Riciclaggio: arresto bis per Scarano

Scritto da , 22 gennaio 2014

di Viviana De Vita

Avrebbe consentito in modo “sistematico” ai componenti della famiglia di armatori D’Amico, di riciclare milioni di euro frutto di evasione fiscale. Nuovo provvedimento di arresto per Monsignor Nunzio Scarano, già sotto processo per corruzione in concorso con l’ex 007 Giovanni Maria Zito ed il broker Giovanni Carenzio in relazione al tentativo fallito di far rientrare in Italia 20 milioni di euro depositati in Svizzera e riconducibili proprio ai D’Amico. La misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stata notificata ieri all’alto prelato dai militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza diretti dal tenente colonnello Antonello Mancazzo che hanno eseguito l’ordinanza emessa dal Gip del tribunale di Salerno Dolores Zarone su richiesta del sostituto procuratore Elena Guarino. Ai domiciliari è finito anche don Luigi Novi, amico “intimo” del prelato mentre è stato raggiunto dalla sola misura del divieto di esercitare l’attività professionale il notaio salernitano Bruno Frauenfelder (per i primi due il Pm aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, per il terzo la misura dei domiciliari). Respinta la richiesta cautelare a carico della commercialista del prelato Tiziana Cascone che resta indagata a piede libero. Al vaglio degli inquirenti vi è inoltre la posizione di altri 58 soggetti accusati di riciclaggio in concorso e falso in atto pubblico per aver partecipato al sistema delle “finte donazioni” messe in essere dal prelato attraverso la complicità della sua commercialista. Disposto, infine, il sequestro preventivo finalizzato alla successiva confisca di un ingente patrimonio quantificato in circa 6,5 milioni di euro composto da beni immobili e disponibilità liquide rinvenute sui conti correnti del sacerdote. I dettagli dell’operazione sono stati resi noti ieri nel corso di una conferenza stampa presso il comando provinciale della guardia di finanza alla presenza del Procuratore facente funzioni Umberto Zampoli, del sostituto Elena Guarino, titolare del fascicolo, e del dirigente del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, tenente colonnello Antonello Mancazzo. Le certosine indagini delle Fiamme gialle hanno svelato il meccanismo messo in piedi dal prelato, che a breve sarebbe stato nominato arcivescovo, per “ripulire” il danaro sporco, frutto di evasione fiscale, degli armatori Cesare, Paolo, Maurizio e Maria Cristina D’Amico che trasferivano “sistematicamente” e con cadenza quasi giornaliera, ingenti somme di danaro sul conto corrente del prelato acceso presso l’Unicredit di via della Conciliazione a Roma ma soprattutto sul conto corrente acceso presso la banca estera vaticana dello Ior. Tutto quel danaro veniva poi prelavato, per lo più in contanti per centinaia di migliaia di euro, dal monsignore e utilizzato, in parte, per l’acquisto di immobili a Salerno tra cui la lussuosissima abitazione di ben 17 stanze sita in via Romualdo Guarna nel cuore del centro storico, in altra parte in investimenti societari mediante la costituzione di ben tre società immobiliari, in parte attraverso l’acquisto di quadri d’autore, posaterie ed argenterie che impreziosivano poi l’abitazione di via Romualdo Guarna, e in parte riconsegnato ripulito ai titolari. In questa attività di ripulitura di capitali di illecita provenienza, Monsignor Scarano si è avvalso, secondo la tesi degli inquirenti, della fattiva collaborazione del sacerdote don Luigi Noli arrivato al punto di condividere tutto con il prelato compreso il conto corrente, affidandogli così il pieno potere di movimentarlo come credesse. Sarebbe stato proprio don Luigi Noli a favorire le illecite condotte di Scarano contribuendo a ripulire, anche tramite i suoi familiari, il danaro contante ricevuto dal prelato sostituendolo con assegni circolari tratti dai rispettivi conti correnti. Determinante, poi, il ruolo svolto dalla commercialista Tiziana Cascone e dal notaio Bruno Frauelfenderche, attraverso una serie di operazioni finanziarie, avrebbero consentito allo Scarano, di aggirare la normativa antiriciclaggio.

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