Rocco voleva uccidere Palmentieri

Scritto da , 13 ottobre 2017

Pina Ferro

L’accordo saltò perchè non furono versati i soldi chiesti per l’omicidio

Gaetano Rocco titolare della “Rocco Trasporti” chiese consiglio a De Maio su cosa “si dovesse fare per far uccidere Marcello Palmentieri”. Tra i due all’epoca era in atto una guerra. L’omicidio non fu portato a termine perchè Rocco non pagò il dovuto e quando poi vi fu la guerra del trasporto su gomma dei prodotti agricolo De Maio si tolse “il sassolino dalla scarpa” con l’attentato incendiario. Il particolare è venuto fuori dai racconti del collaboratore di giustizia circa gli attentati posti in atto dal sodalizio criminale operante nella Piana del Sele. Gli atti intimidatori servivano a convincere gli imprenditori a servirsi delle ditte di trasporto “suggerite” dal sodalizio. Nel dettaglio Sabino De Maio ha raccontato di essere a conoscenza del fatto che la Rocco Trasporti aveva subito l’incendio di un camion, avvenuto di fronte alla discoteca Number One , in quanto era stato lui stesso ad affidare tale commissione al rumeno Leonardo Virga ed a Guglielmo Di Martino, membri del gruppo. Nel raccontare i fatti al pubblico ministero Colamonici, Sabino De Maio ha anche sottolineato che aveva una conoscenza diretta di Gaetano Rocco. “… Con Gaetano Rocco avevo avuto rapporti già nel 2008 quando eravamo “amici” tanto che lui versò una quota per la realizzazione di una bisca clandestina. In quel periodo vi era una rivalità tra Gaetano Rocco e Marcello Palmentieri, tanto che nel corso di una cena a cui partecipammo io, lui e Biagio Parisi, in un ristorante di Gromola. il Rocco mi chiese cosa si dovesse fare per uccidere lo stesso Palmentieri. In quel periodo, il nostro gruppo stava cercando di avvicinarsi a Palmentieri per estorcergli denaro”. Per raggiungere l’obiettivo all’imprenditore Palmentieri furono fatte delle telefonate anonime ed anche un appostamento finalizzato ad intimidirlo. Fu anche organizzato un incontro con Fiore Palmentieri, fratello di Marcello. Costui era noto alle forze dell’ordine “per quanto riferitomi, era stato vicino a Mario Giordano ed aveva custodito le armi del clan Pecoraro”. Nel 2008 fu proprio Fiore Palmentieri, su richiesta del fratello Marcello a cercare un incontro con De Maio e gli altri componenti il sodalizio. L’incontro avvenne in località Le Caterine a San Vito. Oltre a Sabino De Maio era presente ache Biagio Parisi. “In quell’occasione Fiore ci ribadì che il fratello Marcello non aveva intenzione di pagare: noi ci limitammo a dire che ciascuno si sarebbe assunto le sue responsabilità, anche se poi non si fece nulla”. Intanto, era ancora in piedi il proposito di uccidere Marcello Palmentieri, proposito che “non fu portato a termine perchè dinanzi ad una richiesta di anticipo dei soldi dovuti come ricompensa, Rocco non pagò nulla e noi decidemmo di non agire”. Nel frattempo Sabino De Maio fu arrestato e quando nel 2010 riacquistò la libertà trovò una situazione mutata: “i Mogavero avevao aperto l’agezia Atm, per cui si decise di danneggiare i mezzi di Rocco con una duplice finalità: pagare le provvigioni all’Atm e indurlo a versare soldi come compenso di natura estorsiva. La decisione di danneggiare i camion di Rocco fu presa da me, Ciccio Mogavero e Sergio Bisogni”. Secondo il racconto del collaboratore Virga si recò da solo sul posto con la tanica di benzina e per l’atto posto in essere avrebbe ricevuto un compenso di 2/300 euro. “A seguito dell’accaduto Rocco non pagò mai somme a titolo estorsivo ma cominciò a pagare le provviggioni all’Atm. Dalla mia scarcerazione non ho mai avuto rapporti co Rocco ed il danneggiamento per me fu anche un modo per togliermi un sassolino dalla scarpa per gli accordi presi nel 2008 e non rispettati”. Successivamente Palmentieri da vittima entra a far parte del sodalizio.

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