Rifiuti d’oro: Cantone apre l’inchiesta su costi e produttività

Scritto da , 18 settembre 2016
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di Andrea Pellegrino

Le mani di Raffaele Cantone sul sito di compostaggio di Salerno. L’Anac si muove dopo le denunce che sono arrivate dalla precedente giunta regionale, ed in particolare dall’allora presidente Stefano Caldoro e dall’allora assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano. Una corposa denuncia che l’ex assessore regionale avrebbe reiterato anche nei mesi scorsi, portandola anche all’attenzione della Procura della Repubblica e direttamente del procuratore capo Corrado Lembo e della Corte dei Conti. Un caso sollevato anche dal consigliere comunale Roberto Celano che durante la scorsa consiliatura cittadina ha più volte denunciato le anomalie legate alla gestione del sito di compostaggio. Ora l’ex pm Cantone vuole vederci chiaro e soprattutto trovare riscontri in merito a quanto denunciato dagli ex vertici di Palazzo Santa Lucia. Costi, gestione e mancati proventi e mancata produzione di energia, al centro degli esposti. Ma anche la proroga concessa alla Daneco nella gestione dell’impianto. Insomma quello che è stato definito come una eccellenza salernitana potrebbe finire ben presto sotto la lente d’ingrandimento di procura penale e contabile. Nel mentre è già finito sotto i riflettori dell’Anac, che ora attende chiarimenti da Palazzo di Città. Un impianto che fu tappa – insieme al Marina d’Arechi – del premier Matteo Renzi in visita elettorale a Salerno prima delle elezioni regionali che hanno portato, poi, Vincenzo De Luca a Palazzo Santa Lucia. «Se leggiamo ed analizziamo le cifre – affermò il consigliere comunale Roberto Celano durante una seduta del Consiglio comunale – a Salerno paghiamo alla Daneco 155 euro a tonnellata. Mentre la Gesco ne chiede 130 euro a tonnellata. Insomma i cittadini salernitani – sosteneva e sostiene ancora Celano – pagano 25 euro in più il conferimento dell’umido nel sito di compostaggio. Con l’aggravio che si tratta di una struttura pubblica, finanziata da fondi pubblici. Penso che anche in questo caso sia stato compiuto un danno erariale e che i salernitani siano stati danneggiati da ciò». Che fine fanno i proventi che si ricavano e che sono legati all’energia? Perché questa somma non viene iscritta e calcolata in bilancio mentre si contano solo le spese coperte per intero dai contribuenti? Queste le domande alle quali s’attende una risposta da parte degli organi competenti. La denuncia di Giovanni Romano risale al primo aprile 2015 con una integrazione inviata sempre all’attenzione della Procura e Anac il mese successivo. «L’impianto – evidenzia Romano – non sembra assolvere lo scopo per cui è stato finanziato con una somma significativamente più elevata (25 milioni di euro di risorse comunitarie del Por-Fesr 2007-2013) rispetto ad analoghi impianti (la media di mercato per impianti di questa taglia e tipologia si aggira sui 7-9 milioni di euro). I dati del processo di bicompostaggio evidenziano, ad una seppur sommaria analisi, che l’impianto di Salerno non produce compost, non genera energia e non recupera materia. Invece l’impianto produce elevati scarti da smaltire in altri impianti e, di fatto, vanifica le attività di raccolta differenziata effettuate dai cittadini che pur contribuiscono a sostenere i costi della gestione con il pagamento di una elevata tariffa. All’Ati (Daneco impianti srl, Rcm costruzioni srl e Ros roca S.A) che ha realizzato l’impianto e ha gestito in via provvisoria l’impianto per due anni come previsto dal contratto di aggiudicazione, si sarebbe dovuto contestare il cattivo funzionamento del processo di digestione della frazione organica, la conseguente mancata produzione di ammendante di qualità e l’inesistente recupero energetico. Invece, stranamente, il Comune di Salerno non solo non ha avviato una formale procedura di contestazione per inadempimento contrattuale, ma ha pubblicato un bando di gara dal quale si evince che, per cercare di migliorare le prestazioni dell’impianto sono inclusi nel capitolato di gara non meglio specificati “lavori di miglioramento delle prestazioni” che si prevede un sistema di vagliatura del materiale organico oltre ad altre eventuali migliorie per circa 3,5 milioni di euro». «In tal modo – scrive ancora Romano – ai 25 milioni di euro costati per la realizzazione dell’impianto se ne aggiungono altri 3,5 milioni di euro».

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