Ritorna Enzo Moscato con “Grand’Estate”

Scritto da , 15 aprile 2016
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Dopo l’incontro con l’artista all’Università di Salerno ieri mattina, questa sera e domani la pièce sarà rappresentata alla sala Pasolini

Dopo l’intenso incontro incontro con la drammaturgia e scrittura di Enzo Moscato presso la Sala Dispac dell’Università degli Studi di Salerno, curato dalla prof.ssa Antonia Lezza, e la teoria divenuta pratica, critica, meraviglia, con la rappresentazione presso il Teatro di Ateneo, di Grand’estate (testo, regia e drammaturgia Enzo Moscato. Scena e costumi Tata Barbalato. Produzione Casa del Contemporaneo. Musiche Donamos) con Massimo Andrei ed Enzo Moscato e con Giuseppe Affinito, Caterina Di Matteo, Gino Grossi, Francesco Moscato, Giancarlo Moscato, l’artista ritorna questa sera, alle ore 21 e domani alle 19, alla sala Pasolini dopo il grande successo di Toledo Suite. Voci e corpi in scena per una narrazione delirante di ben quattro decenni e oltre di cronaca o di storia napoletana ed internazionale. Voci e corpi in scena per un intricato labirinto di figure ed eventi, catastrofi e repentine resurrezioni, detti col tono sornione di chi narra una saga mediterranea d’ irresistibile comicità, d’ incontenibile sarcasmo. Partendo dall’ epoca fascista e dall’ occupazione italiana dell’ Africa Orientale; cantando i fasti e i nefasti di un casino arroccato sui Quartieri Spagnoli e delle relative puttane che, con trasferte e quindicine in esotiche terre d’ oltremare, vi si impiegavano a intrattenere gerarchi e soldataglia; inventando, per cielo e per mare, una sorta d’odissea sgangherata di paria emarginati; galoppando inverosimilmente per segreti lazzaretti anti-sifilide o affollati campi bellici, tedeschi ed alleati, messi su per addestrare bislacche ‘spie’ che non si capisce bene chi debbono spiare e da parte di chi. Punto di osservazione i bordelli dei Quartieri Spagnoli, quelli stessi quartieri da cui Moscato ha sempre guardato il mondo. Parole e scricchiolii marinareschi che agitano il palcoscenico dominato da un pennone: due prostitute-travestiti-narratori interpretati dallo stesso Moscato e da Massimo Andrei conducono lo spettatore in un viaggio attraverso il Mediterraneo e attraverso il tempo. Il viaggio infatti è quello delle due prostitute imbarcate per raggiungere le colonie italiane durante il fascismo, che poi si vedono costrette a fermarsi a Malta e ad entrare nel lazzaretto per la quarantena. E’ la storia rivissuta attraverso la vita di personaggi che vivono ai margini della società, un tema centrale in tutto il lavoro del drammaturgo napoletano. Ecco che l’Italia del Fascismo, la legge Merlin sulle case chiuse, la prostituzione che scende in strada, il degrado sociale e culturale, mentre tutto questo avviene riecheggiano canzoni famose degli anni Venti-Trenta, compresa la reclame fascista del latte, avvicinandosi al tempo presente, di un’ Italia vittima di un’ altra epidemia, che ributta in mare i fantocci del passato. (o.c.)

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