Ricorsi per le imposte: il paradosso del contributo unificato

Scritto da , 22 febbraio 2016
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Con la Direttiva del Ministero Economia e Finanze n. 2/dgt del 2012 prima e con la legge n. 147/2013 (legge di stabilità del 2014 a decorrere dal gennaio 2014) lo Stato ha stabilito che quando un cittadino vuole impugnare gli accertamenti delle imposte deve pagare un contributo unificato per ogni atto impugnato anche se gli atti si riferiscono alla stessa imposta ma ad anni differenti (come succede per Tarsu, imu, ici etc…). Tali disposizioni sono in contrasto con l’ orientamento quasi costante delle commissioni tributarie di tutta Italia che hanno sempre ritenuto ammissibile il ricorso cumulativo di più accertamenti o cartelle con un unico ricorso e pagando un unico contributo unificato. Ora a pensar male si sbaglia ma, queste norme sembrano poste proprio a favore della Soget, di Equitalia e delle altre società che svolgono analoghi servizi e finalizzate a rendere sconveniente e costoso l’accesso alla giustizia per chi ritenesse erronea una serie di accertamenti o cartelle esattoriali per analoghi motivi. Ricapitolando, l’avvocato che impugna tutti gli accertamenti o cartelle esattoriali con un unico ricorso perché i motivi di impugnazione sono i medesimi e medesime sono le parti, dovrebbe pagare un contributo unificato per ogni atto impugnato e poco importa che l’impugnazione cumulativa sia favorevole per il sistema giudiziario che con un unico procedimento, ed un’ unica sentenza può offrire risposte a più problemi. Gli avvocati di tutta Italia comprendendo l’ingiustizia ed il danno che comportano queste norme per il sistema giudiziario tributario (infatti se si deve pagare più volte il contributo unificato in funzione del numero di atti impugnati, per gli avvocati risulterà conveniente proporre un ricorso per ogni atto cosi da avere molteplici possibilità di condanna alle spese dell’ente accertatore) ed hanno sollevato molteplici questioni di illegittimità costituzionale che ora sono all’esame della Corte. Ciò nonostante l’avvocato Antonio Borrasi dopo aver vinto in primo grado 2 cause contro il Comune di Salerno e la Soget spa, ha scoperto che secondo gli uffici della Commissione Tributaria di Salerno la normativa va interpretata nel senso meno favorevole al ricorrente e dunque, si è visto recapitare 2 inviti a versare la differenza del contributo unificato. Ovviamente avverso tali inviti sarà necessario un ricorso in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale affinchè non divengano definitivi. E’ ovvio che se la Corte Costituzionale dovesse ritenere incostituzionale la pratica di richiedere più volte il versamento del contributo unificato per un unico ricorso, lo Stato perderà decine di cause contro gli avvocati con enorme spreco di risorse il spese legali. Se cosi non fosse però il rischio è ancora maggiore, nel caso Soget di Salerno per esempio (dove la predetta società notifica 5 accertamenti per 5 annualità di tributo ad ogni cittadino come previsto per legge), sarà conveniente proporre molteplici ricorsi e ciò potrebbe portare ancora più in rosso le casse del Comune. Rileva l’avvocato Antonio Borrasi che se lui avesse fatto 5 ricorsi invece di vedersi liquidare 300 eurodi onorati dal comune di Salerno, ne avrebbe ricevuti 1500 semplicemente copiando lo stesso ricorso 5 volte. In pratica esercitare il proprio diritto di difesa contro gli errori delle società di accertamento e riscossione significa entrare in un perverso meccanismo di imposte e ricorsi infiniti con una sostanziale negazione della certezza del diritto ed una sempre maggiore difficoltà di accedere alla giustizia ed in ogni caso a perder soldi sono sempre i cittadini come singoli, come comune e come stato.

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