“Ruba” il figlio dalla neonatologia del “Ruggi”

Scritto da , 6 maggio 2018
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Pina Ferro

Ha allattato il figlio, nato un mese fa, per poi allontanarsi dal reparto stringendo a se il bimbo che il tribunale stava provvedendo a collocare altrove. E’ durata meno di 24 ore la fuga di Marta 32 anni e del bambino, ritrovati nel tardo pomeriggio di ieri, in via Eugenio Caterina a Salerno. Gli agenti della questura di Salerno sono arrivati presso un’abitazione disabitata di via Egenio Caterina, vicina a quella del fratello, attraverso il monitoraggio dei cellulari e spostamenti dei familiari della donna. Lei e il compagno sono stati rtrasferiti presso gli uffici della Squadra mobile. La sottrazione del minore dal nosocomio di via San Leonardo è avvenuto pochi minuti dopo le 21 di venerdì, nell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, dove la donna si recava quotidianamente per allattare il suo bimbo nato il 28 marzo scorso. Come ogni giorno anche l’altra sera la 32enne si era recata presso la saletta della neonatologia per allattare il suo bimbo. A fine poppata, approfittando della presenza di altre mamme che stavano “consegnando” al personale del nido i neonati, Marta, riuscendo ad eludere la sorveglianza, si è allontanata dal reparto ed ha guadagnato l’uscita dal nosocomio salernitano. L’allarme è stato dopo tre minuti dopo l’allontanamento della donna. Immediatamente sono state allertate le forze di polizia che si sono messe alla ricerca della donna e del neonato. Dalla visione delle immagini delle telecamere presenti nella zona si è appreso che ad attendere la 32enne, fuori dall’ospedale vi era un uomo che l’ha aiutata nella fuga. I due, infatti, sono stati immortalati in un frame delle telecamere di videosorveglianza del nosocomio salernitano mentre si allontanavano in direzione della stazione “Arechi” della metropolitana che si trova proprio di fronte all’ingresso del “Ruggi”. Sul posto sono intervenuti sia i carabinieri, sia la polizia. I militari dell’Arma, in particolare, hanno perlustrato la zona e si sono diretti verso l’abitazione di alcuni parenti della donna. Gli agenti della Questura diSalerno si sono trattenuti fino alle 2 presso il nosocomio di via San Leonardo per raccogliere tutte le informazioni utili al caso e raccogliere la testimonianza del personale del nido e non solo. Allertata anche la polizia ferroviaria nel caso in cui la donna avesse progettato di lasciare la città di Salerno a bordo di un treno. Ispezionate anche le fermate dei bus. Al momento madre e figlio sembrano spariti nel buio. Nessun timore per lo stato di salute del bambino che godeva di ottima salute e si trovava presso il nido del Ruggi su disposizione del Tribunale. Dopo meno di un giorno di serrate ricerche gli agenti grazie al controllo dei movimenti dei familiari e al controllo delle conversazioni telefoniche hanno individuato Marta presso l’abitazione di un fratello residente in via Eugenio Caterina a Salerno, zona Irno, si era rifugiuata dal familiare sentendosi al sicura, ma sembra che una telefonata effettuata dal suo cellulare alla madre l’abbia “tradita”. I poliziotti hanno agganciato la cella di dove si trovava l’apparecchio telefonico. Ora spetterà al magistrato stabilire i provvedimenti da adottare. La 32enne sarà certamente sentita a breve.

Il manager Longo avvia l’inchiesta interna per stabilire le responsabilità

“E’ un fatto grave, io ho avviato la mia inchiesta interna e ci sarà sicuramente anche un’inchiesta da parte dell’autorità giudiziaria per delineare l’esatta dinamica dei fatti e di chi sono le responsabilità. La presenza di qualche segnale avrebbe messo in atto delle precauzioni ancora più stringenti. In questo momento dico che probabilmente non c’è stata alcuna falla”. A dichiararlo è stato il direttore generale dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, Giuseppe Longo che nella tarda mattinata di ieri ha indetto una conferenza stampa presso il nosocomio. “Da ieri sera stiamo dando piena collaborazione alle forze dell’ordine proprio perchè la cosa ci rattrista tantissimo, sotto ogni punto di vista. Il nostro obiettivo è quello di fare in modo che il bambino possa essere immediatamente ritrovato e chiudere al più presto questa vicenda. Ma proprio perchè devo avere la certezza, ho istituito la commissione interna che serve ad approfondire tutti gli aspetti relativi all’organizzazione interna. Per eventuali responsabilità in astratto, c’e’ il direttore di una struttura e poi dopo ci sono livelli gerarchici”. Longo ha tranquillizzato sulle condizioni del bambino: “Le condizioni del neonato sono buone. Questa è una cosa molto importante perchè quando si sottrae un bimbo da un ospedale, la prima preoccupazione è la cosiddetta continuità delle cure, ossia se il neonato ha bisogno di una serie di terapie da seguire. Per fortuna, in questo caso, il bambino è in buone condizioni” “Era una famiglia già conosciuta al Tribunale dei minori e seguita. Un bambino le era già stato tolto, l’altro non sappiamo – ha dichiarato Longo – il Magistrato in ogni caso non aveva posto il veto di contatti con la mamma, ma si doveva solo attendere che il Tribunale ci indicasse la comunità a cui doveva essere affidato il neonato, che era in terapia intensiva proprio per essere sorvegliato 24 ore su 24”. Ma in mattinata già sono fioccate le polemiche e c’è chi punta il dito contro lo stesso direttore generale come Mario Polichetti, del sindacato dei medici Fials che addossa tutta la responsabilità proprio su Longo, chiedendone addirittura le dimissioni e anche su questo il Dg ha risposto prontamente: “Non per questo io devo dimettermi, la mia visione è completamente diversa. Ritengo che non è un problema legato solo alla sicurezza. La madre probabilmente aveva già ideato di portare via il bambino, studiando alla perfezione modi e tempi. La donna era comunque a conoscenza che il tribunale aveva attenzionato il caso, ma lei non rispondeva nemmeno alle telefonate degli assistenti sociali”.

Il neonato era destinato ad una casa famiglia dal Tribunale

Era destinato ad una casa famiglia e successivamente, sarebbe stato affidato ad una famiglia, il piccolo nato lo scorso 28 marzo e sottratto venerdì sera dalla madre, dall’ospedale di via San Leonardo. Lo aveva stabilito il tribunale dei Minorenni con un’ordinanza del 24 aprile scorso. Il bambino, una volta dimesso dall’ospedale, sarebbe stato assegnato a una struttura idonea. La direzione sanitaria del Ruggi, dunque, attendeva solo di sapere quale fosse la struttura per procedere alle dimissioni. Nel frattempo, proprio per monitorare e controllare la situazione familiare del piccolo, il bimbo non era stato spostato dal reparto di Terapia Intensiva Neonatale anche se stava bene. Nella stesso giorno in cui la donna ha partorito in stato di ebbrezza, l’ospedale ha allertato il Tribunale per i Minorenni e dopo pochi giorni lo stesso ha chiesto all’ospedale di trattenere il piccolo anche se era già in condizione di essere dimesso. Dalle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza si vede che la 33enne allontanarsi a piedi con andatura normale, accompagnata da un uomo che aveva con sè un porta enfant. I due, con il piccolo, si sono diretti sotto la pioggia verso la metropolitana ma non è chiaro se ad attenderli vi fosse una vettura. A quanto si apprende, la donna nei giorni scorsi non rispondeva alle telefonate degli assistenti sociali per chiarire la sua situazione, ma sicuramente aveva intuito che il Tribunale stava monitorando la sua posizione.

Aveva partorito in stato di ebbrezza e in passato era stata arrestata per droga Già le era stato tolto un figlio dai giudici

Era il 28 marzo scorso, quando ubriaca, Marta aveva dato alla luce il suo bimbo. I medici del nosocomio salernitano, dopo che il bimbo era venuto alla luce, avevano segnalato all’autorità giudiziaria la criticità. I giudici, subito, avevano disposto di trattenere il bambino, anche se sano, in attesa di un loro provvedimento. Questo arriva il 24 aprile scorso, quando i sanitari vengono informati dell’ordinanza del tribunale per i minorenni con la quale, in buona sostanza, si comunicava che il bimbo, all’atto della dimissione, sarebbe dovuto essere collocato in una comunità idonea ad accoglierlo. Era stata data la possibilità comunque alla madre di allattare il piccolo. Poco dopo le 21, un’infermiera di turno segnala al medico di guardia che la mamma, dopo aver allattato il piccolo, non lo ha riconsegnato. A quel punto, il medico, capendo cosa fosse accaduto, allerta le forze di polizia e il servizio di vigilanza interno. Il direttore generale dell’azienda ospedaliero “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno ha avviato un’indagine interna per acquisire tutte le informazioni utile per comprendere cosa e come sia accaduto. La commissione d’inchiesta è presieduta dal direttore sanitario medico, Angelo Gerbasio. A quest’ultimo è stato concesso un termine di dieci giorni per presentare una dettagliata relazione. Nel 2013, la donna era stata arrestata per reati legati allo spaccio di stupefacenti. Erano stati i giudici del tribunale dei Minori a disporre la misura restrittiva quale forma di tutela del minore. La posizione circa l’affidamento del bimbo alla donna era in valutazione. In precedenza, secondo alcune indiscrezioni apprese, le era già stato tolto un altro figlio. Non sono noti i motivi per i quali fosse stata messa in discussione la potestà genitoriale. La donna era madre di tre figli avuti comn tre uomini diversi. Dunque, una situazione di grande precarietà. La donna pare non avesse un lavoro stabile, viveva con piccoli lavori saltuari.

Fials Salerno, “Episodio preoccupante che denota un livello di sicurezza ai minimi storici per il plesso di via San Leonardo”

“Il rapimento del bambino all’ospedale di Salerno ha due responsabili: il direttore generale dell’azienda “Ruggi”, Giuseppe Longo, e il direttore sanitario, Cosimo Maiorino. Chiedo immediatamente le loro dimissioni. Le scuse questa volta non bastano”. Non usa mezzi termini Mario Polichetti, dirigente della Fials Medici di Salerno, per commentare la vicenda del bambino portato via dalla madre dal reparto di Neonatologia – Terapia intensiva neonatale del plesso di Salerno, nonostante il divieto della magistratura. “Come si fa a portare via un bambino da un ospedale senza che nessuno se ne accorga? Questo episodio il livello di sicurezza che c’è nella struttura di via San Leonardo. Si può arrivare in corsia con una pistola, nascondere una dose di droga o perfino “parcheggiare” una bomba carta. Che modo è questo di gestire la sanità pubblica e difendere l’incolumità dei pazienti”. Nessuna strumentalizzazione, ma per Polichetti è necessaria una riflessione su quanto accaduto. “Sperando che le forze dell’ordine rintraccino al più presto la donna e il suo complice, tutto questo non può passare sotto silenzio. La politica prenda provvedimenti e la magistratura indaghi sulle eventuali responsabilità di chi ha sbagliato. Stavolta a pagare non devono essere solo medici e infermieri, ma anche i manager, quei colletti bianchi stipendiati per migliaia di euro al mese che invece di pensare a cose serie vietano ai lavoratori anche la pausa caffé. Longo e Maiorino devono dimettersi”, ha concluso Polichetti. “Se non lo faranno, spero che siano sollevati dai rispettivi incarichi. Nel frattempo, preannuncio che valuterò personalmente l’ipotesi di costituirmi parte civile in un eventuale processo sul caso e denunciare i vertici dell’azienda per quanto accaduto. Non bastano le commissioni d’inchiesta interne che poi insabbiano tutto una volta si spegneranno i riflettori sulla vicenda. Un bambino è scomparso dall’ospedale di Salerno: chi ha sbagliato deve pagare davvero”.

Ventura: «Cosa c’entra il manager, perche dovrebbe dimettersi?»

“Prendo le distanze dalle affermazioni di Polichetti. Cosa c’entra il direttore generale? Perché dovrebbe dimettersi?” A difendere a spada tratta il San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona è il consigliere comunale Giuseppe Ventura, dipendente dell’azienda ospedaliera di Salerno. Dopo i fatti avvenuti tra venerdì e sabato infatti il consigliere prova a spiegare le ragioni di chi all’interno del nosocomio lavora con impegno e dedizione ma soprattutto sempre con grande attenzione. “Preciso che il bimbo era nel reparto di neonatologia e non in terapia intensiva in quanto lì ci sono i bambini nati prematuramente. In più voglio sottolineare che la responsabilità adesso non è da addossare a qualcino. Né direttore sanitario e generale e nemmeno medici o infermieri. Le mamme lì vanno ad allattare non ci deve essere una presenza di Carabinieri o di guardiania proprio per lasciare privacy a mamme e bambini. Se una madre come questa si allontana di certo la colpa non è di infermieri o medici – ha sottolineato Ventura – Io sono vicino a direttore sanitario e al direttore generale. Non esiste che loro debbano dimettersi, il dottore Polichetti prima di fare determinate affermazioni deve accertarsi alla perfezione dell’accaduto. Mi meravigliano le sue parole, perché proprio il dottor Polichetti ci lavora all’interno e sa bene come funzionano certe cose, risparmi attacchi politici, che devono rimanere fuori dalla struttura sanitaria”. Secondo Peppe Ventura infatti i medici e gli infermieri che lavorano all’interno del Nido hanno grande professionalità e soprattutto coraggio e attenzione, perché non è semplice lavorare in un reparto dove i piccoli appena nati hanno bisogno del doppio di cure e di impegno.

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