Ricordo di Tommaso Biamonte

Scritto da , 28 Agosto 2015
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Questa sera alle ore 19, Don Claudio Raimondo, nella chiesa dell’Annunziata, celebrerà una messa in suffragio di uno degli storici rappresentanti del PCI salernitano

 

Di OLGA CHIEFFI

Sono trascorsi cinque anni dalla scomparsa  di Tommaso Biamonte ex Deputato PCI. Questa sera, alle ore 19, Don Claudio Raimondo, guida spirituale della parrocchia della  SS.Annunziata celebrerà la Santa Messa per ricordare la sua figura di uomo buono. E’ stato un combattente della Resistenza, protagonista del movimento contadino, consigliere comunale di Salerno, deputato comunista dal ’68 al ’79, ed anche Sindaco di Amalfi. Con lui è scomparso uno degli ultimi Comunisti, fiero di esserlo, combattente, onesto, irriducibile, generoso nelle battaglie che conduceva. Biamonte, amico e compagno degli Amendola ed in particolare di Pietro Amendola, di Abdon Alinovi, di Antonio Cassese, di Ninì Di Marino, di Peppino Amarante,  apparteneva a quella classe dirigente che ha fondato i grandi partiti di massa a Salerno e in Campania nell’immediato dopoguerra. Tommaso ha, fino alla fine, mantenuto un dialogo aperto con tutti, non  limitandosi mai ad una ricostruzione asettica delle vicende politiche vissute in prima persona, ma continuando viceversa il tentativo di racconto intenso e partecipe del proprio vissuto innanzitutto umano, attraverso un’analisi retrospettiva, non scevra peraltro da nette autocritiche, tenute insieme da curiosità culturale, sensibilità sociale e riflessione politica. “E’ stupefacente – usava dire Tommaso Biamonte – come la cultura gregaria della sinistra che ha smarrito il quadrante della modernità e della conservazione, pensa che l’innovazione sia cedere al pensiero dominante perché non ha un’idea propria del lavoro oggi, delle nuove disuguaglianze del legame, tra modernizzazione, partecipazione e solidarietà”. Il suo spirito critico, la sua carica polemica, la sua conoscenza di tante realtà, lo aiutarono a capire prima di altri e lo condussero a scontrarsi spesso con chi nel movimento comunista restava fermo sulle posizioni più chiuse e aberranti.   L’ultimo suo incarico nella CGIL, dove ha contribuito, con il suo impegno costante, a dar vita a quella serie di conquiste che hanno portato, ad esempio, ad un welfare funzionante, ad un lavoro sicuro, ad una casa ad equo canone. E’ ancora più importante prendere consapevolezza e ricordare il suo operato, sulle tracce di un autore a lui caro quanto ad Enrico Berlinguer, Max Weber  “Il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile”  e di quanto è stato in un periodo, come quello attuale, il cui quadro attuale dipinge scenari fatti di delocalizzazioni ed investimenti che si spostano, di precarietà e compressione dei salari, di una politica fiscale che grava sulle spalle di pensionati e lavoratori dipendenti. Tommaso Biamonte fu tra quelli che, anni fa, ci provò e ci riuscì nonostante le critiche della fronda più rigida ed intellettuale del partito comunista che lo accusò di clientelismo. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, sa quale fosse il suo impegno: senza risparmio, tanto altruista e disinteressato da apparire a volte ingeneroso nel rigore verso se stesso, gli amici e i collaboratori più vicini, essendo guidato da un’etica che anteponeva al privato il superiore interesse generale. Tutto sommato ce n’è quanto basta per giustificare il rimpianto e la nostalgia che provoca il ricordo di personaggi come lui, che caratterizzarono l’età in cui si trovarono a vivere, ed anche per deprecare l’amnesia in cui è caduta la sinistra italiana, che dimostra ben poca memoria della storia antifascista e di quel nucleo storico del comunismo italiano a cui l’Italia deve molta parte della sua libertà e della sua democrazia.

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