Riciclaggio e favori ai clan chiesti 7 anni per Attanasio

Scritto da , 3 Ottobre 2019
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di Pina Ferro

Riciclaggio e favori ai clan e soggetti vicini ad essi. Il pubblico ministero, Vincenzo Senatore, al termine della requisitoria ha chiesto la condanna a sette anni di carcere per l’imprenditore di Pontecagnano Giovanni Attanasio. L’imprenditore ha scelto di essere processato con il rito dell’abbreviato insieme a Sergio La Rocca per il quale la pubblica accusa ha chiesto la pena di 2 anni e dieci mesi, ll collaboratore di giustizia Raffaele Del Pizzo per il quale è stata chiesta l’assoluzione per prescrizione e ad Enrico Bisogni per il quale il pm ha chiesto sei anni. “Un “ufficio di collocamento” per ex detenuti vicini ai clan”. Così il magistrato titolare dell’inchiesta definì il gruppo di società facenti capo aGiovanni Attanasio di Pontecagnano. Il tramite tra il mondo imprenditoriale e quello della malavita sarebbe stato, secondo la Procura, la figura apicale del clan Pecoraro – Renna Enrico Bisogni. A smantellare l’intera organizzazione furono gli uomini della Guardia di Finanza e del Gico di Salerno. Per tutti le accuse furono di associazione finalizzata alla commissione di reati di riciclaggio, di intestazione fittizia di beni, di false attestazioni all’Autorità giudiziaria e di reati tributari. Una rete di circa 30 aziende operanti, prevalentemente, nel settore della somministrazione del lavoro interinale. Attanasio, era riuscito a mettere su le sue società, ricorrendo alla fraudolenta intestazione, attribuzione e trasferimento di beni, valori ed attività economiche. Parte di questo denaro è finito all’estero in società ed investimenti anche all’estero: Danimarca, a Copenaghen, e in Estonia, a Tallin. Venticinque furono le persone ritrovate tra gli assunti del “gruppo Attanasio”, sul cui capo pendono accuse di associazioni a delinquere di stampo camorristico appartenenti al clan PecoraroRenna, Giffoni-Noschese, Sistema Battipaglia, De Feo, Stellato, Panella-D’Agostino e Serino. Nel concreto, Enrico Bisogni, responsabile della Sva – società facente parte del gruppo – procurava falsi attestati di impiego lavorativo presso le imprese di Attanasio a numerosi pregiudicati, destinati a essere prodotti all’autorità giudiziaria al fine di ottenere benefici in sede di esecuzione della pena. La sentenza a fine novembre.Nel collegio difensivo Giovanni Chiarito, Luigi Gargiulo, Silverio Sica, Mario Pastorino e Raffaele Francese.

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