Riflessioni dal palcoscenico tra cielo e terra

Scritto da , 13 Marzo 2015
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Questa sera, alle ore 18,30 nella chiesa di Santa Apollonia verrà presentato il volume di Pasquale De Cristofaro “Le ali di Hermes”

 Di OLGA CHIEFFI

 

“Se l’attore è un uccello che con un’ala sfiora la terra e con l’altra si protende verso il cielo” scrive Vsevolod Emil’evic Mejerchol’d, “le piccole ali di Hermes – continua Pasquale De Cristofaro, nel primo primo capitolo del suo ultimo saggio – forse, potranno aiutare noi teatranti a ritrovare il largo per rendere ancora più avventuroso il nostro leggendario errare”. E’ questo l’assunto de’ “Le ali di Hermes” del regista salernitano, pubblicato da Plectica, nella collana CorpoNovecento che dirige unitamente ad Alfonso Amendola, che verrà presentato questa sera, alle ore 18,30, nella chiesa di Santa Apollonia. Tre generazioni di critica teatrale a confronto nel dibattito che nascerà tra Vincenzo Del Gaudio, dottorando di ricerca all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, nonché collaboratore della cattedra di Sociologia degli Audiovisivi Sperimentali dell’Università degli Studi di Salerno Emanuela Ferrauto, dottoranda presso l’Università degli Studi di Salerno, in Italianistica XIII ciclo, presso il dipartimento DIPSUM, realizzatrice di un progetto riguardante l’ambiente artistico napoletano, Andrea Manzi, stasera in veste di autore di testi per il teatro e Franco Tozza, critico e storico del teatro, coordinati da Alfonso Amendola docente di Linguaggi audiovisivi presso l’Università di Salerno e Analisi dell’Opera Multimediale presso l’Università Orientale di Napoli. L’agile raccolta di saggi affronta, l’esperienza dell’alterità sulla scena contemporanea con l’intento di riflettere il quadro di teorie, autori, registi, che hanno contrassegnato la teatralità del Novecento. Con l’acume intellettuale e la tranquillità di un pensatore abituato a spiegare e a risolvere antinomie, sulla scena, Pasquale De Cristofaro ci rende partecipi dei suoi nitidi principi guida, a cominciare dall’importanza di garantire la reciprocità dello sguardo culturale, seguendo un procedimento che predilige il principio della conoscenza, sottolineando le trasformazioni di linguaggio e valorizzando la funzione dell’attore e del suo corpo. Il libro ha il merito di riesaminare e organizzare alcuni nodi della scena novecentesca, anche se in breve, rimuovendo le rigidità di antecedenti prese di posizione. Le polarità dell’attore e dello spettatore divengono, allora, le entità di un procedimento esemplare, mentre nella difficoltà di coniugare teoria e prassi affiora un modello forte, che prova a risolvere le contraddizioni del procedimento teatrale nelle sue fasi più significative e nella sua incisività. Spesso da quanti praticano responsabilmente e professionalmente un’ arte emerge l’esigenza di un teatro in forma di libro, di una scrittura teorica che si attua, che si mette in scena. Pertanto il compito di un osservatore consapevole è quello di valutare la consistenza e, laddove esistano, i limiti di tale intuizione. Il volumetto, ha il pregio di sciogliere in modo coerente e libero molti dubbi che hanno bloccato finora le riflessioni sulla scena contemporanea su posizioni a volte addirittura fideistiche, aiutando a identificare nel concetto di alterità la funzione di uno spettatore-ospite, in grado di ritrovare nel linguaggio teatrale uno stimolo per cogliere il senso degli avvenimenti e della partecipazione.

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