Salerno, assolti i Dottori Pasquale Ardimento e Pasquale Smaldone del Ruggi

Scritto da , 15 dicembre 2015

La Corte d’Appello di Salerno, composta dai Magistrati: Dott. Tringali (Presidente), Dott. Pellegrino (Consigliere), Dott.ssa Clemente (Consigliere), in data odierna, in riforma della sentenza del Tribunale di Salerno in Composizione Monocratica, Seconda Sezione Penale, Dott.ssa Eva Troiano, emessa il 3 maggio 2013, ha pronunciato la sentenza di assoluzione con formula piena nei confronti dei Dottori Pasquale Ardimento e Pasquale Smaldone, chirurghi alle dipendenze dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno, difesi dall’Avv. Michele Tedesco.

I chirurghi erano stati condannati in primo grado per il reato di cui all’art. 113, 590 c.p. perché, in cooperazione colposa tra loro, quali componenti l’equipe che sottoponeva ad intervento chirurgico Gallo Umberto, ricoverato il giorno 6.3.2007 presso l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno, per colpa cagionavano a Gallo Umberto lesioni personali consistenti in una “cicatrice xilo-pubica cheloide e debordante di circa cm. 35 di lunghezza, in particolare al Gallo, ricoveratosi, per dolori addominali veniva diagnosticata dal R., a seguito di endoscopia una sospetta neoplasia al colon destro, così inducendo i sanitari che avevano in cura il Gallo ad effettuare una laparotomia per asportare la massa neo formata, intervento chirurgico del tutto inutile atteso che tratta visi in realtà di un fecaloma; con imperizia consistente per il R. nell’errare completamente la diagnosi (neoplasia in luogo di fecaloma), per l’Ardimento, lo Smaldone ed il M. nell’avere omesso di richiedere i marcatori tumorali, che avrebbero confutato la diagnosi di neoplasia, e nell’avere omesso di attendere l’esame istologico prima dell’effettuazione della  laparotomia. (In Salerno il 6.3.2007).

Gli imputati venivano condannati per il suddetto reato alla pena di euro 600,00 di multa, oltre al pagamento pro quota, delle spese processuali, del risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede, di una provvisionale immediatamente esecutiva in favore della costituita parte civile,Gallo Umberto, difeso dall’Avv. Raffaele Tecce.

Nel caso in esame, alla luce dei numerosi esami diagnostici ai quali fu sottoposto il paziente che non escludevano, con certezza, la presenza di una sospetta neoplasia del colon destro, si rese necessaria l’esecuzione di una laparotomia per evitare il rischio di un’evoluzione peggiorativa delle condizioni del giovane paziente.

La necessità dell’intervento chirurgico era dettata proprio dall’incertezza circa la natura della massa individuata all’esito dei numerosi esami ai quali fu sottoposto il paziente.

La scelta della laparotomia esplorativa adottata dai chirurghi Ardimento e Smaldone, ritenuta dal Giudice di primo grado “grandemente invasiva”, è conforme alle linee guida italiane della chirurgia del colon e alle linee guida internazionali di chirurgia.

In definitiva, i chirurghi Ardimento e Smaldone, per la salvezza del paziente e, in assenza di elementi che escludevano, con certezza, la presenza nel colon destro del paziente di una neoplasia, hanno proceduto, dopo aver esaurito il percorso diagnostico indicato dalle linee guida internazionali di chirurgia, al compimento della laparotomia con il consenso informato del paziente.

La scelta chirurgica adottata dagli imputati è stata considerata corretta anche dal Procuratore Generale della Repubblica, Dott.ssa Russo, la quale, all’odierna udienza, ha chiesto la pronuncia assolutoria nei confronti dei chirurghi salernitani.

La condotta dei Dottori Pasquale Ardimento e Pasquale Smaldone non è affetta da alcun profilo di colpa tant’è che la Corte d’Appello di Salerno, in riforma della sentenza emessa dal Giudice Monocratico del Tribunale di Salerno, Dott.ssa Eva Troiano, ha accolto l’appello proposto dal difensore degli imputati, Avv. Michele Tedesco, e per l’effetto ha assolto i chirurghi dal reato loro ascritto revocando le statuizioni civili disposte con la sentenza di primo grado; in buona sostanza, la parte civile non potrà beneficiare del risarcimento dei danni e dovrà restituire la somma che i chirurghi avevano versato a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva.

Anche il Sostituto Procuratore Generale di udienza, Dott.ssa M. Russo, in accoglimento dei motivi di appello ha chiesto la riforma della sentenza di primo grado.

La notizia del verdetto assolutorio è stata accolta dai Dottori Ardimento e Smaldone con grande soddisfazione.

 

Consiglia