Rifornivano di droga le piazze del Cilento

Scritto da , 26 ottobre 2017

Pina Ferro

Detenevano la gestione delle piazze di spaccio del Cilento. Con l’accusa di associazione finalizzata al traffico stupefacenti, sostanze psicotrope e di acquisto e cessione continuata di droga i carabinieri hanno eseguito 16 ordinanze emesse dal Gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Direzione distrettuale antimafia presso la Procura di Salerno. Nove le persone che sono finite in carcere, alcuni di loro sono vecchie conoscenze delle forze dell’ordinee 4 ai domiciliari. Le ordinanze sono state notificata a Giancarlo Rossi 31 anni di Capaccio Paestum, ritenuto il deus ex machina del sodalizio (al 31enne il provvedimento è stato notificato direttamente in carcere), al padre Umberto Rossi, ex affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo (già arrestato all’inizio della scorsa estate), Salvatore Maresca, Roberto Maresca, Antonio Buonora, Lucido Valerio Venturiello, Marco Grimaldi (arrestato a Scalea), Mirko Ruggieri, Gianluigi Strianese, Adrian Markowski (ai domiciliari) e Errechaiech Saleh (ai domiciliari anche se attualmente è detenuto per altri reati). Ai domiciliari anche i genitori di Gianluigi Strinese,trovati in possesso di un chilogrammo di marijuana e di un bilancino di precisione. I due stavano tentando di “proteggere” in qualche modo il figlio e per questo avevano occultato lo stupefacente. Tre, invece, i soggetti indagati a piede libero tra cui una donna di origine polacca. Le ordinanze non sono state tutte eseguite in quanto non sono stati rintracciati tutti i destinatari. Secondo l’accusa, il gruppo gestiva le piazze di spaccio del Cilento, nei territori di Capaccio – Paestum, Agropoli e Santa Maria di Castellabate, e aveva la base operativa nella città dei templi. Il blitz è scattato all’alba di ieri ed ha visto l’impiego di circa cento militari dell’Arma del comando provinciale, della compagnia di Agropoli diretta dal capitano Francesco Manna, delle unità cinofile e dei carabinieri del settimo nucleo elicotteristi di Sarno. L’indagine, avviata alla fine del 2014, è il prosieguo di un’altra attività investigativa che, la scorsa estate, aveva portato in carcere, tra gli altri, Umberto Rossi, alias ‘Umberto o’ napulitan’. Gli ingenti quantitativi di droga, cocaina, eroina, marijuana ed hashish, venivano acquistati, dal gruppo, a Napoli, nei quartieri di Secondigliano e Scampia per poi essere rivenduti, in dosi, ad assuntori provenienti dai comuni di Castelnuovo Cilento, Oliveto Citra, Perdifumo, Roccadaspide e Vallo della Lucania. Durante il blitz di ieri mattina ed in particolare nel corso delle perquisizioni è stata rinvenuta e sequestrata la somma di 4.300 euro in contanti. Con l’operazione di ieri mattina è stato completamente smantellato il sodalizio criminale.

 

Nel sodalizio vi era anche una donna morta per overdose

Nel corso dell’inchiesta, nella rete degli investigatori era finita anche una donna napoletana morta qualche tempo fa a seguito di un’overdose. Si trattava di una giovane donna che gli investigatori stavano attenzionando. Era il 30 giugno scorso quando i carabinieri del comando provinciale di Salerno misero in atto il primo blitz ai danni del gruppo di spaccio che aveva sede a Capaccio. All’epoca furono eseguite ben 12 ordinanze. Il blitz di ieri è il prosieguo di quell’attività investigativa, avviata a seguito di di una serie di attentati incendiari avvenuti tra settembre e ottobre 2014 nei confronti di un autolavaggio di Capaccio-Paestum, in località Licinella. In particolare, gli inquirenti hanno ricostruito tutti gli scenari precedenti all’assunzione del comando da parte di Umberto Rossi, alias ‘Umberto o’ napulitan’. Umberto Rossi era arrivato al vertice del sodalizio criminale dopo l’arresto del figlio Giancarlo. Fino a quel momento era lui a detenere il controllo dello spaccio, dei rifornimenti e i contatti con la rete di pusher. Quando Giancarlo Rossi fu arrestato i fornitori napoletani di stupefacente rivendicarono un debito, contratto appunto da Giancarlo, pari a 50.000. Una somma che avrebbe portato al disseto l’intera famiglia. Fu così che Umberto, il capofamiglia decise di prendere in mano la situazione mettendosi al vertice del sodalizio criminale che deteneva le piazze di spaccio a sud della provincia. Umberto Rossi nell’assumere il controllo del sodalizio criminali dedito allo spaccio, faceva valere la sua autorità vantando non solo determinati trascorsi, quelli nella Nco, ma anche amicizie importanti. Il legame in questione era quello con la cosidetta “zia”, ovvero la narcotrafficante napoletana Rosa Borriello che in realtà aveva il ruolo di intermediaria rispetto ai “guaglioni” napoletani che gestivano il traffico di droga per il quale ricevevano un vero e proprio compenso

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