Rifiuti sotto Piazza della Libertà: “Condannate i fratelli Esposito”

Scritto da , 17 febbraio 2017

di Andrea Pellegrino

Arrivano le richieste di condanna da parte dei pm per i diciassette imputati del processo sui rifiuti dell’ex pastificio Amato interrati nel cantiere di Piazza della Libertà. I pm Polito, Alfano e Valente hanno formalizzato, nel corso dell’udienza di ieri, le loro richieste. Due anni per gli imprenditori Armando ed Enrico Esposito della Esa Costruzioni, finiti anche al centro di altri due procedimenti che riguardano il cantiere di Santa Teresa. Per l’impresa nocerina in liquidazione, invece, c’è la richiesta di ammenda di 103mila euro. Ottantamila, invece, per la Meca srl, accusata di gestire sversatoi illegali. Per gli altri, invece, queste le richieste: un anno e dieci mesi per Gilberto Belcore di Nocera Inferiore (Esa costruzioni); due anni per Paolo Baia (direttore lavori piazza della Libertà); un anno per Mario Califano (imprenditore); due anni per Sergio Delle Femine (direttore lavori nel cantiere del pastificio Amato); un anno per Antonella Iannone (Meca srl); ammenda di 4 mila euro per Nicola Giuseppe Grimaldi; un anno e sei mesi per Antonio Ragusa (funzionario del Comune di Salerno). Vanno in prescrizione i reati ipotizzati per Franco Marrazzo (Gepa costruzioni), Alberto Picentino (Alpi srl), Bruno Picentino (Sarno costruzioni); Pietro Marchesano (Alpi srl, gestore di una cava a Montecorvino Pugliano) e Candida Sansone (Sarno costruzioni), Giuseppe Celentano, Giulio Celentano e Salvatore Costantino. Tra le accuse mosse dai pm, dunque, c’è «l’utilizzo di rifiuti speciali non pericolosi provenienti all’attività di demolizione dell’edificio ex pastificio Amato come riempimento della realizzanda Piazza delle Libertà». Ma non solo, i resti dello storico pastificio sarebbero finiti anche nel sottofondo di una strada interpoderale di Salerno in località Santa Maria del Pungolo. La Esa Costruzioni è stata una delle imprese appaltatrici dei lavori per la realizzazione di Piazza delle Libertà, il cui contratto è stato risolto dal Comune all’indomani di una interdittiva antimafia. Risoluzione contrattuale finita poi al centro di un contenzioso amministrativo che ha dato ragione, poi, al Comune di Salerno. Il 16 marzo, dunque, ci saranno le repliche della difesa.

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