Restyling di Villa Rufolo, Amalfitano si difende

Scritto da , 26 Ottobre 2019
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di Andrea Pellegrino

Braccio di ferro tra Felicori e Amalfitano. La Fondazione Ravello torna al centro delle polemiche dopo la sospensione dell’incarico del direttore di Villa Rufolo. Tutto parte dal bando per il restyling dei contenuti multimediali della torre museo di Villa Rufolo. Il bando, pubblicato il 23 agosto scorso dalla direzione di Villa Rufolo, era in scadenza il 24 settembre, con il commissario che ne aveva decretato lo stop. Da qui, poi, la decisione di avviare un provvedimento disciplinare nei confronti di Secondo Amalfitano, direttore di Villa Rufolo, già sindaco di Ravello. L’ultimo atto di una battaglia interna alla Fondazione Ravello, tra l’altro, di recente nel mirino della Corte dei Conti che qualche settimana fa ha inviato i finanzieri per l’acquisizione di atti a seguito di un esposto. Fondazione che è stata commissariata con l’arrivo di Mauro Felicori, ex numero uno della Reggia di Caserta, dopo un periodo turbolento all’interno del consiglio d’indirizzo. Acque agitate, insomma, che si trascinano da parecchio e che prevedono, ora, tempesta. Amalfitano, attraverso l’avvocato Andrea Di Lieto, ha prodotto la sua memoria chiedendo l’annullamento, in autotutela, del provvedimento di sospensione. In pratica, Amalfitano avrebbe smontato tutte le accuse mosse. Secondo il direttore di Villa Rufolo, sia Felicori che il segretario generale della Fondazione (Ermanno Guerra) erano a conoscenza della gara per il restyling dei contenuti multimediali della Torre; tra l’altro – secondo quanto scritto nella memoria – il segretario Guerra era addirittura componente della commissione ed ha partecipato, dunque, ai lavori. Amalfitano rivendica anche la scelta di aver bloccato la proroga del bando, così come richiesto – a quanto pare – dallo stesso Felicori. Lo stesso, che secondo la ricostruzione di Amalfitano, si sarebbe anche rifiutato di concedere a titolo gratuito Villa Rufolo per una mostra con il comando generale dei carabinieri. Quanto all’assenza di coperture rispetto al progetto di restyling, infine, (altro addebito al centro della procedura disciplinare), per l’ex sindaco di Ravello la somma era iscritta in bilancio. Tra l’altro, un obbligo di legge imporrebbe un finanziamento di almeno 100mila euro all’anno per le attività della Torre di Villa Rufolo, di proprietà del ministero e dell’Ept e gestita dalla Fondazione. Per ora Amalfitano, così come si legge sul suo profilo social, si impone il silenzio: «Legato – scrive – all’obbligo di segretezza e riserbo che il buon senso prima della legge mi impongono. Senza violare alcuna legge – prosegue – posso solo ringraziare l’infinità di persone che mi stanno sostenendo in questi giorni».

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