Ruggi, De Luca pensa ad un magistrato commissario. Casale in pole

Scritto da , 4 febbraio 2016
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di Andrea Pellegrino

Un magistrato per la guida del “Ruggi d’Aragona”. Questa è l’ipotesi attualmente più accreditata dopo il trasferimento di Vincenzo Viggiani al Policlinico “Federico II” di Napoli. Sul tavolo di Vincenzo De Luca ci sarebbero allo stato due nomi: quello di Matteo Casale, ex presidente della Corte d’Appello di Salerno e Alfredo Greco, magistrato in pensione e già nominato di recente commissario dell’azienda Intertrade dal presidente della Camera di Commercio di Salerno Andrea Prete.
Nei prossimi giorni la riserva potrebbe essere sciolta da parte del presidente della giunta regionale.
Resta in rosa, naturalmente, il nome di Attilio Bianchi, già manager del “Ruggi” ed attuale direttore generale dell’Università di Salerno. Seppur le quotazioni di Bianchi pare che siano in calo. Secondo quanto trapela, De Luca vorrebbe riassestare il management dell’ospedale di Salerno attraverso un commissario di peso, quindi un magistrato, anche alla luce degli ultimi fatti giudiziari che hanno scosso la tranquillità della struttura sanitaria. Poi successivamente procedere alla nomina del direttore generale, ed in questo caso potrebbe essere ripescato Attilio Bianchi che già gode del placet (obbligatorio per la nomina) del Rettore dell’Unisa Aurelio Tommasetti.
Entro la fine della settimana potrebbero esserci sviluppi. Per ora a reggere il “Ruggi d’Aragona” c’è Angelo Gerbasio, attuale direttore sanitario della struttura di via San Leonardo.
Tra le priorità che il nuovo commissario dovrà affrontare c’è quella relativa agli accorpamenti. E ieri il Tar di Salerno ha rinviato al 30 marzo l’udienza cautelare in merito al ricorso presentato dal Comune di Cava de’ Tirreni, contro la chiusura del reparto di ginecologia del “Santa Maria dell’Olmo”. L’udienza è stata differita per consentire all’Avvocatura comunale di notificare all’Azienda Ospedaliera Universitaria, Ruggi d’Aragona, un ulteriore ricorso (per motivi aggiunti), in relazione alla documentazione prodotta in giudizio dalla controparte, contenente provvedimenti successivi a quelli originariamente impugnati e ulteriormente lesivi degli interessi della Città di Cava de’ Tirreni.Da qui la necessità di proseguire nel giudizio, in cui, peraltro, sono intervenuti a sostegno del ricorso del Comune metelliano anche i Comuni di Vietri sul Mare e di Positano e le Organizzazioni sindacali di categoria (Cgil, Utl-Ugl, Cisl, Cst-Uil) al fine di sottoporre al vaglio del Tar una visione completa della vicenda scaturita dalla chiusura del reparto di ginecologia e ostetricia del nosocomio di Cava de’ Tirreni.

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