Sala Consilina: ladro di rubinetti detenuto per sette mesi

Scritto da , 22 dicembre 2013

di Oreste Vassalluzzo

 

Nella nostra Italia c’è da chiedersi se qualcuno sia “più uguale dinanzi alla legge” degli altri. Prendendo volutamente a prestito le parole dell’avvocato Michele Capano contenute in una lettera denuncia inviata tra gli altri anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per raccontare la storia che lo stesso avvocato ha avuto, dopo mesi di attesa, l’intenzione di raccontare. Si tratta dell’arresto e della vicenda giudiziaria di un rumeno ventenne, Georgescu Adrian Mihaita. Un “ladro di galline” si sarebbe definito in tempi passati ma che ha passato diversi mesi tra carcere e arresti domiciliari dopo il suo arresto, avvenuto nell’aprile scorso, per aver rubato rubinetteria con un suo complice in un’azienda di Teggiano. E’ una storia impregnata di errori, sviste e forse anche di una certa leggerezza che ha coinvolto, e che mai dovrebbe coinvolgere, la struttura della Giustizia di Sala Consilina prima e di Lagonegro poi. Quasi sette mesi tra carcere e arresti domiciliari e poi l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per aver “rubato rubinetteria” da incensurato e dopo aver raggiunto l’Italia da pochi giorni. Una vicenda che in molti casi si sarebbe chiusa con un processo per direttissima è divenuta un “affare” importantissimo per la Giustizia. Il ventenne resta in carcere per diversi mesi anche dopo l’udienza di convalida dell’arresto. Diversi Gip hanno rigettato più volte le richieste di scarcerazione e di arresti domiciliari presentate dal suo avvocato Michele Capano. E solo dopo diversi tentativi si arriva alla condanna, concordata con il patteggiamento, arrivata solo nel novembre scorso al Tribunale di Lagonegro. Da allora non è stata ancora revocata la misura di presentazione alla Polizia Giudiziaria per il ventenne rumeno. Nel mezzo c’è una storia di violenze subita dal giovane ventenne da parte dei carabinieri di Teggiano, regolarmente denunciate alla procura dall’avvocato Capano, giudici che prendono decisioni “discutibili” e anche una scoperta dello stesso avvocato. Dal carcere di Sala Consilina giunge la richiesta alla procura di potere o meno registrare i colloqui telefonici del ventenne con il suo avvocato. Tutto messo nero su bianco dall’avvocato Capano che ha deciso, ora, di rendere nota la storia del suo assistito e dello “sfascio” della Giustizia. L’avvocato Michele Capano è giunto alla richiesta diretta al presidente della Repubblica, alla Consiglio Superiore della Magistratura, all’ambasciata di Romania in Italia e alle altre autorità competenti, dopo il muro di gomma contro cui si è trovato a combattere. Annuncia anche uno sciopero della fame fino a quando non sarà accolta l’istanza di revoca della presentazione alla Polizia Giudiziaria per il suo assistito Georgescu Adrian Mihaita per consentirgli il ritorno in Romani, dalla sua famiglia, dopo aver concordato la pena con i giudici del Tribunale di Lagonegro. Una brutta storia, un pagina deprecabile per la Giustizia.

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