedicato a Leo De Berardinis, La Mandragola di Machiavelli. Su tutti, naturalmente, il cartellone già pronto della nuova stagione lirica. I titoli tornano a sei con una significativa apertura. Il 10 aprile 2016 il sipario del massimo cittadino si leverà su Les Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach, una tappa imprescindibile nel percorso storico dell’operismo, con la loro aura di occultismo che mescola con raro senso dell’equivocità all’eleganza del “leggero” escogitato per la ricca borghesia di Francia, e così, la rincorsa all’inesprimibile  Autre avviene perfino in ogni passo dei più lievi dell’opera, ove il soave e il patetico vengono costantemente pedinati da un’ironia e da un senso del grottesco nient’affatto soavi. Cambio di bacchetta per Cavalleria Rusticana e Pagliacci, in scena il 29 aprile, l’unico di una stagione  affidata per intero alla sensibilità musicale di Daniel Oren. Sarà il cornista cilentano Carmine Pinto a salire sul podio per dirigere il più celebre binomio dell’estetica naturalistica, la Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e I Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, titoli popolari e amati, opere di frattura tra il “rilassamento” della grande opera romantica e l’urgenza presentita di un novello corso, opere che hanno aperto il cosiddetto “decennio” dei manifesti, ma che tuttavia sembrano avvalersi di esterni corredi, piuttosto che di ragioni morali profonde. Ritorna Giacomo Puccini il 22 maggio con Madame Butterfly, quel ponte tra Oriente ed Occidente, volutamente esotica, una tragedia, consumata ai danni di un’ingenua giapponesina, perfida, sadica, una violenza carnale con la tecnica della civiltà, dove la barbarie non è riconoscibile facilmente, perché rovesciata nei suoi termini, che si regge sull’inganno, e che mette in rapporto strettissimo la musica occidentale del tardo Ottocento (brani d’uso e dotti, dall’inno degli Stati Uniti al Tristano di Wagner, al ben noto Massenet, a reminiscenze di Bohème e Tosca), con richiami alla tradizione giapponese, gremita di scale pentatoniche. La ripresa autunnale sarà nel segno del Verdi risorgimentale. Dal primo al 6 novembre sarà di scena Nabucco l’opera del “Va’, pensiero, sull’ ali dorate; va’, ti posa sui clivi, sui colli, ove olezzano tepide e molli l’aure dolci del suolo natal!”, il più famoso coro del melodramma italiano, col suo salto musicale di ottava su “ali”, come a spiccare idealmente il volo verso una libertà agognata, un diritto umano (“chi è libero di pensiero è già libero nello spirito” diceva un noto rivoluzionario), seguito il 21 novembre da Ernani col suo famoso coro “Si ridesti il leon di Castiglia!”, ove sotto le spoglie dei congiurati evocati dal coro e nella bellissima cabaletta “Della vendetta bello è il morire”, si riconosceva il popolo italiano oppresso, un titolo che rappresenta un punto di svolta: prima d’allora il compositore aveva scritto solo per la Scala, un teatro ampio nel quale facevano effetto le grandi scene corali; gli spazi più ristretti della Fenice favoriscono la concentrazione del dramma sui conflitti personali, l’opera è dunque imperniata su un’azione complessa, accuratamente costruita per fornire occasioni di scontro tra i personaggi. La stagione si concluderà il 23 dicembre con Tosca, che può essere definita l’opera culminante di Puccini nel senso dell’avanzamento del linguaggio. L’orchestra si mette a descrivere come per appunti, abbastanza in fretta, ma con un’ osservazione scrupolosa del vero; nel mezzo di tanto lavorio smette di ciarlare e improvvisamente si gonfia, singhiozza o minaccia, insulta o prega. Lo spettatore, preso di petto, non ha il tempo di riaversi dalla sorpresa, che Puccini implacabile e, inguaribile ruffiano, asciuga il pianto, in poche battute riprende perfino a sorridere, intanto pennella e ritocca. “Per l’inizio della prossima settimana – ha dichiarato il segretario artistico – Antonio Marzullo, conosceremo anche quanti daranno voce ai ruoli principali. Per adesso vi invito tutti a teatro il 25 ottobre, per applaudire Maria Agresta, che ritorna a Salerno per donare al pubblico salernitano un fantastico ritratto di Mimì”.

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